La nera bile + I luv the valley oh

A volte girano dei giorni in cui sei terribilemente incazzato. Cumuli, accumuli di vera e propria merda, non solo lungo i marciapiedi ma persino nel mezzo della strada, talmente tanta da ostruire il passaggio. Non è la merda che fa rabbia, lei esiste, è sempre esistita, quanto l’indifferenza, l’atarassia delle persone che, tutt’al più si limitano ad evitarla, per quanto possono. Prima o poi, però, ti inonda, ci inonda. Qui a L’Aquila è arrivata al collo.

Questa poesia è solo un gioco di parole. L’atto poetico è racchiuso tutto nel gioco, nel gioco delle parole. Effetto che nasconde un altro gioco, più complesso e meno visibile, quello dei pensieri: loro sì, abili giocolieri ammalianti. E tutto questo fa rabbia, mi fa rabbia, mi ha sempre fatto rabbia, almeno, da quando ho scoperto il giochetto. Il messaggio non è così complesso come potrebbe sembrare. Le parole come i pensieri si compongono e decompongono. D’importante non nascondervisi dietro, e poi perdersi. Oggi, qui, nella mia città, riemerge, assieme alla merda, quella sensazione, quelle bile, mista parole e pensieri vuoti.

La nera bile

Sono un indolente
dolente,
la carie
d’un dente.

“Tre mendi canti
in cammino
tre manti
osannano
nei menti
tre canti.”

Obliscente obliquità
su tolta posta
dal tum-tum-ulo
del
pensi e rode con posto
ponibile

nera bile!


17/5/’04

Da ascoltare con calma, giusto dopo la lettura:

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