Mal d’Aquila – Recensione

“Mal d’Aquila”. Un video di Francesco Paolucci, videomaker aquilano.

Ne avevamo fin dentro al naso, per non dire altri posti meno congrui. Erano ovunque. Anche dentro al caffè. Questa consuetudine che a volte ci è stata anche proibita. Avremmo voluto, quasi tutti, dire: “Avete rotto il cazzo!”. Come “gli ascolti record in tutte le giornate del terremoto”; un vanto, un merito, l’esserci, dove oggi, non c’è più nulla. La raccolta del dolore, la testimonianza…quanto paiono ora, solo banale sciacallaggio mediatico. Al pari delle altre tragedie, si intenda. Ma questa era grossa. Questa era uno show fin dall’inizio. Meglio buttarla sullo “scherzo”. Questa è un bizness. Questa è dentro il nostro cuore.

A-B-C-D-E-F-G-A-B-C-D-E-AB-D-E-A-B-D

Tutte le lettere della disgrazia, tutte le lettere della rappresentazione, tutte le lettere della memoria, tutte le lettere della notizia, dell’informazione, tutte le lettere della miseria, tutte le lettere dell’illusione, tutte le lettere del paroliere, del passaparola, del rebus, del milionario, del telemike…

E poi.

E poi ti ritrovi solo. Nel mondo della nuova vita aquilana. Solo. Passa tutto, passano persino i dolori. Ti dimentichi. Ti dimenticano. Non ti cancelli. Ti cancellano. Fastidi. Dubbi. Oppressioni.

Liberazioni.

“Volevo solo raccontare storie oneste, quello che succedeva. La Verità.

La verità? La tua piccola verità, no?”

Diventa opprimente, la liberazione di potersi esprimere. Che vogliono? Che voglio dire? Che debbo dire? Che si aspettano da me? Che posso permettermi di raccontare? Vogliono davvero che io mi metta a nudo? Vogliono davvero tutto quel, quel…quella cosa, quel qualcosa che è dentro di me, dentro di te, dentro noi..quel qualcosa di cui abbiamo paura, non vogliamo, non possiamo darvi, non possiamo avvicinare, capire, no. Dolore. No. È oltre.

“L’Aquila bella me…”

“Ju vaporetto non vè”

“E dondoliamo”

Tra noi e loro, tra loro e noi. Che vuoi?! Dondoliamo. Sospensioni. Nascosto e manifesto. Dentro e fuori. Colori. No. Sfumature.

Che dobbiamo dire?

Che devo dire?

Cose, cose che mai oserei anche solo ripensare?…

“Restare è difficile, andarsene è ancora più difficile.”

È una lacrima. È la condizione. È realtà.

Un atto di coraggio, quello di Francesco. Avvicinarsi al cuore del discorso, al cuore della condizione che noi aquilani ben conosciamo. Avvicinarsi un attimo appena. Ricordarci. Aiutarci a ricordare. Che dentro di noi.

Come una poesia.

Ossimoro è: morire dentro una carriola e continuare a raccontare, continuare a riprendere con la telecamera, nel suo caso. La sua esistenza diventa anche la nostra. Una continua sospensione tra due opposti, o tra mille opposti. Dire-tacere. Andare-restare. Lontano-vicino. L’Aquila-paesi. Semafori-rotonde….

Amare sta cazzo di città – oppure – odiarci a morte.

 

 

Grazie France’.

Chiappanuvoli

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