La gente s’ammazza

La gente s’ammazza
io muoio ai loro piedi,
ho sgranati occhi
increduli schizzi di vene
da lasciar al vuoto
opprimente sul ventre
per un proiettile che squassa il capo
– s’apre così come un limone –
nulla non esce che non sia paura.

Semi di ragione speranza e cuore
non giacciono nel nostro sacco,
padre
tu, che le tue discendenze
e le tue menzogne,
ci riversi addosso
sul nostro abito lindo
di sospensione.

Libera l’ignoranza dal peso della verità.
E la gente s’ammazza
e la verità non esiste.

Può solo essere dimenticata,
la verità,
o sognata.
Uguali destini.

Io no.
Che posso solo essere vittima
o folle carnefice,
scelgo l’Uomo. Pur putrido
e giallo
di forti odori e bruciature.

Cieco spero sia, tu Padre,
io lo diventerò osservando
osservato
osservata
la morte
della tua gente.

E prima che finisca
d’esser,
che mai sarò,
già stante dimenticato sono
e dimentico di verità
e me stesso.

Sarò gente che s’ammazza.

22/1/’05

Musica dopo la poesia

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