Volcàn Santa Maria – Quetzaltenango (prima parte)

Prima parte

Sabato 27 Febbraio, ore 8:45, sveglia presto, prestissimo visto l’orario della despedida della notte precedente, notte di cena argentina, pub, primo locale tiratissimo e secondo locale pessimo ma tipico del Latinoamerica, musica a base di Reggaeton. Colazione, taxi, di corsa verso l’autobus per Quetzaltenango. Pardon, di corsa verso il “chicken bus” per Quetzaltenango.

Il chicken bus, o camioneta, è l’autobus tipico del Guatemala, si narrano storie infinite su questo mezzo di trasporto. Andiamo brevemente per ordine. Si chiama chicken bus per via del suo colore originario, ossia il giallo pollo. Questi mezzi infatti vengono importati direttamente dagli Stati Uniti dove erano usati come scuola bus, il tipico americano. Vengono, poi, in Guatemala, ripittati per essere resi più appariscenti possibili e attirare così più passeggeri possibili. Di solito c’è un uomo alla guida e uno alla porta che, in procinto di arrivare alla fermata, urla a squarcia gola la destinazione. Egli è addetto ancora a tirare il più velocemente possibile i bagagli e i passeggeri sul bus, che quasi non si ferma. I chicken bus sono,  difatti, per lo più affittati quotidianamente dall’autista, che paga un presso fisso e ha, come guadagno, il prezzo del biglietto di quanti più passeggeri riesce a trasportare. Conseguenza? Corrono come i pazzi, non si fermano, appunto alle fermate, se non per buttar su più persone possibili, hanno prezzi stracciati per essere concorrenziali, sono sovraffollati, spesso spengono il motore in discesa per risparmiare benzina ed anche i freni, visto che non li usano, vi si trova sopra ogni sorta di personaggio, dal turista backpacker all’alcolizzato (il Guatemala ne abbonda), alle famiglie cariche di bimbi vivaci e sorridenti. Le notizie meno gradevoli sono le seguenti: vista la guida imbarazzante dei chicken bus, il rischio di fare incidenti è abbastanza elevato, ma comunque gli autisti non hanno la tendenza a fermarsi, quindi, la puntualità non ne risente troppo; il tasso degli omicidi per professione in Guatemala registra al primo posto proprio gli autisti di chicken bus, non che un numeri di assalti a sfondo di rapina elevatissimo, ciò spiega perché non sono così propensi a fermarsi alle bus stop.

Il viaggio è stato assurdo, alla fine avevo le braccia e le gambe che mi facevano male a forza di reggermi ad ogni curva percorsa alla massima velocità. Ho rimbalzato tutto il tempo, seduto tra i sedili dell’ultima fila, quindi con le chiappe sospese, addosso altro tirocinante, da un lato, e addosso a due ragazzini guatemaltechi, dall’altro. Questo fin quando non sono scesi e ho preso possesso del sedile, ma, ahimè, si sono accomodati al mio fianco una ragazza e suo figlio. Le resistenza a non volare via è notevolmente aumentata. Mi sono fatto coraggio però e, vista la situazione, ho chiesto loro se potessi fotografarli. Come mi aspettavo, sono stati restii, ma dopo aver mostrato la prima foto si sono resi poco, poco più disponibili. Essere trattati come un monumenti o un’attrazione turistica non deve essere facile, né bello. Ho spiegato loro che le foto finisco su internet, fingendomi scrittore viaggiatore fotografo italiano, in cambio ne ho ricevuto due richieste, una di spedizione delle foto stesse e un’altra, da parte di una ragazza, per venire con me in Italia. Devo ammettere che, per quanto questa terra sia difficile, ho quasi pensato di dirle di starsene qui.

Arrivo in poco più di tre ore…il pullman di linea, al ritorno, ce ne avrebbe messe cinque…

– continua –

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2 risposte a “Volcàn Santa Maria – Quetzaltenango (prima parte)

  1. In due mesi in Argentina ho fatto due incidenti sugli autobus. uno in citta’, l’altro a 90/100 all’ora su una strada dritta dritta che come ha fatto quello ad incarrarsi la macchina davanti per me e’ ancora un mistero. E alle fermate se non sei veloce non sali e non scendi. Al limite ti lanci.

    Yo man talk soon!

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