Honduras, la Repubblica delle Banane – parte seconda

– continua –

Verso le nove, ci siamo preparati, docciati e poi siamo usciti. Ci aspettava una nuova festa.

La seconda festa era a casa di italiani, si festeggiava uno o due compleanni ed il carnevale. Appena arrivati abbiamo attraversato tutta la casa e ci siamo diretti alla volta del terrazzo. Una vista magnifica su Tegucigalpa che si apprestava ad andare a dormire, accompagnata da un’orizzontale spicchio di luna, si offrì ai nostri occhi. C’era poco gente, per lo più italiani, c’era l’immancabile rum e altri amici onduregni ormai di casa da quelle parti.

L’inizio è stato un po’ freddo, tante chiacchiere, qualche bicchiere e un improvvisato dj che metteva dieci secondi di canzone ogni venti minuti. Le persone travestite da carnevale erano 4, una cappuccetto rosso, un lupo, e due camioniste vestite da miss camionista. Come al solito ho cercato di carpire i segreti dei lavoratori cooperanti più esperti e ho messo in tavola, di contro, il mio cavallo di battaglia, la situazione dell’Aquila. Non posso dire che per le prime due o tre ore mi sia annoiato ma quasi. All’improvviso sono iniziate ad arrivare altre persone, per lo più onduregni, ognuno dei quali traeva con sé un’altra bottiglia di rum. L’ambiente ha iniziato a scaldarsi, così come il dj che ha messo su il meglio della musica latinoamericana del momento. Si è dato il via alle danze. In principio sono rimasto, come al solito, sulle mie, ma ben presto mi sono ritrovato catapultato nei ritmi latini di salma, merenghe e chissà cos’altro. Ho ballato quasi sempre con una ragazza onduregna di nome Lulù, l’unica che dimostrasse di avere pazienza con un pezzo di legno come me. Per essere la prima volta che mi lanciavo in questi balli non ho neanche pestato troppi piedi.

La stanchezza era tanta, iniziava ad affiorare, e gli occhi pian piano cedevano. Non vedevo l’ora di andare a dormire, ma i ritmi erano ancora sostenuti ed il rum non ne voleva sapere di finire. Vista la prima serata, non mi sono troppo imbevuto nel liquore a base di canna da zucchero, anche se, forse, per meglio sopportare gli eventi, sarebbe stato il caso di essermici fatto una doccia. Nel frattempo Francesco e gli altri italiani hanno intavolato una sorta di intervista, ovviamente rivolta al solo campione femminile. Da qual che ho capito riguardava l’orgasmo femminile e le sue forme, o meglio, le sue forme fenomeniche. Questo è un tentativo di rendere aulico ciò che aulico non era di certo. Il livello della serata stava scendendo velocemente. Da prima gli italiani hanno cominciato ad andar via, due cooperanti di mezz’età, poi un paio di ragazze, poi anche qualche onduregno ha preso la strada di casa. Io continuavo a ballare sostenuto non so da quali forze, ma intervallando di tanto in tanto con una fuga in bagno, una chiacchiera inutile con chiunque e un bicchiere, ma di sola coca cola. Me ne vergogno, ma il mio stomaco iniziava a fare le bizze.

Al momento opportuno, in una fase di stallo, in pratica quando gli italiani presenti hanno iniziato, come sempre accade, a mettere un po’ di musica delle nostre parti: Bandabardò, Rino Gaetano, Vinicio Capossela; ho preso la decisione risoluta di andar via. Gli altri mi avrebbero seguito di lì a qualche ora.

Casa, letto, sonno, bisogno.

