La carriola (+ video iK Produzioni)

Fino a qualche ora fa, la carriola era uno strumento da lavoro prevalentemente edile, o da giardinaggio. Non si tratta di altro, dal punto di vista tecnico, che di una leva di secondo genere. Semplice, efficace, indispensabile. Esiste da sempre, è più vecchia la carriola che Gesù Cristo, Maometto o Buddha, ma forse pare sia contemporanea di Confucio.

Popolarmente la carriola è un gioco da bambini, all’opposto un gioco per adulti come posizione del Kama Sutra, la carriola è il titolo di un racconto breve di Pirandello, oppure è un’espressione d’uso comune “tua nonna in carriola” (con la variante aggiuntiva “con le mutande viola”) che dovrebbe stare ad indicare, grazie all’uso della metafora, una cosa assurda, sciocca, ridicola.

Oggi la carriola è diventato un simbolo, che deve crescere, dovrà essere sostenuto e alimentato da altro significato e, soprattutto, diffuso in ogni luogo possibile. Oggi la carriola è simbolo di libertà ed, al contempo, di rivalsa nei confronti delle angherie del potere, delle illogicità doppiogiochiste della burocrazia e del costume, troppo diffuso nel nostro paese, della corruzione. Oggi, in definitiva, la carriola è come la falce ed il martello, il fascio littorio, la stella nel centro della bandiera, il broncio del Duce, la barba di Che Guevara, la pelata di Berlusconi, l’abbronzatura di Obama, la mano destra aperta e la sinistra chiusa a pugno, è come il colore dell’arcobaleno con la scritta pace, è come la svastica o la A dentro un cerchio.

Cosa, d’altro canto, non è la carriola. Non è un partito politico, tanto meno un movimento politico, non è espressione di interessi economici, non è una lobby insomma, non è una moda, non è uno status sociale, non è una classe sociale, non è la rappresentazione di un gruppo di ribelli. La ribellione non c’entra, è solo una parola ormai svuotata di senso.

Non tutti sanno cosa è un simbolo e da dove viene questo termine. Il simbolo è un elemento della comunicazione che possiede un significato. Rispetto al “semplice” e comune segno, come le lettere con cui scriviamo o i numeri con cui contiamo, il simbolo possiede un valore aggiunto, “un più di senso”, direbbe lo studioso Cassirer, “un accumulo di significati, che lo rendono molto più significante rispetto al segno” (wiki, simbolo). La parola simbolo viene dal latino symbolum, che a sua volta deriva dal greco súmbolon, rispettivamente dalle radici sym “insieme” e da bolé “un lancio”. Unite queste due radici, simbolo va ad avere il significato di “mettere insieme”.

Tornando al nostro discorso, possiamo affermare, dunque, con cognizione di causa che la carriola è diventata un simbolo che tiene unite le persone. Entrando un po’ più nello specifico, la carriola è il simbolo di un movimento popolare che vuole far sentire la sua voce, vuole determinare il suo futuro, che vuole partecipare ai momenti decisionali assieme alle istituzioni. La carriola è simbolo di autodeterminazione popolare. Il “Popolo delle carriole” è il nome che questo movimento di autodeterminazione popolare spontaneo si è dato.

A dieci mesi dal terremoto che ha sconvolto la loro città, al terzo appuntamento nel centro storico, ma con il pratico obiettivo di ripulirla finalmente dalle macerie lì ancora abbandonate, il Popolo delle carriole è riuscito a riunire 6000 persone. Un gruppo di lavoro per differenziare, secondo la normativa vigente, i rifiuti ed i detriti, una catena umana lunga quanto il corso, da Piazza Palazzo alla Villa Comunale dell’Aquila, bambini con carriole di plastica, anziani commossi, signore e signori, ragazzi e ragazze, tutti in fila, tutti uguali, tutti uniti, tutti insieme per ripulire la città dalle macerie ma, anche metaforicamente, dal lerciume che ha imperversato in questi luoghi feriti, per ripulire, inoltre, le ignobili macchie lasciate dalla corruzione; questo è il Popolo delle carriole.

