Piccola luna

Una notte come tante altre, forse dal cielo un poco più limpido, un ragazzo di quindici anni pensò che avesse qualcosa da dire. Non sapeva ancora bene a chi volesse indirizzare le sue parole, se ad un’immaginaria ragazza, se al mondo intero o se semplicemente a se stesso. Prese il quaderno buono, quello dalla copertina più bella, e iniziò a scrivere: “Piccola luna mia…”. Era il 27 novembre 1996. Nella sua mente si accavallarono immagini che cercò di districare meglio che potesse. La poesia per lui, in quel momento, era tutta racchiusa nella magica libertà della licenza poetica.


Così, quasi 13 anni fa, tutto iniziò molto ingenuamente così:

PICCOLA LUNA


Piccola luna mia

perché non ti incontro mai?

Tu,

bianca nel cielo notturno,

riesci con la tua candida luce

a schiarire il mio cuore.

Io, sole,

non ti vedo mai

e non ti tocco mai.

Forte della mia luce,

illumino tutto il mondo

e riscaldo gli esseri viventi;

eppur ho bisogno di te,

sono solo

nell’universo vuoto e buio.

Non sono io,

ma sei tu a darmi la luce.

A quanto sembra.

Perché non riesco

a parlarti,

a guardarti fisso negli occhi?

Siamo troppo lontani…

Io da una parte,

tu dall’altra,

cerco di avvicinarmi

ma mi sfuggi

sempre.

Ma quando cazzo

arriverà la nostra eclissi?!


27, Novembre 1996


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