Pietà

Pietà

A Roberto Bonura

Roberto – foto di Andrea Mancini

1.

Se ti guardo negli occhi
in alto da qui
grondo di sangue

se guardo
oltre le spine

vedo la madre
vedo un corpo maculato
vedo preghiere
fontane infilzate

lacrime impresse a fuoco
nella pelle

un sorriso
che mai più rivedrò

padre mio, mai più rivedrò –

la poesia non salva nessun uomo nessun uomo è salvato dalla poesia –

se ti guardo negli occhi
non vedo alcun padre

infinite schiere di figli
e figli che saranno per sempre

«tu che sei figlio di dio,
scendi giù dalla croce»

«ha salvato gli altri,
non può salvare se stesso»

Se ti guardo negli occhi
ora
vedo che eri vicino a dio
più di tanti e tanti altri
covato nel ventre
come un dono per noi

se ti guardo guardare
non vedo più i tuoi occhi

ma so che non pregasti:
«dio mio, dio mio, perché mi hai abbandonato?»
mai.

2.

Da un abbraccio
l’abbraccio

braccia crocifisse
stringono solo
chiodi le mani

la madre ti aspetta

nel regno del padre
non c’è più pietà

«ricordati di me
quando sarai nel grembo»

«in verità ti dico:
non c’è nessun paradiso»

il ferro nel marmo
nessun’onda
ci ridarà la tua arte –

nessuna anima è salvata dalle sacre scritture le scritture sono solo poesie e la poesia non salva  il corpo di nessuno –

il tuo corpo ora è marmo
e noi non siamo che poeti

la pietà è l’abbraccio
che non meritiamo

la distanza siderale
tra le nostre braccia
avvicina

la verità alla morte.

3.

Inesauribili
raggi di sole

prima
che il cielo scurì
la terra tremò
si spaccarono le rocce

il velo del tempio
si squarciò
e l’adito ci fu
alla nostra casa

penetra luce
piovono lacrime –

per riavere ciò che sei la terra ti mangia non ti lascia niente niente siamo che la terra sfami riaverci è tutto ciò che è –

ora siamo
tutte le tue macchie

l’ombra apre voragini
che colmeremo di ricordi

la poesia
non spezza la croce

noi restiamo
a spartirci
le tue vesti
tirandole a sorte

così figlio
la tua profezia fu avverata:

«vieni però a prendermi, sarò lieto di essere accolto nel tuo ventre*».

21/05/2012

[* cit. di Roberto Bonura]

Chiappanuvoli

Madido (+ Lili Refrain “Ipnotica”)

Un chiodo finissimo
schizzo l’altra sponda

un chiodo piantato
al centro di un uragano

gocce
più che di acqua
nel centro del petto

sprofondo

è
irrefrenabile (quasi) dogma (assoluto)
avanza
la verità boreale

merletti candidi
sul cuscino di mandorlo
come sterili colombe –

non c’è più lo spazio di un tempo nello spazio del tempo –

la porta si è aperta
la stanza è vuota

18/05/2012

Sfondanuvoli

Sopra di me (foto A. Mancini)

Sopra di me

A una bambina che ora ha 5 anni.

foto di Andrea Mancini

Placida e riversa
questa mattina di – versi
.                             glicini rossi
.                             sulla mia pancia –

un giorno che non c’è mai stato – canaglia
.                                                  il nostro tempo –

non ne ho memoria nella mente
è più come una – voglia
.                          indelebile
.                          qui, sullo stomaco –

assenza oggi che non è più quel giorno
la parvenza di non essere mai – nata –

stata
tra petali rossi
e budella

come dentro una madre – sotto
.                                       la sua pancia –

che mi protegge
ma io
non ne ho – certezza
.                  solo assenza,
.                  la sua? –

ricordo.

08/05/2012

Chiappanuvoli

Elezioni ammaestrative 2012

6 maggio 2012, L’Aquila. Si decide il destino dell’universo. Tutto il futuro. La possibilità di ricostruire la nostra città. Dobbiamo votare. Dobbiamo cambiare? Dobbiamo continuare così, la continuità è l’unica garanzia? Voci discordanti. 8 candidati sindaco. Al momento pare che gli exit poll diano la pioggia vincente al primo turno. C’è ancora domani però. Grande battaglia contro il sole e i permessi lavoro.

