Giocare (Explosions in the Sky – Day Six)

Il difficile di ogni gioco è sapersi assumere le proprie responsabilità. Alcuna vittoria, alcuna sconfitta ha il benché minimo valore. Le regole si decidono sempre strada facendo. Io ho tutte le responsabilità impresse a fuoco sul petto, bruciano ma ricordano. Io ho tutte le colpe di questo dannato gioco. Il tabellone dei punti segna giustamente zero. Tra i giocatori infatti sono degnamente il peggiore. Che non capisca le regole?

Eppure ero simpatico, gentile, determinato e disponibile. Eppure ero partito così bene, credo. EHEHEH… Credo proprio di no. Iniziai inventando un nuovo gioco, tutto mio. Ero una caccola e già avevo pretese d’invenzione. Amavo con forza, più del necessario, odiavo sempre poco, non lo ritenevo necessario. Soffrivo come un cane, mi prendevano anche in giro per questo. Apprensione stimolavo negli altri, pena forse, tanta tenerezza. Cambierai, mi ripetevano, smetterai di fare il tuo gioco e inizierai anche tu a giocare con noi. Imparerai, dovrai solo sbatterci un po’ la testa.

Oggi ho la testa incalcagnita dalle migliaia di botte prese, date a volte. Il dolore è solo un lontano ricordo. Poi ho le mie pasticche che mi rendo ebete e insensibile, inoltre, dimentico presto ogni cosa. Ho imparato le prime regole del vostro gioco, ma non riesco a ricordarle tutte. Sudo, m’impegno, ma non c’è nulla da fare. Ricordo tuttavia appena anche le regole del mio gioco, permangono solo pochissime tracce. Se potessi spegnere il cervello però, so che la memoria del mio stomaco e del mio cuore mi indicherebbe la strada che dovrei percorre. Permangono tracce, tracce di un gioco che ormai mi pare senza senso. Per quale motivo continuare a giocare se non v’è nessuno con cui lottare, gareggiare, soffrire, condividere e perdere anche? Che senso ha, inoltre, continuare a dar retta alle regole di quel bambino dagli occhi tristi? Che senso ha giocare al gioco del sognare?

Come la ripresa di una telecamera torno col pensiero ad ora, al sangue che ho in corpo in questo istante, e vedo l’immagine che si allontana di quel bambino che mi sta a guardare. Fermo, tra legna e calcinacci, una faccia buffa e lo sguardo da uomo, una tuta strappata, dei riccioli marroni scuri. Da lì lui mi sta a guardare, mi allontano e mi sta a guardare. Impassibile, lui resta lì, lui che sa cosa deve fare, sa a quale gioco vuole giocare.

Non c’è troppo altro da dire, io sono solo un giocatore sospeso tra due giochi che non sa più giocare. Resto ad osservare, anche se so, presto ci sarà un’importante scelta da fare: tra un gioco che non voglio e non so giocare e un bimbo da cui ho ancora tanto, troppo da imparare, o forse solo ricordare.

18/03/’10

Annunci

Una risposta a “Giocare (Explosions in the Sky – Day Six)

  1. qualche volta bisogna lasciarsi portare dalla corrente….troppo grande sarebbe lo sforzo per tentare di vincerla!!!…ma questo non significa perdere….è solo il giusto mezzo da usare per ottenere quello che si vuole!!! Gli scontro corpo a corpo non sono per noi…noi vinciamo alla distanza!!!Bacioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...