Andrada

Tutto è racchiuso in un cercar,
cercar di mettere al corrente
tramite gli occhi comunque,
stando in equilibrio su tacchi
a spillo trasparenti.

Il dolore allo stomaco ricorda
la realtà della vita, così che
questa sera, non ti smarrisci
tra fumo e mani adulanti, ma,
ma cerchi, stasera cerchi.

L’odore di questi uomini è
come quello del denaro,
vago, asettico, ma necessario:
tutto diverso ora, che dolce senti
nel profondo il suo profumo, per te.

Non puoi ignorarlo, quindi ti lasci
alle tue solite provocazioni privé,
ad altre labbra ed altre mani vicine,
sul tuo collo e sulle ginocchia fredde,
un suo dito tra la folla sarebbe vita.

Ma questa notte no, nulla che abbia ali.

Mia madre ha viaggiato a lungo per me.

Questa ristretta libertà m’ingabbia il cuore.

Adoravo la fatica della ginnastica artistica.

21 anni, il primo di gennaio, sorriderò?

Vorrei le tue braccia più del mio
stesso corpo.
Perché.
Resterei estasi.
Se solo mi amassi.

28/12/’07

Musica da ascoltare a volume basso, mentre si legge.

Alibi d’alito

Si ricopre di maculata muffa
come una parete d’umida coscienza,
solo tempo che gocciola
da marroni tubature logore.

Logori gli scantinati del mio corpo.

Poi ci guardiamo
e un paradisiaco angolo di mondo
verde ci calma,
inondandoci come vermi.

Hai
grossi ingranaggi che tremano,
folti boschi inumiditi
che cantano
echi profondi di foglie fresche.

Non è alba non è meriggio,
è il peggio
il silenzio.

Alibi d’alito
che appanna l’inesistenza
dell’esistenza
del mio uomo.

22/5/’05