Necessaria & Sufficiente

Sono in stato di quasi completa confusione. Ho troppe cose da dire, da fare, da vedere, da pensare addirittura. Sento che questa esperienza mi sta consumando la vita, finalmente. L’aria mi invade i polmoni, gli occhi spesso mi dolgono e sono sempre stanchi. Osservo che persino la mia pelle pare cambiata, più dura, ispessita. Alle dieci di sera già sprofonderei nel letto. Ma mi sento vivo, forte, sereno. Come che avessi la certezza che, in questi tre mesi, so quel che sto facendo. Parole ardite, forse troppo. Però anche appollaiarsi in un angolo di questa immensa casa vuota e crogiolarsi di questo pensiero, mi basta; una condizione necessaria e sufficiente inalienabile.

Che cosa sto facendo dunque? Cosa mi produce questo stato d’animo idilliaco? Me lo chiedo anche io. [Intanto mando un po’ di musica e ci penso. Cavolo, ITunes e la Apple non me la raccontano giusta…è partita New Years End dei God is an Astronaut. C’è il sound che respiro quotidianamente, oltre l’immensa realtà del titolo] Questo meta-ragionamento prevede uno sforzo non da poco. C’è bisogno di pensare a come ho passato gli ultimi mesi a L’Aquila. I discorsi fatti con Fede, non da ultimo quelli dei giorni scorsi. Una corda per calarsi piano dentro di me stesso. Una torcia per vedere. Una birra Gallo (Tradicion y Orgullo de Guatemala, famosa desde 1896) che apro subito. AAAAHHHHHHHH!!!!……. C’è bisogno di concentrazione, che, spero, dopo tutta questa introduzione sia finalmente al punto giusto.

Compiute tutte queste azioni, posso ben dire che non sto facendo poi molto, non è decisivo ogni passo in aventi che compio. Lo può essere in senso relativo, ma non in assoluto. Il mio essere qui non cambierà lo scorrere delle stagioni certo, ma neanche il corso del mondo, e, credo, neanche il corso della mia vita. In questo preciso istante sono immerso, sono radicato, sto in una semplice stagione della mia breve, esigua esistenza. Roba da restare paralizzati! Se durante un’esperienza così, guardandomi dentro, osservo la vacuità dell’essere, del mio essere, ci si potrebbe anche preoccupare. Ma non è del tutto così come pare. Torna la follia, torna l’egoismo, torna il sentimento da dare man forte al pensiero. Ebbene, metaforicamente parlando, io, Chiappanuvoli, sono impegnato in un’immane impresa, come tutti gli esseri umani del resto, spostare un granello di sabbia nel deserto, o anche sorseggiare una goccia di acqua salata dell’oceano Atlantico o Pacifico (qui in Guatemala posso scegliere).

Fuor di metafora significa che sto vivendo, e vivendo in assoluto il tempo, la sorte dell’essere qui ed ora. Prima e dopo, domani e ieri, non esistono più, perdono il significato, e con esso tutte i meccanismi logorroici che applichiamo quotidianamente alle nostre esistenze. Il presente diventa un’essenza preziosa, la più preziosa di tutte. Di cosa sto parlando? Forse c’è bisogno di esempi, non so quanto riesco ad essere comunicativo da dentro me stesso. Il sesso, anzi, meglio ancora, l’orgasmo. Il primo sguardo che si getta sul proprio figlio. La morte davanti agli occhi, in prima persona, la propria o quella altrui. Un’opera d’arte che ci colpisce. La fame più nera, quella che ti fa fare follie. I secondi interminabili di un terremoto, oppure. Un dolore o una gioia improvvisa che, al contempo, posso essere per il nostro animo laceranti. Parlo di quei momenti, momenti assoluti, che non contemplano il tempo, la logica, le regole, i significati, le parole stesse. Parlo degli assoluti di cui, in realtà, è fatta ogni vita vita umana. Momenti, pochi, esigui in numero, che però inseguiamo inconsciamente dal primo momento che iniziamo a prender forma dentro la pancia di una donna. Momenti, barlumi di momenti, impressioni, flash, gocce o granelli.

La domanda ora la pongo io. Siamo tutti capaci di comprendere, di afferrare, ci cogliere, di sentire questi momenti? E, una volta agguantati, riusciamo ad tenerli stretti il tempo di un pensiero compiuto, con capo e coda? Certo non è possibile tenerli con sé per un periodo di tre mesi, ma, forse, l’importante è solo riconoscere la loro importanza, la loro essenza vitale, o dovremmo arrenderci alla realtà fattiva di essere solo numeri, o corpi, o persone, o figli di Dio con un ruolo ed una missione del tutto incomprensibili. Sorrido, alla fine. Tendendo i tendini fino al dolore estremo, so che esisto, che del mio chiappare le nuvole resta una piccola infinitesima particella di vapore, che è tutto ciò che siamo.

[Ecco ancora una volta ITunes a darmi una mano per spiegarmi meglio, per esprimere meglio. Lives dei Modest Mouse]

If you could be anything you want
I bet you’d be disappointed, am I right?
No one really knows the ones they love
If you knew everything they thought
I bet that you’d wish that they’d just shut up
Well, you were the dull sound of sharp math
When you were alive
No ones gonna play the harp when you die
And if I had a nickel for every damn dime
I’d have half the time, do you mind?
Everyone’s afraid of their own lives
If you could be anything you want
I bet you’d be disappointed, am I right?
Am I right? And it’s our lives
It’s hard to remember, it’s hard to remember
We’re alive for the first time
It’s hard to remember were alive for the last time
It’s hard to remember, it’s hard to remember
To live before you die
It’s hard to remember, it’s hard to remember
That our lives are such a short time
It’s hard to remember, it’s hard to remember
When it takes such a long time
It’s hard to remember, it’s hard to remember:
My mom’s God is a woman and my mom she is a witch
I like this
My hell comes from inside, comes from inside myself
Why fight this
Everyone’s afraid of their own lives
If you could be anything you want
I bet you’d be disappointed, am I right?

“Ognuno ha paura della propria vita/Se tu potessi essere qualsiasi cosa tu voglia/Scommetto che saresti sconvolto, ho ragione?”

Accettatelo e non restate sconvolti, in fondo, stiamo solo parlando di ciò siamo.

Chiappanuvoli

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2 risposte a “Necessaria & Sufficiente

  1. Bravo!!! Bravo? Cioè..NO! Cioè…non tanto “Bravo!” per aver scritto questo…ma….. “Bravo!” per essere così come sei: un Eccezione come poche ci si mostrano. E quindi..non “Bravo!”
    “Bravo!” 😉

    • Eheheheeh!!!….
      Dunque, grazie! Ma non “grazie” per avermi detto “bravo!”, ma un “grazie” per dimostrare di apprezzarmi “così come sono”…
      Quindi, grazie!!!

      Sei molto gentile. Un abbraccio.

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