Prima di sparire di M. Covacich – Recensione

Non è che capiti molto spesso, almeno per me, almeno di recente, di svegliarmi presto la mattina. Di farlo poi per finire un libro, non credo sia mai accaduto. O forse l’ho rimosso. Stamattina, 1-1-11, mi sono svegliato per leggere le ultime pagine di “Prima di sparire“, romanzo di Mauro Covacich, scrittore Triestino, Einaudi, collana I Coralli, 2008 (ISBN 978-88-06-16864-3). Questa è la mia recensione “a caldo”.

 

Prima di Sparire, M. Covacich

 

 

La storia è molto semplice. Il libro tratta della “cronaca di un amore che uccide un altro amore”. Di cambiamento, di rinnovamento, non facile, non sereno. I protagonisti delle due storie che si intrecciano, l’una di fantasia, l’altra “reale”, affrontano il momento della separazione dell’amore che si è pensato essere “per tutta la vita”, e quello dell’inizio, sovrapposto, di una nuova relazione. La narrazione di fantasia riprende due personaggi di Covacich presenti in un’altro libro (A perdifiato), Dario Rensich, maratoneta ed oggi artista maratoneta affermato, e sua moglie Maura. In quella “reale”, l’autore scrive della sua vita, della sua esperienza, la fine del suo matrimonio con Anna e il nuovo rapporto con Susanna. Avvenimento realmente avvenuto ma, per sua stessa ammissione, raccontato dal suo punto di vista, perché la memoria è sempre “una facoltà soggettiva”.

Il libro mi è stato regalato da Covacich in persona. Accompagnai un amico ad intervistarlo per un appello alla causa dell’Aquila. Finimmo a parlare della necessità di scrivere un libro sul terremoto. Mauro mi ha scritto nella dedica: “Adesso tocca a te”. Oggi capisco meglio quelle parole solo apparentemente banali. Il passaggio da un amore all’altro metaforicamente può essere considerato come il cambio tra la “convivenza” con una città ed un’altra (il suo fantasma, nel caso dell’Aquila). Il motivo per cui Covacich mi ha dato proprio questo libro è tutto qui: raccontare un dolore vissuto in prima persona.

Incredibile è la scorrevolezza con cui si affrontano pagine infilzate da aculei e cocci di vetro. Ti graffi il viso, lo sterno, ti buchi le mani e vai avanti. Ti ritrovi il sangue che ti cola dentro la gola e continui a deglutire come se nulla fosse. Il libro è fatto di attimi, di immagini e, dopo poco (non è facile iniziarlo), ti ritrovi ad averne bisogno. La passeggiata tra i Papaboys, la presentazione del libro ad Avezzano, gli incontri sfuggenti tra Maura ed il suo amante, la performance artistica di Rensich, diventano caldi antri, quasi liquidi (Bauman sarebbe d’accordo?), dove potersi rifugiare. Mi è capitato di voler rileggere capitoli interi per riprovare due volte lo stesso senso di fuga e di protezione. Dentro il ricordo, dentro il ricordo di un’emozione non può più succedere nulla, non c’è più pericolo. Eppure, il dolore provato dai protagonisti lo senti nelle mani, vivo, a tratti ingestibile.

Arricchiscono la trama dettagli, altre storie incastonate. Si parla dell’arte e di critici d’arte, si viaggia con Rensich in tre continenti, si passeggia tra i segreti di Roma, per le strade di Budapest, si frequenta l’ambiente letterario italiano e provinciale, finiamo dentro il corpo di un maratoneta e scopriamo come funziona. Inoltre, ci sono due fili conduttori su cui pare strutturarsi tutto il mondo della narrazione: la corsa e le stelle. Un po’ come il sogno e la fuga, o l’abbandono. Significati certo diversi a seconda del lettore. Covacich lo dice che ha sempre cercato di scrivere un romanzo in cui un maratoneta diventa artista, ma non gli era mai riuscito. L’Umiliazione delle stelle avrebbe voluto chiamarlo. Il risultato in questo romanzo è l’umiliazione esaltante delle stelle.

