Honduras, la Repubblica delle Banane – prima parte

Missione: descrivere la realtà dell’Honduras e della sua capitale Tegucigalpa.

Svolgimento: impossibile.

Missione d’emergenza: descrivere quello che sono riuscito a carpire dell’Honduras e di Tegucigalpa nei 3 giorni che sono stato lì.

Svolgimento: credo di poter sostenere alcune ipotesi ed alcuni punti di vista. 14 ore di pullman lasciano il segno forse più del jetlag, del cambio di fuso orario. Correre il rischio di mangiare vicino una stazione degli autobus non sempre si rivela cosa sbagliata, ma qui potranno venirmi in sostegno solo le analisi del sangue che farò al mio ritorno in Italia. Tegucigalpa è un posto decisamente più complesso di quanto si possa immaginare, ma certamente più vivibile di Città del Guatemala.

Nuovi timbri riempiono il mio passaporto, segnali visibili di percorsi difficilmente immaginabili altrimenti. Guatemala-El Salvador-Honduras. Per l’ingresso nell’ultimo c’è una tassa di 3 dollari americani, all’incirca 60 lempiras, la moneta locale. L’arrivo non è stato dei più facili, abbiamo rischiato seriamente, io e Francesco, l’altro tirocinante che mi ha tirato in questo viaggio, di dover spingere il vecchio sgangherato taxi (comunque nella media) che abbiamo preso per andare a casa di Davide, il ragazzo che ci ha ospitato. Casa sua è in una colonia, su una collinetta che domina Tegucigalpa. Una casa vecchia e sporca immersa in un amabile parco pieno di vegetazione. Ci aspettavano due serate di festeggiamenti, la prima di cui ignoro tuttora la motivazione, la seconda di compleanno e carnevale.

Così come siamo arrivati ci siamo recati alla prima festa. Gente onduregna mischiata a gente europea in missione per i più svariati motivi. A dominare il clima, oltre la musica latinoamericana c’è il rum, la serata si prospetta subito male, vista la mia difficoltà nel gestire il liquido marroncino. Comunque non ci si tira indietro e si da il via alla bagarre. La cosa più interessante che ho fatto, oltre conoscere i compagni che ci hanno accompagnati per i tre giorni, è stato l’incontro con un vero pirata, uno di quelli che ha la fissa per l’acqua, per il mare, ma che ignora, anzi peggio, ha paura di nuotare. La vita seconda lui, da buon solcatore delle onde più impervie, dovrebbe essere vissuta all’insegna della condivisione e dell’insegnamento di tutto ciò che si sa nei confronti di coloro che sanno meno di noi. Ho condiviso e ringraziato vivamente, adesso mi sento un po’ più pirata anche io.

La seconda parte della nottata si è spostata in casa di un loco, un pazzo totale. Mi è stato garantito che quando non è fuori come una zucca, è una persona con cui si può parlare di tutto, anche seria. Non era il caso dell’altra sera, né per lui né per i suoi eccentrici amici. Quest’uomo di lavoro fa l’imprenditore, in Italia lo chiameremmo spacciatore, nel senso più aperto del termine perché spaccia di tutto, dall’attrezzatura militare per la polizia, ai sigari, al caffè verde, che costa 30 dollari al pacco, a cos’altro non voglio nemmeno immaginare. Fatto sta che casa sua è una fucina di oggetti, più o meno leciti (senza che nessuno si preoccupi, ad un tratto è apparsa anche una pistola, ma solo perché doveva essere nascosta meglio, visto l’arrivo di persone a lui sconosciute). Il rum sgorgava da ogni dove, sigari cubani lunghi 30 cm uscivano dai cassetti, manette e manganelli con cui giocare, lettini gonfiabili, vestiti e travestimenti di ogni sorta, cibo spazzatura finito, mezzo finito o integro spuntava in ogni angolo della casa. In pratica si camminava sull’immondizia. Il tizio, con cui ho parlato poco all’inizio sembra pazzo, occhi sgranati, sorriso fisso a 46 denti, gillet da caccia sul petto nudo, cappello da capitano della marina. Un cartone animato. Normalmente sta sveglio 4 o 5 giorni e poi ne dorme 2 interi mi dicono, chiedo come diavolo faccia e i dubbi sui suoi commerci improvvisamente scompaiono. Ho anche una moglie e due figlie, che vede la domenica, il resto della settimana per lui è delirio. 38 anni…sembra il più felice del mondo, e mi chiedo se abbia capito tutto della vita o se, razionalmente, non c’abbia capito proprio un cazzo. Se arriverà ai 40 forse ha ragione lui. La serata si fa pesante, esce fuori il tema di temi da queste parti, il comunismo o il capitalismo, tutto uguale per tutti o che ognuno abbia quel che si meriti. Discorsi che a me paiono da subito stupidi, ma mi lancio nella conversazione, soprattutto con gli amici del loco, gli italiani invece dimostrano di avere radici totalmente sinistroidi. Centro del discorso, Darwin, c’è gente che non merita di fare tanti figli, i poveracci, gli scemi, i malati, e la soluzione più logica per questi onduregni di medio-alta estrazione sociale, è la castrazione chimica o, quanto meno il controllo delle nascite. Avevo la nausea, ma il rum non c’entrava. Ne ho dedotto che qui, in Honduras, ma credo anche in tutto il Centroamerica, si vive, si convive con un problema serio: il razzismo più puro ma anche più ingenuo e la mancata sufficiente considerazione della vita altrui. Ho mollato tutti alle 7 e 30 di mattina, per me era troppo, ero stanco, il rum, poco o tanto che ne abbia bevuto, mi stava distruggendo lo stomaco. Poi, si sa, non è che io sia rinomato per le mie doti di festaiolo…

