Arrivati e soddisfatti

Non posso che essere breve. Breve ma felice. Abbiamo beccato una grigliata, ovviamente di porco. Eravamo una trentina di persone. Chiacchiere risate comunità. Davvero comunità. Quello che serve. Bello, una bella atmosfera. La serata è corsa via. Di nuovo, c’era una gradita presenza, i ragazzi del Collettivo Lavoratori Atipici. Sono ragazzi che recuperano materiali, li lavorano, li rendono riutilizzabili e poi li vendono. Che dire? Le cose non sono da gettare quando ci dicono che sono da gettare. Qui credo possano fare tanto, forse potrebbe essere proprio l’ambiente ideale. Penso a CaseMatte. Gli ho mostrato le foto. Gli ho detto che qualsiasi cosa vogliano fare da oggi in poi è possibile. Insomma ambiente perfetto.

Abbiamo scaricato la cose che abbiamo comprato appena siamo arrivati. Graditissime. E più di quanto possano pensare ora, saranno utilissime (grazie ancora a tutti quelli che hanno contribuito). Non c’è stato troppo tempo per i saluti. Subito una fetta di pancetta di bocca. Jan, poverino, ha questo problema (scherzo…) di essere vegetariano. C’erano comunque verdure. Poi chiacchiere, le solite per argomento (terremoto e sue conseguenze), ma speciale nello spessore. Sono questi i momenti più belli. Momenti di estrema libertà, dunque di estrema condivisione.

Il tutto poi è stato “bagnato” dalla genziana di Danilo. La donazione più gradita (cit.). Bene il gemellaggio è iniziato. La strada è tracciata. Comunità, torneremo ad essere comunità. Iniziamo dall’Emiliabruzzo. Notte a tutti. Intanto qui si continua a parlare di topi.

PS: non rileggo neanche.

Chiappanuvoli

Secondo viaggio in Emilia: gli aquilani ci sono, non siete soli.

Non saprei come descrivere l’emozione che ho dentro in questi ultimi momenti prima di andare a dormire. È come una velata dolce sospensione. Domani si riparte, torno in Emilia. Mi accompagna un folle antropologo tedesco che sta facendo il dottorato di ricerca all’Università di Cambridge sull’Aquila, sul recupero della comunità dopo una catastrofe. Si chiama Jan.

Oggi pomeriggio, tra la convulsione dell’organizzazione, ho avuto un’idea. Non volevo andare su per la seconda volta a mani vuote, anche se so che basta la vicinanza, anche se ho capito che in fondo si riesce a fare tanto semplicemente parlando. L’idea era: uscire, improvvisare un reading di mie poesie sul terremoto dell’Aquila, raccogliere offerte e comprare, domani in mattinata, dei teli da campeggio per coprire le tende. L’idea in concreto si è tramutata in: sono uscito, ho portato le poesie con me ma non le ho lette, ho fermato chiunque per strada (per lo più ragazzi in serata, studenti o lavoratori precari), gli ho spiegato i miei piani, ho chiesto loro un contributo economico, anche se minimo, ho raccolto €244,33. Stupefacente. Non ci sono altre parole. E tutto ciò che posso dire a queste persone è grazie.

Domani andrò in ferramenta comprerò quanti più teli è possibile (ovviamente chiederò un lauto sconto). Caricherò tutto in macchina e mi metterò in viaggio. Consegnerò i materiali alla ONG Manitese di Finale Emilia, il mio punto di riferimento in zona. Penseranno poi loro a distribuirli a chi ne bisogno.

Forse la minaccia di sentir recitare le mie poesie, forse la mia rinomata capacità persuasiva, forse il loro cuore più grande delle stesse casse toraciche, forse la vicinanza emotiva per il trauma subito, forse semplicemente il fatto che noi aquilani ci siamo già passati, sappiamo. Sappiamo che non è un telo che ti cambia la vita. Sappiamo, però, che un piccolo gesto vale, per un persona che davvero soffre, tanto quanto carpirgli a mani nude il suo dolore. Sappiamo che una tenda protetta dal sole ti garantisce qualche momento in più di sonno. Sappiamo quanto sono duri i primi giorni, e quanto è necessario riposare per essere lucidi la mattina seguente. Sappiamo che una catastrofe non si risolve quando si spengono le telecamere. Sappiamo che dobbiamo essere uniti e che solo così se ne può uscire.

Ho scritto su un taccuino i nomi di tutti quelli che mi hanno dato una cifra più cospicua. Non riporterò i loro nomi. I loro soldi valgono quanto quelli di chi ha messo solo qualche centesimo. Per ora i loro nomi li terrò per me. Rileggendoli, mi rendo conto che questa cosa di averli appuntati non ha senso. Come faccio a dire a un emiliano questi soldi sono di Tizio o Caio? Eppure forse qualcosa di sensato posso pur farla. Domani comprerò un bigliettino e ci scriverò sopra tutti i loro nomi, anche di quelli che non ho segnato. Lo tappezzerò di nomi. Certo, in concreto, non serve proprio a un cazzo, lo so. Ma esprime vicinanza. Come dire, i corpi dietro a tutti questi nomi esistono, esistono per davvero, ci sono, e ci sono per voi emiliani. Tutto qui. Solo per dire: «Non siete soli». E questo, credo, è tutto ciò che dovrebbe servire in un mondo sano.

07/06/2012

Chiappanuvoli