L’A.qui.la: 06.04.2013

 (più di questo non ha senso dire. CNL)

roma-aquila-26

Problema:

le

pa

ro

stro-nze mi coz-zano

du.re la go.la sali.va

scen

deva

le,

no, non h

anno

qua-rto

+

1

s-e-n-s-o:

tu

tto spezz

ato

dir.ti

«tuttoèpersoanimamia»

no, non de

vo

di

re che la col-pa è

l’oro

no-

-stra vo-

-stra-dire è che

abbi.amo ave.te h

anno –

qua-rto a.ncora –

1 a

libi e

no, non ci de

v’ess-er q.ui per

dono.

Ve

di gli assi

omi:

IN-CAPA-CITÀ

DE-RE-SPONSA-BILITÀ

EGO-ISMO

MIS-ERIA

: è

inuti

le ricostru

ire 1

cit

tà se esse

ri u-mani man

cano.

Soluzione:

ba

da-be

ne pri-ma puri

ficati po

i puri

fica

ter-ra ar-ia car-ne san-gue

«degna la casa

degna la città

muori per lei

uccidi se devi»

al.tro

no, non è che

gue

rra d’ar-mi per civil

tà palin

genetica apoca

littica trucu

lenta qua-nto ba

sta il sacri

ficio il

tuo il

l’oro:

no, non

chiede-re,

con

quista!

è

violenza

l’u-ni-ca

pa

ro

rima

sta inte

ra

la.

Là.

05/04/2013

Chiappanuvoli

Sto recuperando punti…

«Sto recuperando punti.
Sono il più grande statista del mondo.»

Toglietemi di dosso sto cane che puzza.

«2 punti, 1,7, non me frega proprio un cazzo,
sono in gara, posso farcela!»

La mano che salva l’altra mano
è sempre, sempre attaccata a un singolo corpo.
Ogni singolo corpo beve alla mia tetta.

«Mi avevate dato per morto.
La morte la dà solo Dio.
Ditemi un po’, chi credete che sia Dio?»

Le mie promesse di marinaio
valgono più dei vostri programmi
annacquati.

«Vincerò proprio perché sono
come voi, anche io sbaglio,
che stupido che sono, pensare
che per anni ho dato lavoro a Giorgio
Mastrota…»

09/02/2013

Chiappanuvoli

Morso >

Hai mai morso la carne
di un tuo simile
fino a strapparla? >

Assaporato assieme al sangue
il sapore apoptotico
delle lamine cellulari
che si infrangono silenziose
contro le tue tese pareti cutanee >
concimato di zolfo
la tua gola fruttata
trapassando pavimentazioni granulose >
misto i batteri dei tuoi canini
che le poliedriche imperfezioni
lamellate dello strato spinoso squarciato >
inzaccherato la mucosa foliale
nell’ultimo baluardo cheratinoso
e riempito i tuoi calici gustativi
di cubiche giunzioni basali? >

Asciugato le labbra
di rubino plasmatico sul polso
e sorriso l’altero ematocrito
sul viso alterato
del sapiente tassonomizzato di turno? >

Allora non sei vivo.

09.01.2013

Chiappanuvoli

Silenziosità (Industries of the Blind – music)

 

 

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Silenziosità

Già
increspata
silenziosità metastatica
pare
un’inesistenza mai vissuta
e raggrinzisce
la pelle dentro al corpo
carta
bruciata un poco appena
il nero non esiste
permane
cenere dinamica.

28/12/2012

Chiappanuvoli

Industries of the Blind - The Lights Weren’t That Bright, But Our Eyes Were So Tired

Miliardi – Agli aghi di Roio

Miliardi

Agli aghi di Roio

foto di Giulia Pignataro

Miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di aghi
uno strato setoso, così denso, scrocchiante,
millenni di strati
sempre tutti uguali,
aghi ancora accoppiati
congiunti come la V che fa donna,
aghi tronchi solitari
come uomini alla ricerca;
miliardi di miliardi di miliardi di aghi stanno a bruciare.

Bruciano in un lampo
come figli di Hiroshima,
tanti occhi fini tutti in fila
che guardano e guardano e vi guardano
dalla testa ai piedi:
«non ridi, perché voi non ridete?»

«Vi piangono gli occhi
solo di fumo, non vedete?»

Respirando un sospiro tossico.

«Avesse ragione il piromane?
Ce l’avesse solo lui?»