Il giorno dopo scopro che gli altri sono tornati alle 10 e 30. Ci siamo svegliati verso le 14, ho provato a sondare il terreno per andare a fare un giro, ma la resaca decisamente la faceva da padrona. Divano, partita dell’Inter, pasta, chiacchiere, chiacchiere sull’Honduras però. Ebbene, l’Honduras è la vera Repubblica delle Banane, nome che le fu dato da un certo O. Henry. Un po’ di storia. << Nel 1821 di è resa indipendente della Spagna, nel 1838 ha dichiarato la propria indipendenza anche dalla Provincias Unidas del Centro de America. L’instabilità ha caratterizzato la storia del paese da sempre, ma dal 1957 in poi ha iniziato a dare, diciamo, “il meglio di sé”, anche all’aiuto “disinteressato” di uno statarello un po’ discolo che si trova qui al nord, gli Stati Uniti d’America e la simpatica agenzia chiamata C.I.A. La fase di innovazione politica viene fatta iniziare negli anni ’80, ma ad una traduzione più attenta si legge: potere in mano agli imperi economici, politica nazionalista e liberale, repressione assoluta per i comunisti. Questo fino al 2006 quando vince le elezioni Manuel Zelaya Rosales, un innovatore, che comunque non smette di essere invischiato in corruzione e scandali. La differenza è che il nuovo presidente appoggia la politica di Chavez, la sinistra, i comunisti, le riforme, anche se inefficaci, a favore del popolo. Il 28 giugno 2009 è il giorno del Golpe in Honduras, lo stesso giorno in cui era previsto un referendum costituzionale. Tale colpo di stato è stato organizzato proprio dalla Corte Suprema, con l’aiuto dei militari e dei nazionalisti con la scusa di voler difendere la Costituzione stessa. Il presidente è stato messo su un aereo e portato via, al suo posto è stato eletto Roberto Micheletti, che a tutt’oggi ancora non è stato riconosciuto dalla comunità internazionale. Il caos è scoppiato per alcuni giorni, i sostenitori di Zelaya sono stati vittime di ritorsioni, perseguitati, picchiati, sequestrati, uccisi. Gli spagnoli hanno dovuto lasciare il paese, così come ogni persona straniera dichiaratamente o meno vicina agli ambienti di sinistra. Tra di essi 3 italiani sono dovuti scappare di nascosto. Sono seguiti 3 mesi ad alta tensione, con la capitale invasa dai militari, ed il coprifuoco alle dieci di sera.>> I ragazzi con cui ne ho parlato sembrano sottovalutare un po’, dicono che alla fine è passata, ma certo a volte è stato difficile. Ora l’aria sembra ovattata, tutto pare normale, qui del resto le persone sono abituate alle rivoluzioni, ma questo senso di tranquillità si vede, si capisce essere artificiale. Se tutto ciò si potesse tradurre in una frase, in una domanda, sarebbe: vale ancora la pena rischia la propria vita per una causa? E qui, come detto, la vita non vale proprio nulla.

Verso le nove, ci siamo preparati, docciati e poi siamo usciti. Ci aspettava una nuova festa.

– Segue –

Annunci

Una risposta a “Honduras, la Repubblica delle Banane – prima parte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...