Tre giorni – Iolanda Di Bonaventura (recensione)

Se per perdere il contatto con la realtà è possibile leggere un fumetto.

Se per vedere dentro un’altra persona è possibile leggere un fumetto.

Se per esprimere le proprie emozioni è possibile disegnare un fumetto.

Se per rappresentare una fetta di generazione è possibile disegnare un fumetto.

 

“Mi è rimasta qualche nenia

da cantare al corpo stanco

che cede e torna a

cedere

al bisogno d’un amore

che s’autoinfligge

per mancanza di stimoli

esterni”

 

Il fumetto di Iolanda Di Bonaventura è una di quelle poche nenie che ci rimangono da cantare, o disegnare e raccontare, nel suo caso. Perché è tutto lì, il senso profondo della vita adolescenziale del 2010. Sono quasi vent’anni che lo è, per la verità. “Vita adolescenziale” che non significa per ciò stesso immatura, eccessivamente emotiva, stupida persino. La “vita adolescenziale” oramai permane in strascichi fino all’età matura, ai trenta, ai quaranta. Se non permane, torna fuori prepotente verso i cinquanta ed ancor più forte verso i sessanta. “Vita adolescenziale” che significa dar ascolto a quella voce, sì quella dello stomaco, che pare quella del cuore, o forse è quella del cuore che pare quella dello stomaco. Comunque è giù che bisogna appoggiare l’orecchio. “Vita adolescenziale” che da omicidio di provincia diventa omicidio di massa, che da prime pulsioni indipendentistiche diventa motivo di levata ogni mattina e causa di depressione ogni notte. O viceversa.

Iolanda forse non lo sa, ma forse dentro di lei lo sente, che l’adolescenza è ancora lunga da passare e lei ha soli 17 anni.

Nel fumetto di Iolanda, “3 giorni”, non c’è spazio per i ragionamenti, non c’è spazio per i sentimenti artefatti e costruiti nei secoli addietro. C’è la bestia, c’è l’emotività, c’è il baratro, come lei lo chiama. A cosa serve chiedere pietà? Chi mai sentirà le ultime grida disperate? La vittima non è anch’essa parte dell’assassino? La folla sbalordita non è causa dell’omicidio? Lo scandalo, la mano sulla bocca e gli occhi sbarrati, il pop corn ed i programmi pomeridiani di approfondimento, o intrattenimento non sono anch’essi complici? Non siamo già tutti dei carnefici? Carnefici e vittime.

Iolanda forse non lo sa, ma forse dentro di lei lo sente, che la naturale violenza del nostro lato animale, perché animali siamo, senza le costrizioni mentali, il senso di colpa, la pena, l’ideologia, i valori, ecc, è destinata a tornare fuori ancor più straripante di quanto ricordassimo. E lei ha soli 17 anni. È dell’Aquila e la violenza la masticata nell’ultimo anno e mezzo.

Questa vita è una pena. – parafraso Iolanda – Non riesco più a toccare la mia immagine, me stesso, il mio io, il mio pensiero di me, il vostro pensiero di me, quei mille volti, quelle mille rappresentazioni, il volto diventa un coccio caduto in mille pezzi, un puzzle – dice lei – quel che è dentro sarà quel che è fuori? Quel che è fuori sarà quel che è dentro? Problemi adolescenziali si dirà, problemi filosofici si riderà sotto i baffi e con sguardo accondiscendente. Carezze sulla nuca. Padre ricorda che potrei ucciderti in ogni momento, e su questo non c’è nulla da scherzare o da essere accondiscendenti. Il rischio (o la speranza?) che quest’omicidio collettivo ci liberi tutti da un nascondino millenario è sempre in agguato.

Ad ogni modo, pare scomodato addirittura Herman Hesse ed il suo lupo, o anche solo un anime monumentale come Neon Genesis Evangelion, ma Iolanda di queste cose forse non ne sa nulla, ma forse dentro di lei già lo sente, eppure ha solo 17 anni, viene dall’Aquila e questo è il suo primo fumetto.

Tre giorni.

Chiappanuvoli

 

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