Fiumi d’inchiostro sono stati versati, megabite di memoria in fotocamere digitali e videocamere si sono accumulati, il dibattito politico si è acceso e l’attenzione è ritornata sulla città dell’Aquila. È stato detto tanto, a favore e contro, è stato scritto tanto. Quel che però non è stato valutato sufficientemente è il portato antropologico e sociale che tale iniziativa a generato. Viviamo in un mondo abulico, dove la fede per una squadra di calcio è più forte della fiducia in se stessi. Un mondo in cui l’apparenza la fa da padrone sull’essenza, e non serve aggiunger altro. Ebbene, il movimento del Popolo delle carriole, inconsciamente certo, ha il potere intrinseco di ribaltare queste gerarchie artificiali. Ha il potere di riportare sia le masse che ogni singolo individuo vicino ai significati più profondi, alla radice della vita stessa. Non si parla qui di altro se non di sopravvivenza, naturale, genuina, tale e quale a quella di una gazzella nella savana. Queste persone stanno lottando per la loro sopravvivenza, per quella della loro città, del loro futuro, del loro innato diritto alla vita. Non si deve mai sottovalutare tale aspetto, il più semplice, il gradino più basso nell’ipotetica scala della costruzione culturale umana, ma, forse, l’aspetto più importante. Innumerevoli esempi simili la Storia avrebbe da offrire, dacché l’uomo, come noi lo conosciamo, ha iniziato creare simboli e significati.

Che si carichino le carriole, oltre che di coraggio, determinazione, forza ed intelligenza, anche dello spirito di sopravvivenza e del diritto alla propria vita, dunque, l’istinto e la natura di tutte le cose esistenti sono dalla vostra parte! Fatto sta che la carriola non sarà mai più la stessa.

4 Marzo 2010

Grazie per la gentile concessione del video ad Alberto Puliafito

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9 risposte a “La carriola (+ video iK Produzioni)

  1. Bravissimo, strano leggerti in prosa!
    Quando ho letto delle locuzioni “tua nonna in carriola,con le mutande viola”, ho temuto il peggio!! Comunque bravissimo.
    Importante cercare di far capire cosa NON E’ la carriola. Il tempo, come sempre, ci restituirà il diritto di reclamare d’essere stati nel giusto.
    Nel frattempo, Digos, Questore, Ufficio Tecnico del Comune e VVFF vogliono dirci che è pericoloso…
    Per noi, resta che è più pericoloso non fare nulla.
    A presto!

    Ps. condivido immediatamente su FB

    • Ti ringrazio ancora per la condivisione su FB.
      Concordo pienamente con Digos, Ufficio Tecnico del Comune e VVFF, è davvero pericoloso quel che fate, ma per loro!
      Il mio obiettivo con questo scritto sotto forma di saggio breve era proprio mostrare che il movimento del Popolo delle Carriole, non viene solo dal basso, ma da DENTRO, ed, in tal senso, non far nulla è come aspettare la morte fermi in un angolo. Molto più che pericoloso…

  2. Ciao Chiappanuvoli,
    questo è il mio primo accesso al tuo blog.
    Seguendo le ardue e coraggiosissime imprese condotte dal mitico capitano di vascello di stazione MIR ho fatto capolino tra le nuvole rincorrendo un’utopia divenuta realtà : la RIVOLTA delle CARRIOLE.
    Mi è piaciuta molto la tua analisi , è vero..non solo dal basso ma soprattutto da dentro.
    Qualcuno ha scritto..”domenica le macerie me le sono tolte dallo stomaco e dall’anima”..e, riflettendoci , nn c’è nulla di più vero!

    • Ti ringrazio vivamente, è sempre un piacere sia essere letti che essere un po’ utili. Per me che non posso essere presente è meraviglioso riuscire a dare un contributo minimo.
      A presto

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