28 settembre 2011

Frammento più esteso. Oggi è così. Nessuna, nessuna. Le spiegazioni sfamano i cani. Ho fame. Tu, no.

28 settembre 2011:

«Veloci sembrano le parole

incolonnate. Vicini gli allori.

I poeti mangiano i sassi.

°

Moderatamente rapide, quelle raccolte

in un pugno di pagine. L’obiettivo luccica, pare a portata.

Il rischio di ubriacarsi di nulla, Carver lo conosceva.

°

Più lenta è quella distesa infinita di battute.

Meno i sorrisi. L’arte non si inventa (qualcosa la sto imparando).

Sarebbe comunque un boom – d’artificio / al suolo.

°

Tre strade davanti, non troppo devianti.

Fuorvianti. Avanti ai denti colpi prepotenti.

Potevo essere un ingegnere, un banchiere, uno strozzino.»

Musica di Eluvium. Oggi è stato il suo giorno. Genius and the thieves.

Chiappanuvoli

27 settembre 2011

Oggi. Proprio tanta fatica. Ho creduto di non farcela. Ho proprio pensato che non sarei riuscito a scrivere nulla. Al secondo giorno sarebbe stato mortale. Invece l’esercizio, l’a-e-sperimento va avanti. Oggi più introspettivo. Più autoreferenziale. Benefici d’una &@!%£%logia imprevista.

27 settembre 2011, frammento:

«La co-strizione, il senso di co-lpa.

Grandi amici del Super Io.

Non ho nulla di super. Io. Oltre che piombo, senza benzina.»

Ad accompagnare. Ancora un po’ di musica. Casuale, anch’essa.

The Samuel Jackson Five – “Michael Collins Autograph”

Chiappanuvoli

1977 – Gianni D’Elia – Estratto

1977, Gianni D'Elia, Sigismundus - copertina

17 ottobre

 

«[…] quando al mattino si sveglia ritrovarsi in quel letto non suo lo turba Odile che gli accarezza la testa con la mano sinistra la destra la immagina stretta tra le sue gambe rannicchiate e quella posizione mentale accompagna tutti i suoi risvegli la tenerezza di quelle dita tra i capelli tutto il calore accumulato durante la notte inizia la perdita che sia volontaria o forzata questo Lenz se lo domanda sempre nel cesso piccolino senza luce dell’albergo guardando il suo coso pisciare anche quel filo a getto lo turba lo inquieta gettare venir meno perdere e poi quel filo lo lega sempre e dovunque alla tazza del mondo lo lego lo lega così giallo caldo se lo ricordava da bambino quando si vergognava a farsi sentire nei bisogni allora stava attento a farlo scorrere quel filo giallo stava attento a farlo scivolare adagio in silenzio dalla superficie liscia e bianca della tazza fino alla pozzetta dell’acqua col tempo conquistò anche la pisciata sonora pescando con forza direttamente nel buco ma ancora adesso faceva attenzione al rumore soprattuto quando era solo odiava farsi chiasso addosso così poi si siede sul letto con gli occhi umidi di pianto  cominciando a pensare si tasta l’addome per sentir scivolare ora le sue ghiandole dentro con un suono sordo e cupo tra le dita su suono così schifoso insopportabile e l’addome così duro a destra e a sinistra le tumefazioni all’inguine all’attaccatura delle gambe ghiandole della linfa sapeva tutto su queste

non posso che scriverti in terza persona sono fuori mi inseguo con un pazzo per boul’mich’ e penso solo alla mia morte con Odile che mi sopporta ti scriverò ogni giorno come un diario»

1977 – Gianni D’Elia

http://www.sigismundus.it/narrativa/1977/

10 giorni di poesia – 26 settembre 2011

Of a lifetime – Crippled Black Phoniex

Stralcio da “10 giorni di poesia”. Nuovo lavoro e titolo provvisorio. Regole semplici. Tutto in 3 versi: 26 settembre – 5 ottobre 2011.

26 settembre 2011:

«Monsignor Ba(m)bini dice:

l’omosessuale pecca più del pedofilo. (I chirichetti sono un’altra storia.)

Contronatura o controcasta?»

10 giorni. 10 giorni qualsiasi. 10 giorni in cui odiare. 10 giorni in cui respirare. No, solo odio.

Chiappanuvoli

Postcard (+ explosions in the sky – postcard from 1952)

Una poesia salva la vita.

Almeno a me.

Eppure

questa splendida realtà anela.

Occlude branchie, tronca alveoli,

epiteli, strozza le trachee.

E forse neanche le parole servono

poi

a granché.

Ma quanto è splendido starsele a raccontare!

(Splendido starsi a raccontare)

Tutto ciò che siamo. E sono

più ora che mai. Più adesso

che sempre.

Adesso che la decisione si attacca

all’ossigeno come una molecola

di carbonio.

Scarto – ti senti – di troppo.