Sono andato a votare verso le 18. Mi sono leggermente bagnato. Ho votato stesso candidato e lista. Non si dice il peccatore. Ci ho messo 12 secondi netti. Una croce a matita. E via. «Buonasera». Sono entrato un poco bagnato e sono uscito col mal di stomaco. Una domanda (la domanda) a preso a farfugliarmi dentro le budella non appena ho ripreso la scheda elettorale e il mio documento. «Perché votare? Serve davvero? Posso incidere sulla realtà in soli 12 secondi di “incisione”? Nulla di più. Finito. Pic. E diventi un numero. Perché votare?!»

Elezioni amministrative 2012. Sono fuori dal seggio. Piove ancora. Il mal di stomaco si espande virulento. Un dubbio cancerogeno. Elezioni ammaestrative.

Non preoccupatevi, non è questo un attacco alla democrazia rappresentativa e tantomeno uno sfogo post anarchico. Come il dolore si irradia nel resto del corpo anche la domanda si struttura, si completa. «Perché votare se poi per i cinque anni di carica la gran parte della popolazione avente diritto al voto non fa un “benemerito” per il bene comune della propria città?»

Altro dubbio. Erezioni ammaestrative. Al resto ci pensano loro, chiunque “loro” essi siano. Siamo ammaestrati alla logica dei 12 secondi. Una sorta di insignificanti coiti precoci. Voci. «Tolto il dente. Al resto ci penseranno loro. Basta che ci sia sufficiente menta per il mio mojito e ghiaccio tritato in quantità! Tengo già tanti problemi… Tanto so’ tutti uguali!.. Fanno schifo! E che pozzo fa? Ma l’ho linkato su feisbuk!..» Elezioni ammaestrative.

Ho votato. Sono a casa. Al sicuro. È fatta. Il dolore sembra placarsi. Tra le carni di fa largo una risposta (la risposta). Mi cheta. Mi allieta. Mi placa. Come un’inattesa nuova erezione a coito avvenuto. Come un’altra possibilità. «L’ultima botta, dai… C’ho ‘na certa età…» Si chiama partecipazione civile. Che sia tramite disobbedienza o sostegno, che sia semplice informazione o movimento politico, non ha troppa importanza. Purché sia. Ci sia. Purché siano cinque nuovi decisivi anni di partecipazione civile. Quantomeno per dare un briciolo di speranza a queste quattro case diroccate.

Altrimenti anche quei “12 secondi” di erotica gloria non serviranno a un cazzo.

Chiappanuvoli

dilaniante bambino 31 cieli alle spalle [Hound of Winter – Mogwai]

