La stanza della casa di campagna

La stanza della casa di campagna

Foto di Andrea Mancini®

Quella sera un brivido di paura le attraversò la schiena. Una paura complessa, diversa dal solito, diversa dalle altre paure che infestavano le sue giornate. L’immagine di lei mano nella mano col ragazzo le s’impresse nella mente e non ci fu modo di mandarla via. I pensieri le scivolarono sul futuro – lei che non aveva mai troppo considerato i passi da compiere per raggiungere gli obiettivi che si andava ponendo. Era sempre stata un’istintiva. Il caos che si portava dentro però ammaliava le persone più che allontanarle. Quella sera, invece, sentì forte il bisogno di aggrapparsi a ciò che aveva di più sicuro al mondo e decise così di andare a dormire nella casa in campagna ad Onna, dove vivevano i suoi genitori e le sorelle minori. Lì le sembrò di poter starsene adagiata su tutto il presente possibile, nessuna illusione. Magari sarebbe anche riuscita a dormire qualche ora, abbandonandosi, perché no, a un breve sogno.

Era già in pigiama quando arrivò il suo ragazzo. Si erano sentiti per telefono e lui le disse che non voleva lasciarla sola proprio quella notte. Arrivò verso mezzanotte. Quando lo vide, qualcosa le si mosse dentro.

Come prima cosa si raccontarono le rispettive giornate. Chiusi nella stanza, scherzarono nel fumo di decine di sigarette. Ogni tanto si fermavano a fissarsi, rompendo in delicate risate. La seconda paura li colse nel mezzo di un dibattito sul tipo di saturazione da applicare a una recente foto di lui. Era la foto di un uovo poggiato su una distesa di chiodi. Si abbracciarono forte. Gli occhi lucidi di lei si gettarono dentro a quelli di lui, appena un po’ più fermi. Cercarono di sdrammatizzare. Lui le disse che insieme sarebbero stati al sicuro. Pensarono anche di restare svegli tutta la notte, ma ben presto la stanchezza iniziò a farsi sentire. I sorrisi diminuirono, assieme alle parole e ai baci.

Le lenzuola parevano di gesso, pur mantenendo una freschezza che sapeva di pulito e di naftalina. Avevano il profumo di casa. Ricordavano la forza dei legami familiari che uniscono le generazioni di corredo in corredo. Lei al matrimonio non ci aveva mai pensato. Le antiche sponde di legno del letto parevano donare un che di regale al loro riposo. Si sfiorarono sotto le coperte. Entrambi mostrarono i denti ma non si videro nel buio.

C’era qualcosa di magico. Come se qualcosa di unico dovesse accadere proprio quella notte. Per un attimo le sembrò che i loro corpi non si potessero distinguere, che si appartenessero l’uno l’altra, definitivamente. Lei pensò queste cose ma non disse nulla. Si sentì stupida. Tirò le gambe al petto. Così raggomitolata nel buio credeva di essere al sicuro da tutto, soprattutto dai pensieri buoni. Aprì gli occhi e riconobbe la sagoma distesa del ragazzo. Ne percorse i confini con lo sguardo. Non c’era verso di prendere sonno. La fronte le pulsava. Un peso insopportabile la costrinse a rigirarsi nel letto con movimenti lenti. Era come se l’imponenza della vita si fosse sdraiata sopra di lei. Aveva l’inquietante sensazione che fossero gli unici esseri esistenti sulla Terra. Pensò anche di alzarsi dal letto, ma poi si disse che era solo un po’ agitata. Cercò di respirare piano, gonfiando profondamente lo sterno.

Stese una mano, lo sfiorò appena. Già dormiva. Allora gli sgusciò vicino e appoggiò il seno sulla sua schiena. Si contorse un braccio sotto la testa e restò lì ad aspettare di addormentarsi.

D’un tratto ogni elemento del creato prese ad avvolgersi attorno a loro, oltre le coperte. Scricchiolarono i piedistalli del mondo assieme ai piedi del letto. Spalancò gli occhi. Il firmamento si fissò tra le crepe delle mura. L’eco indefinibile dell’espansione dell’universo si raccolse tutto dentro quella stanza. In un attimo ogni cosa era lì, viva. E nel movimento incontrollabile della terra, ogni cosa le parve finalmente chiara. Palpitava di fragilità la sua esistenza, come le pietre di quella casa di campagna. La fragilità era tutto ciò che aveva. Una coperta di neve che placa gl’impeti del cuore.

La paura, ciascuna singola paura scomparve. Nella carne trovò il perfetto rifugio dalle angosce che ci assillano ogni giorno, grandi e piccole. Quella che teneva stretta tra le dita era un’eternità a lungo desiderata. Sembrava che qualsiasi sogno, anche il più recondito, potesse diventare reale. Sarebbero restati insieme, sarebbero stati uniti, qualsiasi cosa fosse successa. Al sicuro da ogni paura. L’amore li avrebbe resi immortali. Questo pensò, senza curarsi troppo di quanto stava avvenendo intorno. Poi un’immagine sfocata e un po’ sovraesposta le attraversò il cervello. C’era lei che correva in uno spazio candido, senza profondità. Con gli occhi serrati di gioia gli correva incontro. Indossava un vestitino estivo con una fantasia floreale. I denti bianchi risaltavano nel rossetto rosso carminio.

Poi fu un sordo boato. Il giorno seguente li trovarono ancora stretti.

28/06/2009

Chiappanuvoli


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...