Inquinamento per quel mondo

di patina ed inchiostro.

Siamo ai minimi storici.

In equilibrio su precarie i!

Incapacità, impossibilità, incoscienza.

Eppure

la poesia salva la vita.

Almeno a me. A te.

Splendida bugia che anela.

Altro non è

questo disordine

nelle cose nostre, lettore.

Come una cartolina dal 2591.

23/09/2011

Chiappanuvoli

Quanti teatri servono all’Aquila?

Pochi minuti, è quello che chiedo, pochi minuti di riflessione a fronte dei 30 mesi che sono passati dal 6 aprile 2009. 30 mesi in cui abbiamo avuto modo di pensare più e più volte al progetto dell’Aquila del futuro, L’Aquila che stiamo ricostruendo. Di pochi giorni fa, il 12 settembre, è la notizia della firma del protocollo d’intesa per la costruzione del nuovo Teatro stabile. Le autorità (il nostro caro sindaco Massimo Cialente, l’ambasciatore Giovanni Castellaneta, l’ambasciatore d’Australia in Italia, David Ritchie e il sottosegretario Gianni Letta) si sono incontrate a Roma (neanche all’Aquila…) per depositare le firme ed esprimere tutta la loro soddisfazione davanti ai fotografi. A tal fine sono stati donati all’incirca 3 milioni di euro grazie all’impegno del Governo Australiano e della comunità degli Italiani d’Australia. Il progetto è stato ideato da Mario Cucinella, rinomato architetto e designer italiano, e verrà realizzato nel nuovo parco urbano di Piazza D’Armi. Qui potete trovare un’illuminante intervista allo stesso Cucinella nella quale si spiegano le motivazioni del progetto.

Tiro un sospiro e la prima cosa che mi viene in mente è: «Grazie, grazie signore e signori per il vostro impegno e per il sostegno alla causa aquilana. » Al secondo sospiro, l’aria mi s’inceppa nel collo, quasi mi strozzo.

Ragioniamo insieme sulle strutture esistenti nella nostra città. Attualmente c’è l’Auditorium nella Caserma della Guardia di Finanza, c’è il chiostro di San Domenico (però magari va bene solo d’estate), c’è il Ridotto Comunale, c’è l’Auditorium donato dal Giappone di Shigeru Ban, consegnato, inaugurato e già chiuso per problemi tecnico-burocratici. Poi ci sono le numerose strutture di legno e plastica delle piccole compagnie, quelle che sopravvivono di passione e aria fritta. Certo, poi ci sarebbero anche il Teatro Sant’Agostino, il Teatro San Filippo, e c’è pure il Teatro Comunale, sede del Teatro Stabile d’Abruzzo, quelli che sono in centro insomma. Quanti altri ne sto dimenticando? Ma quanti teatri servono all’Aquila?

Si è capito dove voglio arrivare? 3 milioni di euro non potevano essere utilizzati per la ricostruzione di questi stabili? A che serve costruirne uno nuovo? Non sarà l’ennesima cattedrale nel deserto? Chi è che ci mangia? Appalti, bustarelle, affaristi e speculatori non li nominiamo per niente? Perché costruirlo a Piazza D’Armi tra il MacDonald’s, la Caserma Campomizzi, la pista d’atletica, le macerie abbandonate, la Guardia di Finanza e la piazza che accoglierà le bancarelle del mercato? Ma non deva essere un parco urbano, un’area verde alle porte della città? In questo modo non si tolgono pezzi importanti al centro storico? Montano i dubbi. Qual è l’unica lettura possibile? Che il centro non verrà mai ricostruito? Che la logica del profitto e della costruzione anche una volta prevalgono sulle promesse dei politici e la RI-costruzione? Che, e qui sta la nota più dolente, i cittadini aquilani ancora una volta fanno da spettatori davanti all’ennesima scelta imposta dall’alto?

Un attimo. Respiriamo con calma. Servono appena pochi minuti. Il tempo di uno spot pubblicitario o di uno slogan politico. Pochi minuti e avremo tutti ben chiara l’utilità di questo nuovo teatro a forma di liuto, in cui sarà possibile “abitare lo spazio in maniera democratica”. La democrazia dello spettatore! Ci sono. Il respiro riprende a cavalcare nella gola. 70.000 spettatori, solo questo siamo! 70.000 spettatori in cerca del proprio posto numerato! 70.000 ignavi spettatori, davanti alla “messa in scena” della ricostruzione! Altra finalità non c’è. Non è per becera speculazione edilizia. Non è per viscido arrivismo politico. Non è per dare un’illusione di lustro all’architettura aquilana. Non è neanche per abbindolarci con l’ennesimo progetto ipocrita di riaggregazione sociale. Non è per nulla di tutto ciò che si sta costruendo un nuovo Teatro stabile all’Aquila. Trattengo l’aria…

È per accomodare il culo di 70.000 pecore!

Chiappanuvoli