Apocalisse da camera – Andrea Piva (recensione)

“Apocalisse da camera” è il primo romanzo di Andrea Piva, pubblicato da Einaudi nella collana “Stile libero”, €13,80, 2006.

Era un po’ che volevo scrivere questa recensione. Ci tengo principalmente per un motivo: a me questo libro è servito.

Non mi ha rivoluzionato la vita, non mi ha fatto cambiare il modo di osservare la realtà che mi circonda, non mi ha neanche sorpreso. Mi è fluito dentro gli occhi fino alla poltiglia celebrale come un fiume i cui argini siano stati ben curati e tenuti sotto continuo monitoraggio. Ecco, questo libro è un bicchiere d’acqua bevuto con gusto, né troppo freddo né troppo caldo, deglutito quando si ha voglia di acqua e non una sete da dromedario.

La storia è semplice e il racconto riesce a mediare bene tra lo stereotipo ed il mondo nascosto delle perversioni giovanili: sesso, lavoro, droga, famiglia, amore. Un assistente universitario alle prese col suo potere sulle giovani studenti, la responsabilità del ruolo, il rapporto con la droga, i disagi familiari e la meraviglia o la tortura dell’amore.

Dicevo che mi è servito. Ebbene, bisogna dire che è scritto con capacità, nei tempi, negli alti e bassi delle digressioni, nella precisione del linguaggio, parole giuste che si susseguono come una canzone rock di un gruppo da milioni di copie vendute e concerti da €25. Non travolge come una canzone post-rock, il mio genere preferito, certo, ma accompagna. Se fosse un film, sarebbe un’ora e mezza spesa bene, sul letto, rilassati, con un amico o con la propria ragazza, sarebbero €5 spesi al cinema senza rimpianti. L’utilità intrinseca dell’opera sta nella lettura che ho eseguito da scrittore, nell’apprezzamento che se ne può fare dei tecnicismi, mai pesanti ma bensì intelligenti e ponderati. Una tecnica che si potrebbe definire “cinematografica”, dato che l’autore è essenzialmente uno sceneggiatore (LaCapaGira, 1999, e Mio cognato, 2003).

Punti di forza: sono proprio le soluzioni che lo scrittore utilizza per strutturare il romanzo, il sapiente dosaggio di pathos “giovanile” e connessioni logiche; la capacità di immergersi dentro ragionamenti di una filosofia che potrebbe definirsi spicciola o tardo-adolescenziale ma che, invece, a pieno diritto, si staglia sul fondo come un portone che si affaccia sui grandi porticati delle passeggiate peripatetiche (ovviamente con le dovute differenze contestuali); i titoli dei paragrafi che poeticamente ed ironicamente ne riassumono il contenuto; la sincerità.

Punti deboli: pochissimi punti di profonda immersione empatica (scorrere come un fiume non significa potercisi immergere); un finale troppo breve e poco elaborato, 10-20 pagine in più non avrebbero guastano.

Consiglio al lettore: da leggere se, come me, si ha la passione per la scrittura, se piacciono le storie giovanili di facile lettura e di media entità scandalistica e se non sempre quelle domande che ci si ritrova davanti scorrono via assieme alla prima birra.

Futuribile: magari Andrea Piva ci regalerà il secondo romanzo parlando del Texas Hold’em, di cui è diventato uno dei giocatori italiani più di successo.

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Chiappanuvoli

 

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2 risposte a “Apocalisse da camera – Andrea Piva (recensione)

  1. Dall’inizio della recensione sembri entusiasta, andando avanti è come se emergesse non una delusione, ma una mancanza. Comunque sembra un libro interessante, consideriamo sempre che si tratta di un’opera prima, quindi qualche pecca gliela perdoniamo. (No, non l’ho letto.) 🙂

    • Certo che lo perdoniamo e poi a me il libro è piaciuto. Dici bene infatti, gli manca qualcosa. Cmq è un personaggio interessante che rifiuta le logiche “astruse” dell’editoria italiana.

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