Caracoles e carriole (seconda parte)

[Continua da Caracoles e Carriole (prima parte)]

Oventic si sviluppa in discesa, sul crinale di una vallata. A primo impatto non sembra riservare grandi e sconvolgenti meraviglie. Appena entrati sia a destra che a sinistra di sono due negozi che vendono oggettistica zapatista a mo’ di souvenir. Ho titubato. Un uomo minuto ma vigoroso ci si è fatto incontro e ci ha fatto strada fin davanti una casina con il tetto in lamiera, pochi metri più in giù. Abbiamo aspettato pochi attimi che altri due ragazzi finissero di ascoltare la loro introduzione e siamo entrati. Ci attendevano due uomini in passamontagna, il simbolo di riconoscimento degli zapatisti. Alle pareti c’erano poster rappresentanti Che Guevara, Emiliano Zapata, Chavez, Marcos, ma anche un planisfero, bandiere di Cuba e dell’EZLN, nonché insegne dei tanti sostenitori che lo zapatismo raccoglie in tutto il mondo.

Ci siamo seduti nella prima delle tre panche disposte in ordine e abbiamo tentato di rispondere all’unica non semplice domanda che ci è stata rivolta: «Perché siete venuti?». Per capire, per conoscere, per vedere dal vivo questa esperienza, abbiamo abbozzato qualche risposta, al che mi sono ridestato da un torpore causato dall’eccitamento e ho detto: «Per vedere se è possibile un altro tipo di vita.» Una cazzata che avranno sentito milioni di volte, ma in quel momento ci credevo fermamente, in quel momento io stavo chiedendo loro: “Per vedere se è possibile trovare una soluzione all’illogico male che colpisce la mia città, il mio paese”.

Prima di iniziare a parlare si sono scusati dell’assenza del terzo rappresentante dell’EZLN, una donna, ricoverata al momento in ospedale. Poi ha preso la voce l’uomo seduto alla nostra destra. Il racconto iniziava con il 1 gennaio del 1994. «Il Malgoverno (così chiamano normalmente il Governo…) ha sempre fatto in modo che le gente non si risvegliasse dal limbo in cui è costretto e che viva in condizione di continua paura. Ha sempre sottratto le ricchezza della Chiapas alla sua popolazione e poi rivendute al miglior offerente. Gli indigeni restano con le terre peggiori da coltivare, dunque, senza sostentamento e persino senza acqua potabile. Per coltivare questi terreni, inoltre, vengono poi sfruttati lavoratori di razza indigena, i più poveri, quelli più disperati. Ma dal 1994, ya basta! (già basta).» Il Malgoverno ha, come detto, accettato la proposta di dialogo degli zapatisti, ma non ha mai rispettato gli accordi presi, quelli di San Andrés. 70000 militari sono stati inviati a contrastare il movimento e cercare di catturare Marcos. Eloquente è l’esempio di discriminazione che subivano e subiscono gli indigeni: «Se un indigeno va in una clinica, si sa che non ha soldi per pagare e quindi viene ignorato, anche se è sul punto di morire. Ma se hai i soldi, passi avanti a tutti e ottieni le tue cure!» Ci hanno raccontato della marcia su Città del Messico, i conflittuali rapporti con il presidente dell’epoca Vicente Fox Quesada, ex presidente dalla Coca-Cola. Fino all’ultimo periodo, il più controverso, quello in cui il nome dell’EZLN è stato sfruttato politicamente per vincere le elezioni, la fine degli aguascalientes, primi prototipi di Caracoles ma più propriamente centri culturali, che furono scenario del dialogo tra gli zapatisti, il Governo e la società civile. Fino al 2003, con la fondazione dei Caracoles, vere e proprie occupazioni di paesi per la realizzazione, per la messa in pratica di quanto stabilito negli Accordi di San Andrés.

Di seguito ha preso la parola l’altro rappresentante, per parlarci in modo più approfondito di Oventic, della vita e delle attività che qui si svolgono. Tutto quello che si realizza nei Caracoles viene dal fondamentale appoggio della società civile messicana e dalla comunità internazionale, tra cui anche alcuni centri sociali italiani. I negozi all’ingresso servono anch’essi a finanziare la sopravvivenza di questa realtà e delle sue attività. Ad Oventic vivono quasi 1000 persone. C’è una scuola primaria e una secondaria, ma in tutto il territorio nazionale sono oltre 60 gli istituti autonomi. C’è un laboratorio di artigianato in cui si lavora che creare i souvenir. Ma soprattutto c’è un ospedale completamente gratuito, dove chiunque è accolto e curato. Ci sono sale operatorie, vari reparti e persino un dentista. Va ricordato che in Messico la sanità è come quella degli Stati Uniti, privata. Tutte le attività e strutture sono aperte alle persone che vivono fuori da Oventic e, da quel che ci hanno detto, l’affluenza è massiccia. Infine sono presenti strutture sportive e ricreative. Tutti hanno diritto ad ogni servizio, l’unico prezzo da pagare, per i residenti, è il lavoro, lavoro e condivisione dei prodotti ricavati. Dal punto di vista organizzativo, le decisione vengono prese in assemblea, che si riunisce per discutere di ogni aspetto. Ogni persona è ascoltata e alla fine di decide a maggioranza. C’è, poi, un coordinamento che sovrasta i cinque Caracol, ma non arbitra sulla loro attività e gestione, che restano indipendenti. Essosi riunisce invece per organizzare la resistenza, per prendere decisioni sulle azioni dell’EZLN e non per imporre alcuna legge alle varie comunità.

