4 foto in croce – golgota

4 foto in croce di Lorenzo Nardis dalla prima presentazione di golgota.
Desidero ringraziare Enrico Macioci, che ha moderato l’incontro, per la disponibilità, per l’attenzione  e  le parole di stima rivolte al mio lavoro. Ringrazio la libreria Polarville, nelle persone di Giuliano e Luna. Gianna e Passeri per il catering. E ancora tutti voi per essere intervenuti. Non potevo aspettarmi di meglio.

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Presidenziali: pensieri e movimenti (il)logici, (in)volontari

Sandro-Pertini

Alla prima tornata si sfalda tutto.
Non siamo mai stati gemelli, e ti sorprendi?
I movimenti sono troppo (il)logici per essere anche (in)volontari.

Scegliere il proprio papà non è mai stato difficile.
Farlo, invece, comporta alcune difficoltà.

Veronica Lario e Rocco Siffredi portano una brezza di freschezza.
Novità di calcio.

Certo che non si può raggiungere il cuore.
Il corpo è così smembrato.

Alla seconda tornata.
Il bianco non è un colore, è un gesto chiaro.

Cosa si evince da tutto questo?

Baffetti bipartizan stanno dietro al forte e gentile abruzzese.

Il sindaco rinnova l’aria chiudendo la porta.

Una donna no, che ci rappresenta.

Il movimento è costituzionalista, che volgarità.

L’abonimio è l’autoreferenzialità.

Dici “politica” e risponde il mobilio, denti stretti nella gommapiuma.

Si evince, vincerà l’unico vincitore esistente.
L’artefice del ricatto. Sempre.
A scacchi vince sempre il pedone piccolo.
Non si nota e si fa regina in fondo al quadrato.

I quadranti sono tutti spostati.
La destra è estrema.
La sinistra è destra.
L’estremità sinistra è moderata.
I cani sciolti portano solo la rabbia.

Non è che ci sarebbe un Pertini ancora vivo?

I movimenti sono troppo (il)logici per essere anche (in)volontari.

Parkinson sarebbe un buon Presidente della Repubblica.
Al limite Huntington.

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18/04/2013

Chiappanuvoli

L’A.qui.la: 06.04.2013

 (più di questo non ha senso dire. CNL)

roma-aquila-26

Problema:

le

pa

ro

stro-nze mi coz-zano

du.re la go.la sali.va

scen

deva

le,

no, non h

anno

qua-rto

+

1

s-e-n-s-o:

tu

tto spezz

ato

dir.ti

«tuttoèpersoanimamia»

no, non de

vo

di

re che la col-pa è

l’oro

no-

-stra vo-

-stra-dire è che

abbi.amo ave.te h

anno –

qua-rto a.ncora –

1 a

libi e

no, non ci de

v’ess-er q.ui per

dono.

Ve

di gli assi

omi:

IN-CAPA-CITÀ

DE-RE-SPONSA-BILITÀ

EGO-ISMO

MIS-ERIA

: è

inuti

le ricostru

ire 1

cit

tà se esse

ri u-mani man

cano.

Soluzione:

ba

da-be

ne pri-ma puri

ficati po

i puri

fica

ter-ra ar-ia car-ne san-gue

«degna la casa

degna la città

muori per lei

uccidi se devi»

al.tro

no, non è che

gue

rra d’ar-mi per civil

tà palin

genetica apoca

littica trucu

lenta qua-nto ba

sta il sacri

ficio il

tuo il

l’oro:

no, non

chiede-re,

con

quista!

è

violenza

l’u-ni-ca

pa

ro

rima

sta inte

ra

la.

Là.

05/04/2013

Chiappanuvoli

golgota – 3 poesie

illustrazione di Antonio de Paolis

illustrazione di Antonio de Paolis

dal primo paragrafo padre

il chiodo è tratto

 

il chiodo è tratto

aspetta il legno
lo scalpello e la sgorbia
la falsa squadra
senza misure

padre
l’abbiamo creduto

schegge le mani
tra i denti

il pane s’allaga
di papaveri nel grano

«tutto ciò non è che l’inizio
delle sofferenze» (1)

popolo contro popolo
regno contro regno

ovunque carestie
pestilenze e terremoti

sorgeranno falsi messia
e falsi profeti
faranno grandi miracoli
e prodigi

da indurre in errore
anche gli eletti (2)

«non ci credete» –

non è mai stato un conto alla rovescia e mai lo sarà sempre sarà la rovescia del conto che è sempre stato –

«non passerà
questa generazione» (3)

schegge spezzettate
da ricongiungere a terra

«vigilate»

il chiodo è tratto

non resta che un mare di spine
da infilare nel cranio

«vigilate, dunque,
poiché non sapete
né il giorno né l’ora» (4)

il cielo e le falsità passeranno,
ma le mie parole non passeranno (5)

(1) La Bibbia, nuovissima versione dai testi originali, Ed. Paoline, Milano, 1991. Cit. Vangelo secondo Matteo 24, 8.
(2) Rif. libero, Mt 24, 24
(3) Cit. Mt 24, 34.
(4) Cit. Mt 25, 13.
(5) Cit. Mt 24, 35.

