L’esistenza degli altri – Iolanda Di Bonaventura

“Le esistenze altrui scorrevano davanti le finestre. Tutta quella vita era solo un alone dentro gli occhi di chi si limitava a guardare.”

Iolanda quest’anno si è rimessa a giocare con la carta stampata. Ha aggiunto dei collage di lettere. Fotografie. China. Quest’anno è “L’esistenza degli altri”. Poche pagine, al solito, ma piene di significato. Mondi da scavare con la pala. E ti ritrovi impalato davanti lo specchio del bagno. Da qui inizia a raccontare Iolanda. Lo specchio, la tua immagine. Quei pezzi di te che senti si trattengono nei vestiti mentre ti spogli. “I suoi abiti sapevano di sé più del suo corpo”. Lo specchio è una superficie piatta, eppure ci vedi proprio un mondo là dentro. Profondità, spazi da riempire, vuoto o pieno, dipende dai casi. Dipende da quale gioco ti piace giocare con la tua vita. A volte, a volte pensi persino di poterci infilare una mano dentro. L’unica cosa che chiunque si aspetterebbe nel toccare uno specchio è una sensazione di freddo. Iolanda osserva lo specchio, la sua immagine, e ti fa sentire proprio quel freddo.

Iolanda vede quelle mani che le si fanno incontro e. Sono le sue mani e sono anche le mani degli altri. E sa che quelle mani sono le sbarre di una prigione fatta di due braccia e due cosce (cit.). La prigione del corpo. La prigione della mente. Dentro lo specchio non sarai mai libera come vorresti essere. Libera non sei da questo lato. Eppure speri, speri, stringi i pugni e speri che da quell’altro lato. Un po’ di calore, un po’ di libertà ci sia. Perché di qua, il calore e la libertà sono mani e occhi che ti si strusciano addosso. Sui seni, tra le cosce. Quanti volte, anche tu, hai visto quelle mani.

“Sarò bella – aveva detto una volta – fintantoché sarò bella, mi amerai?”

Iolanda sente queste cose. E le fa sentire anche a te. Cose che se non stai attento, penseresti che siano cose normali per una ragazzina come lei. Cose che se non stai attendo, non ti accorgi che anche tu fai gli stessi pensieri prima di immergerti nella vasca da bagno. Cose che i tuoi vestiti possono coprire, nascondere, ma mai celare per sempre. Dentro. Al corpo. Rimane sempre quell’odore, quella traccia. Una cosa così bella che la possiamo solo osservare. “Esistono cose talmente belle da non poterle possedere”. E Iolanda. Iolanda lo sente. Iolanda la sente. La vede nello specchio quando è sola, se l’annusa addosso quando è nuda, l’appiccica tra le pagine del suo libro cosicché possiamo vederla anche noi. Per brevi attimi. Breve come l’attimo infinito di questo libro. Libro in cui Iolanda ci mostra la vita.

– –

L’idea come ti è venuta?

Accadono cose a cui non si può far fronte se non rielaborandole. E credo che quello che faccia ogni artista o pseudo tale…

Perché tu sei un artista o uno pseudo tale? – la interrompo.

Io sono una pseudo tale, come sempre. Sono uno pseudo tutto, potrei essere potenzialmente tutto quello che mi passa per la testa, ma potenzialmente siamo tutti tutto quello che ci passa per la testa.

Come mai hai lasciato il disegno per abbracciare questo nuovo stile?

In realtà è stato un approccio totalmente naturale. In questo periodo ho litigato col disegno, con le chine. Con il disegno non riuscivo più a scaricare lo stress. La fotografia invece mi ha aiutata. Il fotografare me stessa. Il ritrovarmi oggetto delle mie stesse attenzioni e non più soggetto pensante, quella che per forza deve scavare, il guardarmi dall’esterno è stato, non dico bello, ma qualcosa che ha ristabilito l’equilibro nelle cose.

Sei ancora bella?

Sono ancora bella? Non sono ancora bella. Non mi sento bella. Quella è la provocazione. Come è una provocazione la stessa frase: “fintantoché sarò bella mi amerai?” Che significa essere belli? Che significa essere amati soltanto perché belli? In questi termini, essere belli è quasi un ridurre se stessi. E a me interessava ridurmi, so che mi è stato utile.

Chiappanuvoli

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