#3 Emilia: un terremoto minore

Se anche mio nonno, nel chiedermi come è andata in Emilia, esordisce dicendo: «Ma non stanno messi come noi?», alludendo in questo modo ad un paragone tra le conseguenze dei due terremoti, emiliano e aquilano, vuol dire che non solo l’informazione mediatica ha miseramente fallito, ma anche che abbiamo fallito noi (aquilani in primis) come fruitori di tale informazione, ormai inebetiti dal pensiero dominante. Non è certo mio nonno il metro di giudizio per questa mia considerazione, ne è solo l’anello culminante. Tutti gli aquilani con cui ho avuto modo di parlare in questi giorni mi hanno fatto la stessa domanda: «Ma mica stanno messi come noi?».

palazzo di tre piani crollato

#3 Emilia: un terremoto minore.

Un tale comportamento non me lo sarei mai aspetto da un aquilano. È paradossale. Perché abbiamo la necessità di fare un paragone tra noi e loro? O peggio, perché abbiamo la necessità di sapere che il “nostro” terremoto è stato più distruttivo del “loro” terremoto? È come se essere certi che in Emilia ci sono stati meno danni ci rendesse più tranquilli. Una misera consolazione, moralmente parlando. Certo ci sono state meno vittime (29 vs 309) e non è stato colpito un grande centro storico cittadino, ma comunque un centro industriale nevralgico oggi rischia il collasso, il raggio del cratere sismico è di almeno 50 chilometri e comprende quattro province, gli sfollati (facendo un rapido conto dei paesi colpiti) superano abbondantemente le 100.000 unità, sono stati dichiarati “zona rossa” una ventina di centri storici. È incredibile, È come sapere di essere più terremotati ci faccia conservare la nostra leadership di sfigati. È come se fosse messa a rischio la nostra stessa identità. È come se (e mi vergogno anche solo a scriverlo) sapere che noi aquilani “stiamo messi peggio” ci garantisca una posizione di privilegio quando dovremo andare a bussare alla cassa del principale, del Governo, e alle tasche di tutti gli Italiani.

Spero di essere stato troppo duro e affrettato nel mio giudizio, ma non riesco a vederci altra spiegazione. L’unica giustificazione a questo comportamento la trovo, come detto, nell’informazione, nella scarsa, impreparata, asservita, degenerata informazione mediatica nazionale. L’impressione media è quella che siano caduti quattro orologi, sette campanili, qualche decina di fabbriche (di cui la maggior parte produceva Parmigiano…). E invece i danni ci sono e sono anche ingenti. La mia impressione, voglio essere onesto, è che possano essere danni quantitativamente inferiori a quelli dell’Aquila, cioè nel numero degli edifici, ma qualitativamente sono esattamente i medesimi. Ci sono edifici crollati, pilastri spezzati, le famigerate croci di Sant’Andrea, tutte le chiese (ma conta poco) danneggiate, oltre cento edifici scolastici inagibili, e centinaia, se non migliaia, di fabbriche che hanno interrotto la loro produzione. I primi dati sullo stato degli edifici che ho trovato in rete dice:
«(AGI) – Bologna, 13 giu. – Le strutture già controllate nella regione con scheda Aedes (ovvero controlli più approfonditi), invece, sono 6.994: di queste, 2.623 sono state classificate agibili, 1.203 temporaneamente inagibili ma agibili con provvedimenti di pronto intervento, 394 parzialmente inagibili, 95 temporaneamente inagibili da rivedere con approfondimenti, 2.318 inagibili e 361 inagibili per rischio esterno, ossia a causa di elementi esterni pericolanti il cui crollo potrebbe interessare l’edificio. Anche in Lombardia, informa la Protezioen civile, sono state eseguite verifiche approfondite in 413 edifici.»