sinedrio

la luce
filtra dalle finestre
illumina

lo spazio vuoto
del sinedrio

il potere

non politica
ma paura

il trono è vuoto

le chiavi
incrociate a sigillo

chi vede
non vede

chi ricorda
non ricorda

chi crede
non crede

«il figlio dell’uomo
seduto alla destra della potenza
sparire sotto le nubi della terra» (1)

uno sputo sulla faccia
la bestemmia

io sono dio –

la vita eterna non è nel potere di dio il potere mio è nella vita terrena –

distruggerò
questo tempio non fatto
da mani d’uomo

in tre giorni

ne ricostruirò
un altro fatto
da mani d’uomo (2)

filtra la luce
su tutte le cose

l’abito bianco del caifa
non è mai è stato candido

«conviene che muoia il popolo per un solo uomo» (3)

(1) Rif. libero, Mc 14, 62.
(2) Rif. libero, Mc 14, 58.
(3) Rif. libero, Gv 18, 14.

la corona di spine

cola i tuoi morti
sudali ora

anche se il sangue
le dita scivola appena

colali ancora
con tutte le spine

cacciali a forza
dentro la carne

dentro nel petto
nel mezzo
tormento
picchia la testa

la folla si appende
tutta s’accalca
per piantare le spine (1)

sputami ancora

fa presto a vestire
il manto scarlatto

la festa regale
non dura una vita

bevi il tuo sangue
attendi rugiada

saluta anche tu
«il re dei plebei» –

recintati tutti attorno alle teste da corone di spine le spine delle corone recintano tutti dentro le teste –

cola il tuo sangue
e bevilo ora

dio è un assassino
tu figlio sei suo padre

nessuna corona
ti renderà
il tuo impero

già brucia

la corona del re
non ha più le spine.

(1) Incoronazione di spine, Tiziano (1542-1543), Musée du Louvre, Parigi.

http://www.zonacontemporanea.it/golgota.htm

Chiappanuvoli

Riempire gli spazi tra un brandello e l’altro.

Sto cercando di capirci qualcosa, ecco quindi che prendo brandelli di esistenza a destra e a manca. Un dente. Un’umiliazione. Un bicchiere di whisky frantumato che goccia dal bancone sulla mia scarpa. La mia idea di felicità, che in quanto idea dovrebbe essere distrutta e seppellita e falciata ogni volta che, in piccolissime foglie, ritorna fuori. Una colpa e pure un errore. I corpi vivi che mi sono attorno, qualcuno li chiama amici. La distruzione quotidiana che opero con le parole. L’opera difficilissima che sto scrivendo in questi giorni e che solo nel pieno della mia incoscienza riesco a scrivere. Un roba già scritta che a breve dovrò giustificare perché l’ho scritta. Cerco di rimettere in ordine, insomma, tutto il fardello accatastato di recente. Deve pur esserci un senso, che però sembra smarrito. Paradossi, mondi nascosti. Roba persa nei meandri della mente, mente che si difende e dimentica, perché per essere devi finire, e solo finendo i pensieri già pensati, nascondendo i ricordi, riesci ora a finire i momenti che credi di vivere. La vita. Ah! Questo tempo incalcolabile che spendiamo a fare cose, a caratterizzarci, a trovare un senso, appunto, o ad accettarne uno già dato. Nell’inconsistenza più totale. Eppure, progrediamo in complessità, artificialità e tecnologia (tékhne-loghìa: discorso sull’arte, saper fare, oggi, tecnica), ma rimaniamo attaccati a pensieri e credenze vecchie come il cucco. Un po’ quello che sto facendo ora: costruisco un senso, sulla base di altre certezze. Brandelli campati su altri brandelli. In fondo la nostra vita corrisponde a questo: dare un senso alle cose. Mettere insieme i brandelli per capirci qualcosa. E dove i brandelli sono troppo distanti o troppo sfaldati, compenso con la mia capacità intellettiva, intuitiva, culturale, sociale, blablabla. [...]

Ecco è questo il problema. E lo realizzo ora come già lo avevo realizzato tante altre volte, e anche oggi, come in quelle altre volte, realizzo questo pensiero solo in un secondo momento. Tardivamente. È difficilissimo tenerlo stretto tra le meningi. Dunque. C’è troppo spazio vuoto tra cosa e cosa, tra pensiero e pensiero, tra persona e persona, tra arte e arte, tra cultura e cultura, e via dicendo. Racimolando i brandelli, questo spazio non si colma, non si colma mai del tutto. Nichilista! No, non direi. Lo chiamerei bisogno di consapevolezza. Non capirò mai tutto, perfettamente, fino in fondo. Mettendo insieme brandelli di cose che mi paiono reali, non costruirò mai una verità. Sono immerso in uno spazio atomico. Palline che ruotano di qua e di là alla velocità della luce. Non esistono nuclei stabili, fissi, certi. Fisica quantistica ancora più quantistica di quanto potrei mai immaginare. Devo comunque mettere insieme i pezzi. Lo devo fare. È un istinto. E ho degli strumenti per farlo. È tutto ciò che debbo fare in questo momento, in questo preciso istante per essere vivo. C’è da tenere a mente solo una cosa, che l’istante dopo, però, è un’esistenza nuova. Altri brandelli, con altri spazi da riempire. È così. L’universo e la materia sono spazi vuoti. Io sono uno spazio vuoto fatto di brandelli a infinita distanza l’uno dall’altro. Devo ricordarlo prima, la prossima volta. Ci vuole consapevolezza.

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02/03/2013

Chiappanuvoli