I due rappresentanti, in seguito, hanno voluto esprimere un giudizio, una valutazione sulla loro rivolta. Ci hanno fornito così un valore aggiunto che è quello della loro coscienza. La loro “guerra dei poveri” alla globalizzazione ed al Malgoverno messicano nasce da lontano, ben prima del 1994. Nasce dalle sommosse degli studenti e dai malumori del ’68, ma, ancora, nasce da più lontano, da Zapata, dalla Rivoluzione del Messico dei primi del Novecento. Le radici del loro movimento si alimentano del sangue che scorre nelle loro stesse vene, nasce, cresce e si sviluppa dalla loro Storia. “Ad reprimendam audaciam aquilanorum“, mi venne da pensare. Parliamo di indigeni, parliamo di gente senza cultura, ma che tuttavia sa, tuttavia ricorda chi è e da dove viene. Solo così possono, ed hanno potuto permettersi, di armarsi di coraggio e decidere in che direzione andare. «Abbiamo coraggio. Sappiamo che la lotta è ancora lunga e dura, ma siamo determinati. La rivoluzione è già in atto, non si può più fermare. Basta continuare a lottare, tutti i giorni. Ricordare chi siamo e cosa vogliamo, perché ormai aquì estamos (siamo qui).»

Prima di andare a dare uno sguardo alla realizzazione di quanto detto sino a quel momento, ossia prima di fare un giro per Oventic, mi sono armato di coraggio anche io, di un pizzico di sfrontatezza, e ho rivolto ai due zapatisti una domanda. Ho spiegato loro da dove vengo, quello che è successo a L’Aquila e quello che non sta facendo il nostro Malgoverno per la ricostruzione della nostra città. Poi gli ho chiesto: «Mi dareste un consiglio da riportare alla mia gente, ai miei amici e a tutte le persone che lottano per la nostra causa, qualcosa che possa riempire i loro cuori del vostro stesso coraggio?» I due zapatisti, attraverso i loro passamontagna neri, hanno cambiato sguardo, d’improvviso pareva essersi addolcito. Le loro parole, che sto per riportarvi, sono il chiaro simbolo della possibile condivisione che unisce tutte le lotte di questo mondo, di quanto dobbiamo imparare gli uni dalle esperienze degli altri e di quanto, infine, proprio questo fronte comune possa essere l’unica strategia di vittoria.

«Noi ti capiamo, sappiamo cosa significa lottare e resistere contro i soprusi dei potenti. Quello che possiamo dire a te e ai tuoi concittadini è di resistere sempre, resistere comunque, di essere uniti e di avere sempre chiaro l’obiettivo. Credici, la rivoluzione è in atto, ma il cammino, come ogni cambiamento nella Storia, è per forza di cose lento. Bisogna avere pazienza e tenacia. Da qui il nome caracol (lumaca), perché il cambiamento, la svolta, per essere efficace non può che essere lenta, ma determinata e risoluta.»

I miei occhi si sono riempiti di lacrime. I due si sono alzati, mi hanno dato la mano e una pacca sulla spalla. Guerriglieri, esseri umani di un altro mondo, per attimo si sono fermati a dare un aiuto del tutto gratuito a noi, aquilani, occidentali, persone che fino al 6 Aprile 2009 erano ben più fortunate di loro.

Concludo dicendo: Carriole come Caracoles, carriole come lumache, impariamo dalle battaglie degli altri, ma soprattutto, impariamo ad avere pazienza e determinazione per la nostra lotta, la rivoluzione è in atto, va solo sostenuta.

(Tutto per tutti, niente per noi – Motto Zapatista)

14/04/2010

Chiappanuvoli

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6 risposte a “Caracoles e carriole (seconda parte)

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  2. Hola Chiappanuvoli,
    sono una aquilana borsista en la UNAM a Città del Messico. Ascolto tutti i giorni radio insurgente. Prima di venire qui non sapevo nulla sullo EZNL però adesso mi si sta aprendo un mondo! Ti volevo chiedere una cosa…sto scrivendo un articolo sul terremoto del 6 Aprile per mandarlo al periodico La Jornada – la Jefa della seccion Mundo, tale Marcela Aldama, agradece mucho mi deferencia e mi ha dato l’indirizzo del giornalista che si potrebbe occupare del mio caso…io gli ho scritto ma ancora non ricevo risposta…tu per caso conosci qualcuno che mi potrebbe aiutare in questo intento di dar a conocer a la jente del D.F. de lo que ocurrió a L’Aquila? Quello che hai scritto sul tuo incontro con alcuni membri dello EZNL mi è molto piaciuto e mi ha fatto anche un po’ rosicare perchè anch’io li vorrei incontrare…a fine luglio verrò in Guatemala per una conferenza…passando per il Chapas…hojalà encontrarè a Marcos!!!
    Giovanna

    • Dunque, torno in Italia tra una settimana, quindi non sarò qui a luglio. Mi fa piacere che ti sia piaciuto quel che ho scritto, è un onore per me essere letto.
      Per quanto riguarda L’Aquila, ti aiuto volentieri per tutto ciò che possop, ad esempi per fornirti contatti di altre persone, magari le conosci pure tu… Io faccio parte del comitato 3e32 (www.3e32.com). Mi farebbe davvero piacere poterti essere utile. Ti posso dare decine di link interessanti.
      Purtroppo, però, non so come aiutarti per contattare il periodico La Jornada. Del Messico in pratica non so nulla, eccetto quel che ho visto la settimana in Chiapas.
      Ad ogni modo, contattami in privato e chiedimi pure tutto ciò che ti serve sapere.
      chiappanuvoli@gmail.com
      Ciao

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