L’Aquila: ricostruzione, partecipazione, trasparenza…bleack!

L’Aquila: ricostruzione, partecipazione, trasparenza…bleack!

[articolo apparso su N°4 di Facenews Magazine]

 

Comincio ad avere la nausea anche solo a sentir parlare dell’Aquila. Vomito appena seguono le parole ricostruzione, soldi, case E, macerie e così via. Da qui alle elezioni amministrative, giocate appunto su queste parole chiave, prevedo anche l’esplosione di pustole su tutto il mio corpo. Va bene, torno serio. Perché mi capita tutto ciò? E perché questo sentimento di repulsione è sempre più diffuso tra i non addetti ai lavori?

La strategia, messa in campo sin dai primi giorni dopo il sisma, appare oggi chiara e tristemente efficace. In ogni circostanza legata alla gestione dell’emergenza o della ricostruzione, si sono sempre scontrati, sull’arena mediatica, due giudizi opposti ed equivalenti. I soldi ci sono/I soldi non ci sono. Ha ragione Chiodi/Ha ragione Cialente. Amministrazione centralizzata e verticista/Modello esteso di partecipazione. Si ricostruisce/Non si ricostruisce. Gli eventi invece hanno sempre seguito il loro corso e quasi mai gli aquilani sono riusciti a imporre la loro volontà.

Perché esista, il gioco della doppia opinione ha bisogno di un’unica condizione: un deficit d’informazione. Gioco dal quale pare non esserci via d’uscita nella società contemporanea. Chi di voi, anche foste tecnici, può dire di avere un chiaro quadro della situazione? Se conoscete ogni aspetto legato all’architettura, ad esempio, non potete di certo conoscere tutto ciò che riguarda il lato politico/amministrativo. Allora vi incaponite, vi mettete alla ricerca e trovate sempre due norme discordanti, due versioni diverse dei fatti e nessuno che si assume la responsabilità di quello che dice.

Si resta così sospesi in un limbo. Non si ha mai piena convinzione di quel che si pensa. Si campa di espedienti e di opinioni. Anzi, quel che è peggio, è che si campa delle opinioni di qualcun altro. E chi ha tempo per pensare alle cose che gli capitano intorno? Il nostro metro di giudizio sugli eventi in questo modo viene fortemente depotenziato e, credendo solo parzialmente in ciò che pensiamo, anche i sacrifici che saremmo disposti a fare ne escono più che limitati.

Non a caso il solo “vero” risultato che noi Aquilani siamo riusciti ad ottenere è stata la proroga alla restituzione delle tasse. Lì eravamo tutti d’accordo. Nessun contraddittorio.

L’unica soluzione per venirne fuori è la conoscenza. Dobbiamo pretendere di sapere. E per sapere dobbiamo pretendere processi sia amministrativi che tecnici siano trasparenti. Non parlo della Trasparenza di cui si riempiono le bocche i politici in Tv. La trasparenza vera è rendere i fenomeni semplici e comprensibili.

Oggi siamo in piena campagna elettorale. Si sta decidendo del futuro nostro e della città. E si sta decidendo a colpi di spot e programmi elettorali, con le guerre intestine dentro le sedi dei partiti e le primarie. Si sta decidendo a colpi di opinione.

Pretendiamo la possibilità di costruirci un nostro giudizio, di farci la nostra idea. Pretendiamo tempo per ragionare sulle cose. Pretendiamo trasparenza.

Io ho bisogno di capire, e mi fiderò soltanto di colui che inizierà le proprie frasi dicendo «La mia opinione è…», o che, dati alla mano, mi saprà spiegare semplicemente e comprensibilmente quello che succede.

Alessandro Chiappanuvoli

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