Transumanza 2010

Peltuinum

29 Settembre andiamo, è tempo di migrare. Qualcuno disse questa cosa e oggi io me la voglio ricordare. Mi voglio ricordare di essere abruzzese. Non per vanto, questo è certo, ma per rispetto. Rispetto per quel che è stato, per quel che ci ha resi ciò che siamo. Voglio ricordare questo rispetto, anche perché non sono proprio sicuro che si usi lo stesso grado di valore d’animo per preparare l’Abruzzo alle generazioni future. Almeno non per tutti.

Ieri sono andato a percorrere il primo tratto di Transumanza. Abbiamo percorso il tratturo regio (L’Aquila-Foggia) dalla basilica di Collemaggio fino alla S. Maria de’ Centurelli a San Pio delle Camere. Oltre sette ore di cammino, le vesciche sotto i piedi, male a tutte le articolazioni inferiori, 36 chilometri percorsi secondo il GPS. Eravamo un gruppo di quasi 30 persone. A pranzo ci hanno gentilmente ospitato ad Onna, pizza fritta per tutti e dolci a volontà. La cena invece, a base di formaggi, zuppa di farro e ceci, pecora alla cottora, si è svolta direttamente alla chiesa de’ Centurelli, dove ad attenderci c’erano anche dei gruppi musicali e la gioia semplice di altre persone. Ci hanno fatto compagnia ovviamente le pecore, qualche capra e i cani da gregge. Lo sfondo era la meraviglia del paesaggio aquilano, la piana di Navelli nella sua interezza. Poi c’era il tratturo, questa via antichissima, più antica dei romani, che porta dall’Aquila a Foggia. A tratti non è molto più che un sentiero tra la campagne ed i boschi, ma resiste, persiste, percorribile, magico, antico, suggestivo. Basta pensare che attraversa gli scavi della città di Pleltuinum, uno tratto dalle nostre parti, dove è persino rassettato e segnalato. Ricordate quei cartelli che si trovano sparsi per L’Aquila con rappresentato il guerriero di Capestrano? Ad organizzare il tutto, il team Tracturo3000 (www.tratturomagno.it), Libera Empatia, la Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori di formaggio) e la centrale del latte Aterno.

Oggi una quindicina di persone hanno continuato il viaggio, anzi, il cammino fino a Foggia, ben 244 km. Questo è il quarto anno che questi folli esauriti “lasciano le montagne e vanno verso il mare”. Quattro anni di attività e una vita di passione, passione per le tradizioni, per i trascorsi, per i passaggi e paesaggi che ci hanno formato. Ripercorrere quella via antica ogni anno simbolizza una storia e una passione che non vuole ancora morire. Una storia di necessità per gli abruzzesi di un tempo, una storia di determinata follia per noi abruzzesi moderni. Pare ardito un paragone con i più famosi cammini, come quello di Santiago De Compostela, solo per citare il più famoso, ma questi percorsi, oggi, hanno una valenza che a me sembra comune per ogni essere umano che li percorre. Scava scava, rincorri rincorri, gira gira, uno è il valore profondo che tutti questi cammini riescono a donare: la strada che riconduce a se stessi. Il ritorno dell’abruzzese moderno verso l’abruzzese antico, verso il pastore, nel caso del tratturo; il ritorno dell’uomo moderno verso l’uomo antico oramai sedimentato, addormentato dentro di noi, in ogni altro cammino di questo genere. Dentro ognuno di noi. Ed in bocca si sente il sapore di rispetto.

Il mio passaggio per il tratturo mi ha donato consapevolezza e forza d’animo. Mi ha donato la voglia di riscoprirmi uomo ed essere vivente, abruzzese ed aquilano. Sono tempi duri, quelli moderni, per la tradizione, per il passato e per il passaggio lento attraverso le cose, figuriamoci per un vero e proprio ritorno al passato. Del tratturo, dicevo, non resta molto più che un sentiero o una stradina di campagna, troppo spesso disseminato di immondizia, di piccole discariche abusive, ma che riesce comunque a conservare la magia della scoperta e del sogno. Il tratturo oggi, mentre siamo tutti intenti nella ricostruzione anche sociale dell’Aquila e del suo comprensorio, viene ad assumere però un valore decisivo, fondante, molto più di un palazzo antico in pieno centro storico. Eppure resta lì, sepolto.

E mi chiedo come si possa pensare di andare avanti senza sapere da dove veniamo. E paragono il tratturo e la transumanza alle tante e tante costruzioni erette nell’ultimo anno e mezzo sul nostro territorio, senza che venga ri-costruita la nostra città. Indicativo ed impietosamente triste.

Quelle 30 persone, ieri si è detto, sono i nuovi Don Chisciotte: folli che combattono contro mulini a vento per le loro idee. Folli che combattono con le idee contro altre idee. Lotta d’idee. Il motto era “Il gregge di idee è in cammino, fate vostra l’idea”. E non c’è “idea” più forte al mondo, che quella che sotterra il proprio seme nella speranza del cambiamento positivo, nell’ottimismo persino. L’unico assunto che mi sento di fare è questo. Don Chisciotte combatteva da solo, accompagnato unicamente dal suo fiero scudiero Sancho Panza, un folle realista. Oggi, invece, noi abbiamo il vantaggio della rete, della comunicazione, della possibile congiunzione delle nostre idee. Oggi, noi non siamo soli. Basta avere il coraggio di iniziare a camminare, lungo la via o lungo il tratturo si incontreranno di certo altri folli dediti alla lotta ai mulini a vento.

Buon cammino, dunque.

Chiappanuvoli

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2 risposte a “Transumanza 2010

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