Ecco, il senso ultimo del libro, non sta nel dolore, nell’abbandono, nelle scelte difficili. Sta nella responsabilità con cui vanno affrontati alcuni momenti delicati e nella consapevolezza che, a volte, le “stelle” decidano per noi. È un gioco di rimandi. Ad un certo punto, si perde il controllo, si deraglia, per quanto fermi e decisi possiamo essere, ci si perde, si sbaglia, si fanno soffrire le persone che ci stanno accanto. È inevitabile. È la responsabilità dell’inevitabilità, dunque.

Punti di forza: lo stile incredibile, i rimandi, gli slanci, un libro vero che nasconde una storia “semplice” ma un tema decisamente difficile da gestire (ad esempio il male che si può fare con le proprie parole). Il libro ti fa vedere cose che prima non vedevi, anzi, non osservavi (come il corpo di una donna che geme davvero). Il dolore sincero, mai retorico.

Punti deboli: se non ne mettessi? Forse i buchi. Quelle cose che avresti voluto sapere e che l’autore lascia velate. A tratti pesano un po’, ma forse è solo la brama di capire, di imparare.

Consigli al lettore: Covacich è un autore da scoprire, di una bravura e modestia (che pare trasparire) imbarazzanti. Lo consiglio a chi si trova di fronte a sconvolgimenti sentimentali ma non solo amorosi, oserei dire vitali.

Futuribili: leggere altro dell’autore, leggere presto.

Link utili:

Einaudi, scheda libro.

 

Annunci

7 risposte a “Prima di sparire di M. Covacich – Recensione

  1. Pingback: Prima di sparire di M. Covacich – Recensione « Origami di un …

  2. Pingback: A perdifiato – (io odio) Mauro Covacich « Origami di un Chiappanuvoli

  3. rileggo di recente prima di sparire dopo circa un anno dalla prima lettura e ci trovo dentro sempre di più, lo scavo sempre più infondo, lo segno, scansiono le pagine e le mando agli amici. quasi mi imbarazza vedermi così addentro, come si dovrebbe fare solo con i grandi classici, e invece io mi perdo qui, dentro a queste pagine sconosciute ai più. l’umiliazione, il deteriorarsi delle cose, il consumarsi messi così, in modo perfetto, che le puoi sentire. penso alla camminata accanto alla madre, al funerale di Ilaria, all’alpinista che si recide il braccio con il coltellino svizzero. è un libro difficile, duro (come lo sono tutti i libri di covacich, diciamocelo) ma geniale. un gran libro, uno dei miei preferiti.

  4. Pingback: A nome tuo di M. Covacich – recensione (?) « Origami di un Chiappanuvoli

  5. Succede questo.
    Si scrive un libro le cui volute narrative seguono e si incuneano negli anfratti di una vicenda di tradimento.
    Chi parla è il fedifrago.
    La domanda è: quante mail&lettere avrà ricevuto lo scrittore da parte di esseri umani inculati dall’amore?
    Ognuno a raccontar il suo amore finito, il suo amore tradito, il suo amore vilipeso, il suo amore disilluso. Ognuno con la ferma convinzione dell’originalità del proprio dolore.
    Ma, in fondo, tutti inculati dall’amore.
    Che vogliamo da questo romanzo?
    La spinta per andare avanti? La rincorsa per chiudere? Il coraggio di sparire? Un consiglio per la sopravvivenza? Un abbecedario del traditore?
    A questo romanzo non chiediamo niente perché ci dà già tutto.
    Molto semplicemente. Molto chiaramente. Senza vie di fuga ridicolamente abbozzate.
    Andare avanti significa sparire, ogni giorno sempre un po’.
    La vita come sparizione. La sparizione come sopravvivenza.
    “Mi aspetterai?”
    Meglio sparire rimanendo in attesa dell’ultimo saluto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...