Aspettando i barbari – J.M. Coetzee (recensione)

Se tutta questa storia (sceneggiata per i più) ha avuto inizio è per “colpa” di un libro. Il libro in questione è Vergogna di J.M. Coetzee e la storia è quella dello scrivere, del mio iniziare a scrivere “perché da grande farò lo scrittore”. Una malsana decisione destinata all’insuccesso nel 99,9% dei casi (direi che la percentuale è realistica, “uno su mille ce la fa”). Ebbene dopo aver letto quel libro pensai «caspita, un libro scritto in modo così semplice, eppure così complesso nei contenuti» – e qui viene la parte migliore del pensiero e  vaffanculo la vergogna – «mah, anche io credo di saper scrivere così, che ci vuole?». Solo un po’ di tempo dopo ho scoperto chi è J.M. Coetzee, qualche tempo dopo ho capito tante cose sulla scrittura. Per esempio, quanto è innaturale mettersi davanti ad una pagina bianca. A quasi un anno e mezzo da quella lettura, mi è capitato per le mani quest’altro libro, sempre di Coetzee, Aspettando i barbari (Waiting for the Barbarians, edizione Einaudi, 2000, ISBN 88-06-17312-8).

In una sperduta località ai margini dell’Impero vive un magistrato e la sua pacifica comunità. Il magistrato amministra, loro vivono. Il magistrato ha tempo anche per collezionare antichi manufatti delle popolazioni barbare preesistenti nella zona. Un giorno piomba in città l’esercito con la sua Terza Divisione. La loro missione è capire se i barbari oltre il confine stanno tramando contro l’Impero. I loro metodi sono violenti. Si scagliano contro le pacifiche popolazioni nomadi che vivono oltre questo confine che realmente, e come al solito, neanche esiste. Arresti, interrogatori, sevizie, morti. Il magistrato si oppone. Si ribella. Aiuta, per quel che può, quella gente indifesa. Ma non riesce a fermare tanta ferocia, in nome della giustizia, in nome della pace, in nome dell’Impero. L’esercito va via a mani vuote, lasciando la città ed il suo magistrato scossi. Lasciando miserabili sfiniti dalla prigionia. Lasciando una ragazza barbara nella città. Lei è stata accecata dai suoi aguzzini. I piedi le sono stati spezzati. Non può andar via. Il magistrato la accoglie in casa sua, la cura. A modo suo, si innamora di lei. Così l’impurità del nemico barbaro si insinua nel suo cuore. Agli occhi della popolazione e dell’esercito diventa un nemico anch’egli. Quello che segue è la battaglia morale di un uomo giusto contro il potere spregiudicato e corrotto. Quello che segue è un insegnamento per tutti noi.

Aspettando i barbari è un libro scritto in piena Apartheid (1980). È il libro di un sudafricano bianco che ha vissuto in quel periodo. È il libro di uno scrittore che ha saputo cogliere le profonde motivazioni di tanto odio, che ha saputo metabolizzare e assolutizzare, rendendolo opera d’arte nei suoi libri. Si parla qui di archetipi fondamentali dell’essere umano. Tipologie antropologiche. Verità. Cose che hanno portato Coetzee ad essere premiato con il Premio Nobel per la Letteratura nel 2003. Per capire a fondo le sue parole, ho dovuto attingere alle reminiscenze universitarie dei tomi di antropologia. Canetti, Girard, Douglas, Foucault, per citarne alcuni. Letto altrimenti, senza strutture teoriche intendo, non vede dissiparsi assolutamente il suo valore. Tutt’altro, resta comunque un libro che riesce in pieno a comunicare con l’animo del lettore. Resta un terremoto culturale.

Il testo è breve, appena 193 pagine. La cura nel dettaglio è impeccabile. I ruoli perfettamente rispettati: io sono lo scrittore e ti suggerisco, tu sei il lettore e devi immaginare. Il deserto, il colore della pelle dei barbari, la fragranza della vita semplice, la vergogna e la rabbia, prendono forma, diventano reali. Il protagonista, seppur magistrato, è un uomo semplice. Il suo monologo permette di avvicinarci agli archetipi naturali dei quali siamo fatti, fluendo come olio raffinato tra le pieghe delle nostre sovrastrutture culturali. Si perde via via il contatto con i muscoli volontari del corpo, e con la ratio. Dopo poche frasi ci si ritrova ad ascoltare i propri organi. Il battito del cuore, le contrazioni delle viscere. È lì che avviene il libro, è lì che si completa l’essenza del libro.

Punti di forza: oltre la qualità direi indiscutibile, siamo in presenza di una vera e propria lezione di vita. Semplicità e profondità si integrano e si mescolano. Uno dei migliori libri mai letti.

Punti deboli: eh, qualcosuccia che non mi è piaciuta, qualche stonatura c’è. Sono sicuro che sarà costume nella letteratura anglosassone, ma troppo spesso i “modi di dire”, le metafore, si ripetono, rendendo, a tratti, il testo ridondante.

Consigli al lettore: un libro imperdibile. Ottimo se ci si vuole avvicinare all’autore, che in esso rivela tutta la sua classe e poetica. Da leggere, però, piano, gustarlo, poche pagine al giorno. Al massimo 20.

Futuribili: credo che sarò ben lieto di leggere tutti gli altri libri di Coetzee. E credo che continuerò con i primi. Terre al crepuscolo, Nel cuore del paese, La vita e il tempo di Michael K.

Link:

J.M. Coetzee wiki.

Aspettando i barbari, Einaudi.

Chiappanuvoli

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