Tolleranza Zero – recensione

Mentre scrivo un romanzo che ha per scenario la Scozia non posso non leggere uno dei suoi scrittori più apprezzati e più discussi, Irvine Welsh. Sì, proprio quello di Trainspotting, il film che ha segnato gli adolescenti degli anni ’90. Il libro che ho letto, a dire la verità qualche mese fa, è Tolleranza Zero del 1995 (seconda pubblicazione dopo Trainspotting), edito da Guanda nel 2001 (ISNB 978-88-8246-968-9). Malloppone di 300 pagine di non facile digestione.

Tolleranza Zero - Irvine Welsh

Roy Strang, il protagonista, è in coma da due anni. Tre sono le storie che lo coinvolgono e che si intrecciano. Quella di Roy che riesce a sentire quello che gli accade attorno, le infermiere, i genitori che lo vengono a trovare, ma che preferisce il coma. Preferisce l’oblio del sogno alla realtà che lo aspetta al suo risveglio. Welsh poi ci racconta tutta la vita di questo ragazzotto cresciuto nei sobborghi di Edimburgo, dall’infanzia spesa dietro due genitori strampalati, all’adolescenza del ghetto, tra botte e frustrazioni, fino al “riscatto” da uomo adulto: l’ingresso in una banda di hooligan, l’indipendenza, le terribili conseguenze della violenza di gruppo. L’altra storia, invece, si intreccia con il Sudafrica e l’immaginaria caccia all’uccello marabù, un sanguinario rapace che fa razzia di tutti gli altri uccelli. Metafora questa dell’animo stesso di Strang che nella cattura del rapace vede la liberazione dai suoi errori e dal senso di colpa che si porta dentro. Tornare alla vita o restare nel sogno? Tornare a mangiare tutta quella merda da cui cerchiamo di scappare tutti i giorni o abbandonarsi alla salvezza onirica? Allo stesso modo in cui Welsh piano piano ci cala nella merda del protagonista, sembrerà al lettore di sprofondare nella sua. Quel che succederà dopo, sono c…i tuoi, lettore. Come per Roy Strang, nessuno ti aiuterà a tirartene fuori.

Tolleranza Zero non è un libro per tutti. Scorre sangue, scorre sperma, scorre violenza, violenza di quella che non si giustifica facilmente. Sebbene la voce narrante del protagonista sia profondamente umana, non sempre è possibile immedesimarsi del tutto con lui. A volte ti ritrovi solo, fuori, esterno alla pagina e non sai che fare? Continuare a leggere? Provare a capire quelle gesta? L’unica cosa che sai è che anche tu hai delle colpe nascoste, colpe che mai e poi mai riveleresti. E allora senti che puoi solo lasciarti andare al fiume di parole ed emozioni di Welsh. “Magari mi da qualche dritta. Magari alla fine mi dirà come fare. Se si tira fuori dalla merda lui posso riuscirci anche io.” Ecco, pensi robe del genere. Io le ho pensate. Io mi sono lasciato guidare. Non posso dirti come è andata a finire. Sono c…i miei. Posso solo dirti che ne è valsa la pena. Vale la pena andare A FONDO con quello stronzo di Welsh

A FONDO

——–A FONDO

—————-A FONDO.

Il linguaggio è lo stesso che abbiamo potuto conoscere, anche se solo nel film, con Trainspotting. Slang dei bassifondi di Edimburgo. Crudo grezzo tossico. Al quale però se ne accostano altri due. Uno arioso e caldo. È quello della caccia africana. Gli spazi si dilatano. Le gocce di sudore ti calano sulla fronte. I pensieri si espandono a macchia d’olio nel bush. È di caccia che si parla, di sopravvivenza, di morte. L’altro incredibilmente stretto. Da camera. Da camera di ospedale. Sei in coma. Pensi, anche se i pensieri non possono andare troppo lontani. Sei bloccato. Immobilizzato. Vorresti urlare vorresti scappare vorresti schiattare del tutto ma non puoi. Sei nel limbo. Frustrazione e stomaco stritolato, altro non senti. Welsh ti pianta tre chiodi nell’animo.

Punti di forza: se si ama l’autore, non si può non leggerlo. Se si è amato Trainspotting e ci si sente ancora in colpa per questo, non si può non leggerlo. Se si vuole respirare la Scozia degli anni ’80, non si può non leggerlo. Se avete qualche macigno in sospeso con voi stessi o con qualcun altro, forse vi farà bene (ricordando che nessuno ti tirerà mai fuori dalla tua merda).

Punti deboli: un po’ confuso all’inizio. Ho dovuto iniziarlo un paio di volte. Mi perdevo, non capivo. Forse non è un libro che puoi leggere quando ti pare. Di certo non si legge a cuor leggero. Dispersivo, inoltre, nella parte della caccia al marabù. Chissà, intenzione dello scrittore?

Consigli al lettore: altri? Tiratene fuori al più presto. Non è ancora finita. La caccia non è ancora finita. Quella alla felicità. Parola di Irvine Welsh.

Futuribili: penso che non leggerò Trainspotting per il momento. Andrei sul Il lercio, Colla o Porno.

Irvine Weish wiki.

Tolleranza zero wiki.

Chiappanuvoli

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2 risposte a “Tolleranza Zero – recensione

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