Dilaniante snervante tra le cosce l’inguine ti schiaccia tutto il cazzo e brucia lo stomaco rallenta i battiti del cuore raffermo come bile il fegato un pianto sgola l’atrio lascia sassi che non so nient’altro che cornicioni sotto i quali pomiciavi dentro nel petto della casa che più casa non è le gambe cedono fracassa tutto te lo aspetti ma è sempre peggio del previsto con le unghie ti scarni cerchi il mostro che non è nella carne le orecchie si tappano esterrefatti gli occhi secche lacrime a rivoli lasciano solchi i piedi sono macchia di sangue lasci impronte nel sangue la lingua spezzata non grida più hai altra giovinezza da raccogliere e le braccia sono vuote il naso è pronto alla puzza di merda quando sente ancora la puzza del piscio che eri bambino e le nuvole che acchiappi dici stanno tutte nel cielo dietro i fili del telefono che si intrecciano non sei null’altro che una foto finissimi capelli marroni chiari nell’azzurro più lontano la salopettina gialla la camicetta a quadretti un sorriso ignaro non esprimerai mai meglio la vita ignoranza ingenuità semplicità sicurezza in niente di sicuro tutto lo sbaglio che sei è celato dietro quelle nuvole non le toccherai mai più come allora quando un gioia infinita d’altezza ti dava la forza vera per ridere fino a quando non perdi un cane un nonno non ti arriva uno schiaffone in faccia per aver strappato una calza rotto un vaso per esserti pisciato addosso e tutto diventa consolazione momenti di altro altro che ti dicono si chiama amore il primo amore trembla tutto fino al cuore poi il secondo poi il primo bacio poi la prima mano e la prima mano nei pantaloni sei già grande l’amore si fa grande diventa una ragazzina e il suo cane poi altre forme tutte stupende tutte stupende e ricordo ricorda che non cancella i sottostrati passati scopare per cancellare scopare per erigere mondi nuovi scopare perché non sai perché scopare perché non vuoi morire e devi cristo devi scopare creare ricreare in bambino il cielo il cagnone esistere e continuare a farlo la paura al fondo di tutto paura mortale di morire paura naturale di resistere nessuno ti ha detto ma l’hai capito che dentro ad un bambino c’è la tua unica salvezza ecco scopare scopare per non scomparire sennò ti inventi altro magari scrivere una qualsivoglia parvenza d’arte l’arte è immortale dagli scarabocchi dentro le caverne a Salvador Dalì e lo dici lo dici come se fosse qualificante in qualche modo ma non lo è lo dici sono scrittore cioè stai dicendo cerco un altro modo per non scomparire per non morire perché ci sono certi giorni come oggi? sì come oggi che senti hai chiaro tutto è poco tempo che è passato poco altro ne hai davanti non saprai mai quanto ma prima o poi sarai cenere anche se prima un corpo che si consuma di vermi ecco che è scrivere non morire illusorio ingannevole inconsapevole non sarai vivo mai per tutti non sarai morto mai per tutti per nessuno sì invece io ho paura ho paura e sono stanco questo gioco ha regole solo apparentemente condivise la realtà non la vuole nessuno non serve serve invece fermerebbe tutto scatenerebbe guerre lascerebbe i migliori solo pochi bambini a raccogliere i padri che volano giù dai cornicioni a scriverlo ci provi diventano numeri e parole 31 309 330 6.3 1000 1096 10 02 05 1981 e parole come poesia pensieri lacrime di poveri christi postseismsix chiappanuvoli vagli a spiegare orma blu poeti sparsi per il mondo “dove sta andando? Io–lo–so il tempo nasconde le cose le bugie nascondono le cose io perso cose io rompo cose io sono stanco” delirio credi porta capisci uscire perché dentro non c’è mai stato lo spazio che ti hanno detto dentro non c’è spazio non sei stanco non hai solo mai avuto possibilità di respirare l’ossigeno l’unica cosa che veramente possiedi inutile improvviso finito come le favole degli dei degli dei di carne di quelli che resuscitano ci metti poco a capire che non è vero niente ma che tanto vale crederci non ci perdo nulla solo la libertà ti portano via e tu sorridi e pensi che pregando ti si tolga il peccato originale da dosso non è mangiando una mela non è il serpente è che tu sei e sei sempre stato e sempre sarai nient’altro che una mela prima lo accetti e prima si aprono le porte dell’inferno per te non c’è paradiso inutile pure che si speri condannato alle fiamme sempre a piccolissime gocce di refrigerio che altro non sono che lacrime altrui il tuo bene il loro male non credevi eppure è così facile hai perso hai perso ogni speranza hai perso tutto ciò che eri e oggi di anno in anno chiuso dentro qualche momento piccolo piccolo te ne ricordi non è tristezza è misera consapevolezza inconscia qualcosa di dilaniante dalle gambe all’inguine lo stomaco il petto la gola la faccia dentro il cervello è solo un tumore no solo un raffreddore oggi lo senti come lo sento io scrittore uomo trentunenne bastardo giullare mostro cretino intelligente poeta pirla fregnone sensibile bambino bambino dentro al cielo solo dentro a quel cielo tanti cieli quanti siamo noi che non siamo altro non abbiamo altro cielo altra possibilità nessuna certezza se non fatta d’aria oggi come ieri come sempre tu, macché, IO HO PAURA HO PAURA DI SCOMPARIRE HO PAURA DI NON ESSERE MAI ESISTITO HO PAURA DI ESSERE NIENTE HO PAURA CHE TUTTO QUESTO NON SERVA A NULLA ho bisogno di un sogno per finire la giornata.

Chiappanuvoli