Il giorno dopo ci siamo alzati abbastanza presto, verso le due. Partita di calcio ancora, piatto di pasta ancora, e poi via, verso il vero motivo per cui sono andato a Tegucigalpa: fare un giro, fare qualche foto, dare un’occhiatina. Tegucigalpa è stata fondata nel 1500, nella zona si estreva oro e argento. Il suo nome significa montagna d’argento della valle Tekut Xiualt. Tegucigalpa ha una città gemella dall’altra parte del fiume Choluteca che si chiama Comayagüela. Questa città gemella si è incorporata alla capitale nel 1930. Tegu è una città pericolosa, come lo è goni città latinoamericana, ma qui l’aria sembra più tranquilla. Il centro storico è vissuto, ci sono persone per strada, bambini che giocano e auto che non sfrecciano a tutta velocità, forse perché tali catorci non potrebbero. L’aria seppur tranquilla è decisamente inquinata, non si respira, lo smog è fitto, pare di stare dietro ad un trattore in macchina d’estate con l’aria condizionata rotta e il riciclo che non ricicla. Si può passeggiare senza timori, mi dicono che nel centro è difficile che qualcuno ti salti addosso per rapinarti, e ci credo, le persone sembravano solari, persino quelle inscatolate dentro le loro trappole d’auto.

Dalla collina siamo scesi verso il centro, un centro effettivamente piccolissimo, a misura d’uomo, tre minuti e già eravamo nella piazza centrale dove c’è la cattedrale, i taxi, le prostitute, anche di giorno, e tante gente a sedere e a godersi lo spettacolo di alcuni clowns. Non fa troppo caldo ma è umido, pur stando a 990 metri sul livello del mare. Il sudore, lo sporco e lo smog diventano un tutt’uno con la pelle. Abbiamo aspettato un amico e ci siamo diretti a mangiare, la pasta non era bastata. Siamo andati in un comedor tipico, prezzi bassi ma cibo decisamente scadente. Abbiamo preso tutti e 4 carne, e tutti e 4 l’abbiamo lasciata, era cotta forse da settimane… Abbiamo visto un po’ di partita di calcio in tv, calcio locale, l’Olimpia contro un’altra squadra scarsissima. A fine primo tempo erano sul 6 a 0 per la Juventus del paese. Mi hanno raccontato che in quel locale ci sono delle scalette nel retrobottega, se le si scende si può accedere al meglio che l’Honduras può offrire: cocaina e puttane. Mi son detto che ci doveva essere altro in questo paese, così mi sono lanciato in una conversazione su altri posti, posti turistici onduregni. Ebbene, ho scoperto che l’Isola dei Famosi è stata girata qui, negli atolli, a nord, in un vero paradiso terrestre che ancora, e dico ancora, non ha conosciuto troppa speculazione economico/turistica. Sarebbe bello andare, ma non in questo viaggio, in futuro magari, anche se il rischio di non trovare più nulla di caratteristico è alto.

Abbiamo poi fatto un po’ di giri, spesa, compere di vario genere, frutta, snack tipico onduregno e poi ce ne siamo tornati a casa. Eravamo decisamente cotti, avevamo bisogno di riposare ed io, in particolare, di andare al bagno. Una volta a casa ho fatto la conoscenza di un altro tipo italiano, assieme a lui si è parlato delle donne onduregne, di quelle che vedono nell’europeo una fuga dal maschilismo imperante del latinoamercano e di quelle che vedono nell’europeo un pollo da spennare. Abbiamo parlato ancora del Golpe, del periodo difficile che è stato, discorsi comuni ma che hanno consolidato in me quello che pensavo di aver capito sull’Honduras. Un paese complesso, difficile, peggiore per alcuni versi al Guatemala, ma migliore per uno, semplice, essenziale, qui hanno un lieve ricordo di cosa dovrebbe, potrebbe essere la vita. La resistenza contro i golpisti lo sta a testimoniare.

Siamo caduti in catalessi davanti alla tv. Gli altri due a dormire, io a vedere  prendere appunti su uno speciale di Blunotte sulla P2. Quel che mi ha colpito è il “Piano di rinascita democratica” scritto da Licio Gelli e che, come afferma lui, è stato messo in pratica da Berlusconi. Dovrebbe pagargli il copyright, aggiunge in un’intervista. Mi è salito il bollore nel sangue. Ho cercato qualcosa da magiare, l’ho fagocitato e mi sono buttato nel letto. Alle 5 meno un quarto avevamo la sveglia, il bus alle 6 e poi altre 13 ore di viaggio per tornare nella zona 14 in Guatemala City.

FINE

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