«Quella sua solitudine tanto simile alla solitudine
di questa spinosa moltitudine».

Tossire. «Akhkga!! Aakhahg!!»

«Voi non vi curate più di noi»

«Voi dimenticate troppo facilmente
che non siete fatti per camminare sul marmo»

«Voi, infilati come siete per le teste,
non sentite più il nostro dolore nelle mani»

«Noi ardiamo
bruciamo di solitudine»

«Quella, non è cattiveria quella dell’uomo solo»

«Lui
ci ha accesso
per riaccendervi»

«Come Hiroshima»

«Ne resta traccia solo nel dolore dell’assenza»

«Cosa sono quegli occhi vostri ora?»

«Gocce di fumo»

«Torneremo a miliardi,
a miliardi di miliardi di miliardi,
e voi
ci avrete già dimenticato».

06/08/2012

Chiappanuvoli

 

 

 

 

Tornare a Sarajevo (Codes in the Clouds – Where Dirt meets Water)

Vorrei tornare a quando tutto quel sangue aveva un senso.
Vorrei tornare a Sarajevo. A quei grappoli spiaccicati a terra. Alle schegge nel petto.
A quando dovevamo evitare i proiettili e non le parole.
Vorrei tornare alle contrattazioni del mercato, a quel vocio inutile per qualche marco in meno. Vorrei tornare.
Il valore del denaro più vicino alla vita. Una carriola di banconote per un pezzetto di carne.
Vorrei tornare a nascondermi dietro ai tram per attraversare la strada. La strada aveva una direzione, devo andare da qui a lì, non come ora che si ciondola sotto il cielo azzurro.
Vorrei ucciderti e seppellirti ancora dentro ai giardini pubblici, e poi ancora e ancora e salutarti il giorno seguente.
Vorrei sentirmi a casa dentro alla stanza più interna dell’appartamento. Tappare i buchi con quello che trovi. Ricordare perché la città ha tutti quei buchi e anche io.
Vorrei sacrificarmi perché tu possa mangiare un po’ di verza macchiata del sangue del mio sangue.
Vorrei stare attento a schivare quello che cade dal cielo. Riassaporare la paura dalle montagne tutto intorno.
Vorrei sentirmi in trappola e profondamente vivo. Appeso per il collo al cordone dell’assedio.
Vorrei bere la neve sciolta e dissetarmi lì all’angolo, davanti la moschea.

Vorrei tornare a Sarajevo.

Vorrei fare ancora la guerra con te.

Vorrei vent’anni tutti dentro uno sbadiglio.

Vorrei fare incontrare lo sporco con l’acqua.

Vorrei tornare a sognare la pace, invece di sognare tutte le notti la guerra.

Vorrei illudermi di non essere dovuto fuggire attraverso quel tunnel di merda segreto.
Vorrei illudermi. Di avere ancora bisogno della guerra, della fame, del freddo, dell’ignoranza, delle incomprensioni. Di strategia.
Vorrei illudermi di aver ancora bisogno del male che ci facevamo.
Quella Sarajevo lì, la chiamavo inferno e casa.
Quella Sarajevo lì mi dava un senso che oggi non ricordo più, ma che resta come i petali di rosa sulla mia pelle.

Vorrei tornare a quella Sarajevo lì. Ignorando le bombe. Ignorando la morte. Ignorando che ti ho ucciso perché la guerra questo fa, uccide.

Vorrei illudermi di poter tornare, anche se Sarajevo non esiste più.

Perché Sarajevo era di cartapesta. Sarajevo era un teatro bruciato.

Sarajevo ha ancora buchi alle pareti grossi come abbracci.

Sarajevo non era più una casa. E non lo è mai stata.
Sarajevo non era più inferno di quanto non lo sia oggi l’inferno in cui vivo.
C’erano solo molti più proiettili vaganti, solo molte più bombe.

Lo sporco non si pulisce con l’acqua. Lo sporco incontra l’acqua solo a piccole gocce.

-

24/07/2012

Chiappanuvoli

Letteralmente Blu (The Calm Blue Sea – Literal)

Literal (testo e traduzione)

-

I haven’t dreamed,
even in darkness,
sides split with ease,
when you’re just talking,
(line of gibberish),
you were so literal.

-

Non ho sognato,
neanche al buio,
i lati divisi con facilità,
quando stai solo parlando,
(la linea dell’incomprensibile),
eri così letterale.

