Caracoles e Carriole (prima parte)

Dovrei continuare a raccontarvi cose riguardanti il Guatemala, i viaggi, queste nuove esperienze, ma se da qualche tempo taccio, uno dei motivi è proprio quello che mi spinge questa sera a scrivere questo articolo a “mezza strada” tra qui e lì. Mi manca L’Aquila, mi manca la mia città, i miei amici, le mie mura, il mio corpo. Se scrivo queste parole è perché, per la prima volta, voglio tornare, per la prima volta mi sento a disagio stando lontano e, per la prima volta, forse, ho la possibilità di riportare qualcosa in dietro, di donare a tutti voi un qualcosa che possa essere davvero utile. Vi racconterò della mia visita ad un Caracol zapatista.

La scorsa settimana siamo andati in Messico, nella sua regione più a sud e più povera, il Chiapas. Unico obiettivo dichiarato visitare un caracol e parlare con qualche zapatista. Il movimento zapatista, o meglio, l’EZLN (Ejército Zapatista de Libaraciòn Nacional) nasce il 17 Novembre del 1983. Per dieci anni, combattenti provenienti da altri gruppi, ma anche pacifisti, studenti e studiosi hanno organizzato l’evento che portò alla ribalta mondiale la questione del Chiapas. Il 1 gennaio 1994, in concomitanza con l’entrata in vigore del NAFTA (trattato di libero commercio tra Messico, USA e Canada), i combattenti, coperti in viso da un passamontagna o un semplice fazzoletto, hanno conquistato, armi in pugno, sette municipi della regione (San Cristobal de las Casas, Ocosingo, las Margaritas, Chanal, Altamirano, Oxchuc e Hiuxtan). Da San Cristobal, il leader e subcomandante Marcos ha letto la prima dichiarazione della Selva Lacandona con la quale si dichiarava guerra al Governo messicano e si proclamavano valori inalienabili per ogni cittadino del paese, libertà, giustizia e democrazia. E ancora si chiedevano lavoro, salute, terra, pace, cultura, alimentazione, un tetto per le popolazioni indigene. L’occupazione durò appena un giorno, i combattenti si ritirarono senza lasciare vittime sul campo, ma furono inseguiti e braccati fin nelle foreste. Per dieci giorni ci furono terribili scontri tra l’EZLN e l’esercito messicano, finché il dodicesimo giorno, anche dopo l’appello della comunità internazionale, il presidente Salinas accettò la proposta di dialogo con i zapatisti.

Dopo tre anni furono firmati gli accordi di San Andrés, con i quali il governo avrebbe dovuto modificare la costituzione per il riconoscimento dei popoli e delle culture indigene, oltre che la loro autonomia legislativa. Tuttavia gli accordi non vennero rispettati e, anzi, fu aumentata la presenza militare nella regione. L’esercito ed i paramilitari più volte non hanno rispettato il cessate il fuoco commettendo vari atti di violenza. Il più terribile fu la Mattanza di Acteal, 45 vittime tra non zapatisti.

Da allora poco è cambiato, il governo continua a reprimere il movimento, a fare proclami sulla legge di riforma costituzionale (legge COCOPA) solo per vincere le elezioni e, una volta al potere, a non mantenere le promesse fatte. L’attenzione mediatica è scesa cospicuamente, anche a causa dell’opposizione governativa. Il subcomandante Marcos ha continuato ad organizzare l’attività dell’EZLN con marce pacifiste e lettere che hanno comunque raggiunto la ribalta mondiale. È nel 2003, però, che si è dato il via alla decisiva riconversione del rapporto tra le comunità indigene e l’esercito zapatista, tramite la costituzione di cinque comuni autonomi, i cosiddetti Caracoles. Si tratta di piccole comunità autogestite ed indipendenti l’una dall’altra, guidate da una giunta detta Junta de Buengobierno, formate da rappresentanti locali e supervisionate da esponenti dell’EZLN. Ogni comunità, grazie all’appoggio di ONG e senza chiedere nulla al Governo messicano, garantisce ai propri appartenenti istruzione e sanità gratuite per tutti, la parità assoluta sia di classe che di genere, forme organizzate di divisione del lavoro e ripartizione dei proventi,  e speranza, la speranza per un altro futuro possibile. La forma di governo può essere così semplicemente riassunta: aquì manda el pueblo y el gobierno obedece (qui comanda il popolo ed il governo obbedisce), rispettando il comandamento zapatista del mandar obedeciendo (comandare obbedendo). Il movimento negli ultimi anni si è andato espandendo e ha raccolto consensi e appoggio da più parti nella società civile e nel mondo, l’EZLN per tramite del suo subcomandante Marcos ha continuato la sua attività con assemblee aperte e marce pacifiche nel tentativo di creare un fronte di lotta comune che superi la corruzione e la pochezza della politica contemporanea.

Tornando al nostro viaggio, il caracol che abbiamo visitato si trova a poco più di un’ora di auto da San Cristobal de las Casas, dopo una serie di curve e di paesi che ben delineano quello che è lo scenario del Chiapas. Fotografie, anzi diapositive sembravano passare veloci, ma di facce scolpite e vissute che restano, di baracche dai tetti di lamiera, di bambini e bambine sereni che sanno giocare nella pur estrema povertà, di sopravvivenze appese al lavoro della poca terra a loro concessa e alla speranza che qualcosa cambi. Il paese si chiama Oventic ed è denominato Caracol Resistencia y Rebeldìa por la Humanidad. La sua giunta di buongoverno invece è detta Corazòn Centricos de los Zapatistas delante del Mundo. Ad accoglierci c’erano due donne che facevano il turno di guardia. Ci hanno chiesto i documenti e di aspettare qualche minuto. Registrati in nostri nomi siamo potuti entrare e ci hanno condotto nella casa della giunta dove due zapatisti ci avrebbero poi raccontato la loro storia e descritto la loro vita dal 1994 ad oggi.

[Continua]

Vi consiglio di vedere tutta l’intervista al subcomandante Marcos fatta da Gianni Minà a questa pagina di youtube:

http://www.youtube.com/results?search_query=marcos+aqui+estamos&aq=o

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3 risposte a “Caracoles e Carriole (prima parte)

  1. Pingback: Caracoles e carriole (seconda parte) « Origami di un Chiappanuvoli

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