Alibi d’alito

Si ricopre di maculata muffa
come una parete d’umida coscienza,
solo tempo che gocciola
da marroni tubature logore.

Logori gli scantinati del mio corpo.

Poi ci guardiamo
e un paradisiaco angolo di mondo
verde ci calma,
inondandoci come vermi.

Hai
grossi ingranaggi che tremano,
folti boschi inumiditi
che cantano
echi profondi di foglie fresche.

Non è alba non è meriggio,
è il peggio
il silenzio.

Alibi d’alito
che appanna l’inesistenza
dell’esistenza
del mio uomo.

22/5/’05

 

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