-

Herpes a grandi respiri
davanti striature blu
pioggia d’alberi scorreva

lingue di labbra addormentate

lucegrafia mnemonico-oculare

inchini di capolino melanconici
tutto quello non era dritto
sottomesso – regole ipertrofiche

blu

gareggiano ancora le gocce sul vetro
a chi muore prima
letteralmente

come se
l’acqua potesse morire

tra il tuo riposo e la mia guida non più che un pugno di marce

letteralmente sentivo

il limite massimo dell’incomprensibile

la macchina era solo un profondo mare blu

eri così letterale
nel fondo buio blu
sogno ancora.

-

21/06/2012

Chiappanuvoli

Pietà

Pietà

A Roberto Bonura

Roberto – foto di Andrea Mancini

1.

Se ti guardo negli occhi
in alto da qui
grondo di sangue

se guardo
oltre le spine

vedo la madre
vedo un corpo maculato
vedo preghiere
fontane infilzate

lacrime impresse a fuoco
nella pelle

un sorriso
che mai più rivedrò

padre mio, mai più rivedrò –

la poesia non salva nessun uomo nessun uomo è salvato dalla poesia –

se ti guardo negli occhi
non vedo alcun padre

infinite schiere di figli
e figli che saranno per sempre

«tu che sei figlio di dio,
scendi giù dalla croce»

«ha salvato gli altri,
non può salvare se stesso»

Se ti guardo negli occhi
ora
vedo che eri vicino a dio
più di tanti e tanti altri
covato nel ventre
come un dono per noi

se ti guardo guardare
non vedo più i tuoi occhi

ma so che non pregasti:
«dio mio, dio mio, perché mi hai abbandonato?»
mai.

2.

Da un abbraccio
l’abbraccio

braccia crocifisse
stringono solo
chiodi le mani

la madre ti aspetta

nel regno del padre
non c’è più pietà

«ricordati di me
quando sarai nel grembo»

«in verità ti dico:
non c’è nessun paradiso»

il ferro nel marmo
nessun’onda
ci ridarà la tua arte –

nessuna anima è salvata dalle sacre scritture le scritture sono solo poesie e la poesia non salva  il corpo di nessuno –

il tuo corpo ora è marmo
e noi non siamo che poeti

la pietà è l’abbraccio
che non meritiamo

la distanza siderale
tra le nostre braccia
avvicina

la verità alla morte.

3.

Inesauribili
raggi di sole

prima
che il cielo scurì
la terra tremò
si spaccarono le rocce

il velo del tempio
si squarciò
e l’adito ci fu
alla nostra casa

penetra luce
piovono lacrime –

per riavere ciò che sei la terra ti mangia non ti lascia niente niente siamo che la terra sfami riaverci è tutto ciò che è –

ora siamo
tutte le tue macchie

l’ombra apre voragini
che colmeremo di ricordi

la poesia
non spezza la croce

noi restiamo
a spartirci
le tue vesti
tirandole a sorte

così figlio
la tua profezia fu avverata:

«vieni però a prendermi, sarò lieto di essere accolto nel tuo ventre*».

21/05/2012

[* cit. di Roberto Bonura]

Chiappanuvoli

Madido (+ Lili Refrain “Ipnotica”)

Un chiodo finissimo
schizzo l’altra sponda

un chiodo piantato
al centro di un uragano

gocce
più che di acqua
nel centro del petto

sprofondo

è
irrefrenabile (quasi) dogma (assoluto)
avanza
la verità boreale

merletti candidi
sul cuscino di mandorlo
come sterili colombe –

non c’è più lo spazio di un tempo nello spazio del tempo –

la porta si è aperta
la stanza è vuota

18/05/2012

Sfondanuvoli

Sopra di me (foto A. Mancini)

Sopra di me

A una bambina che ora ha 5 anni.

foto di Andrea Mancini

Placida e riversa
questa mattina di – versi
.                             glicini rossi
.                             sulla mia pancia –

un giorno che non c’è mai stato – canaglia
.                                                  il nostro tempo –

non ne ho memoria nella mente
è più come una – voglia
.                          indelebile
.                          qui, sullo stomaco –

assenza oggi che non è più quel giorno
la parvenza di non essere mai – nata –

stata
tra petali rossi
e budella

come dentro una madre – sotto
.                                       la sua pancia –

che mi protegge
ma io
non ne ho – certezza
.                  solo assenza,
.                  la sua? –

ricordo.

08/05/2012

Chiappanuvoli