300 – Epica e Moralia (photos & video)

300 – Epica e Moralia

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Erano 300

e non ridevano affatto.

Si raccolsero all’alba

nel campo della piazza,

sui loro volti scavati

ancor permanevano le crepe

dell’ultima aspra battaglia,

terriccio misto sangue fraterno,

lacrime e pioggia in un unico rivolo.

Erano 300

di tenacia armati e

del degno dolor che solo essi

conoscono e sanno serbare.

Bandiere ed insegne

risplendevano sotto i raggi

che le nuvole concedevano in dono.

Erano 300

in vestiti spartani,

contro un nemico potente

e corrotto, ed eccola davanti agli occhi

la manichea visione. (1)

Straripa un grido dalla gola:

«Aquilani, questo giorno

è vostro per sempre!». (2)

Erano 300

intrisi d’Epica (3)

più di quanto potessero immaginare.

Perché l’Epica nasce

dove l’appartenenza è più salda,

più palpabile è la minaccia esterna,

dove bisogna difendere fino allo strenuo

le mura della propria città

ed i pilastri della civiltà stessa.

Erano 300

pronti a lottare

in fronte alle schiere rivali.

«Questa è blasfemia»

pensarono i mandati Immortali (4)

del corrotto figlio del Re Denaro,

«questa è pazzia!».

E d’un sol grido la folla:

«Pazzia? Questa è L’Aquila».

Così nasce e monta

il rifiuto alla sottomissione,

la ripudia per il compromesso,

così infiamma la rabbia

per l’eco delle risa infami

e divampa ancor più impetuoso

lo spirito della giusta rivalsa

per l’amaro e abbietto del torto subito.

Presero a muoversi, dunque,

verso le barricate nemiche.

Erano 300

com’un sol passo imponente

che il selciato, le mura e

le colonne tutte parean tremare;

il peso della disperazione

scuoteva le radici della città stessa.

Seppur simili ad unico membro

ogni cuore, testa e pezzo di carne

resta solo dinanzi la morte,

ma non questi guerrieri,

donne, uomini e bambini,

che, nel fondo dell’animo loro,

dal ricordo della tragedia neroverde (5)

per sempre marchiati saranno.

Erano 300

petto a petto con le schiere avverse,

erano 300

e non un passo fu mosso indietro.

L’attimo fu infinito,

lo scontro dirompente,

ma, all’incontenibile grido

“L’Aquila è nostra!”,

le barriere furono scardinate,

la difesa dell’invasore penetrata

e la resistenza, alla fine, fu vinta.

Erano 300,

basta chiuder gli occhi

per vederli braccia levate

marciare orgogliosi e sempre degni

verso il cuore storico del loro capoluogo,

divenuto ormai roccaforte decadente

sotto  l’egemonia nefasta

del corrotto governo degli Immortali.

Li vedo i miei fratelli,

petto sporgente e sguardo fiero,

riprendere tra le mani

quel che un tempo era nostro,

stringere a sé ogni detrito

come fosse un figlio perso in battaglia.

Erano 300

in estremo sacrificio,

quel giorno in cui la Storia

iniziava ad essere raccontata:

300 aquilani,

300 spartani,

300 uomini liberi,

riconquistarono la loro città

liberandola dalle sudicie mani

dell’immensa armata dei soldati-schiavi.

«Il mondo saprà che

degli uomini liberi

si sono opposti ad un tiranno,

che pochi si sono opposti a molti

e che persino un dio-re può sanguinare».

Erano 300,

ed io,

cieco narrante,

io morirei per ognuno di loro.

.

02/03/’10

Foto gentilmente concesse da Claudia Pajewski e Marco D’Antonio: Flickr account.

Video di Francesco Paolucci: website.

– – –

Note

(1) Manicheo: Riferito a ideologia, teoria, dottrina che ponga in netto contrasto il bene e il male.

(2) Parafrasi delle parole di Leonida I, Re di Sparta, rivolte ai suoi opliti nella famosa battaglia delle Termopili, 480 a.C.

(3) “Un poema epico è un componimento letterario che narra le gesta, storiche o leggendarie, di un eroe o di un popolo, mediante le quali si conservava e tramandava la memoria e l’identità di una civiltà o di una classe politica”; fonte wikipedia.

(4) “Gli Immortali erano il reggimento d’élite della guardia imperiale del Grande Re persiano”; fonte wikipedia.

(5) Dopo il terremoto che distrusse L’Aquila nel 1703, fu deciso di cambiare i colori della città e della bandiera, che in precedenza erano bianco e rosso. La scelta fu nero e verde, ad indicare nero per il lutto e verde per la speranza.

– – –

Un estremo ringraziamento va a Roberto Saviano che con il capitolo “Questo giorno sarà vostro per sempre”, del libro “La Bellezza e l’Inferno, ha ispirato il mio scritto.

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