Del resto, se chiedi a qualsiasi italiano come sta L’Aquila a tre anni dal terremoto ti risponde che l’hanno ricostruita. Del resto, siamo abituati a berci qualsiasi cazzata ci proponga la televisione. Del resto, in fin dei conti, ognuno ha i cazzi propri a cui badare, la crisi, la scandalosa Nazionale degli scandali, lo spread e drastiche misure (indemocratiche) adottate dal Governo tecnico della Repubblica Italiana democratica “affondata sui lavoratori”. Del resto, per quanti social network ci fregiamo di usare, ha ragione Bruno Latour quando quando dice che “Non siamo mai stati moderni”. Non riusciamo ad avere una visione di insieme, globale, siamo ancora attaccati al nostro orticello, e alle nostre misere identità (dicotomiche: “lui è cattivo perché io sono buono”). Del resto, e qui chiudo, lo Stato di Israele, il popolo martirizzato per eccellenza, sta commettendo un genocidio ai danni del popolo palestinese da mezzo secolo, sotto l’occhio impassibile del telespettatore medio mondiale.

15/06/2012

Chiappanuvoli

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4 risposte a “#3 Emilia: un terremoto minore

  1. Guarda, si e no. Condivido le tue riflessioni sulla comunicazione e sul degradante, per quanto umano e comprensibile, metro dell’ orticello.

    Ma credo che ci sia anche una certa forma di ‘apparentamento’ come quando un gruppo di madri a cena da sole dopo la terza bottiglia di vino si comincia a raccontare il parto e pare che ognuna voglia averlo avuto peggio dell’ altro. A quella le si sono rotte le acque e poi per una settimana niente contrazioni, eh, ma vuoi mettere quell’ altra che ha fatto trenta ore di travaglio senza epidurale, no, perché il cesareo d’urgenza all’ ottavo mese ti sembra una bella cosa, e io che ho fatto in 40 minuti ma poi per tre anni ho avuto la depressione postnatale e ho perso il latte.
    Eppure alla fine di questa gara la cosa che resta è che ci vogliamo bene, ci compatiamo e ci aiutiamo perché comunque abbiamo condiviso questua esperienza che nel bene e nel male ci ha cambiato la vita.
    Non so se adesso sto paragonando marzo con le pecore, però mentre ti leggevo mi è venuta in mente questa cosa.
    Non so dirti quindi se davvero sia un desiderio di essere più sfigati o un desiderio di capire quanto stanno davvero male o peggio di là per simpatizzare meglio e con cognizione di causa.

  2. Mamma, si potrebbe anche essere una forma di apparentamento come tu dici, e come ho detto altrove gli aquilani si stanno dimostrando vicini agli emiliani. Ancora oggi partono carovane verso il Nord. L’esempio del “non stanno messi male come noi”, non è assolutamente un modo per mettere in cattiva luce i miei concittadini, è più che altro un “se persino noi aquilani”. Quel che volevo dire è che dobbiamo andare oltre l’informazione spettacolarizzata e rompere il meccanismo mediatico del “terremoto minimizzato”.

  3. Non pensi che cercare sempre delle giustificazioni al comportamento degli uomini sia controproducente?sicuramente i media avranno le loro colpe,ma dire che :” L’unica giustificazione a questo comportamento la trovo, come detto, nell’informazione, nella scarsa, impreparata, asservita, degenerata informazione mediatica nazionale.” ,vuol dire che,come al solito, il povero cittadino è totalmente esente da colpe,è stato manipolato da un piccolo gruppo di persone che perseguono,con ogni mezzo, i propri interessi.
    La realtà che vedo io è completamente differente,il cittadino medio e il “padrone” si comportano allo stesso modo,l’unica differenza sta nell’effetto prodotto,minore nel cittadino a causa dei limitati mezzi a sua disposizione!
    Credo sia il caso di denunciare certi atteggiamenti,continuare a giustificarli da la possibilità,la scusa, alle persone di rimanere nel loro stato comatoso,di continuare a occuparsi solo di se stessi e inveire contro le istituzioni o simili quando le cose non vanno come speravano, e, cosa peggiore,da la possibilità a chi ha i mezzi, di continuare a sfruttare ogni possibilità che si presenta,terremoti compresi.
    Scusa per lo sfogo

  4. Infatti, hai ragione. È proprio quello che intendevo dire. E “l’unica giustificazione” a questo comportamento “individualistico” è lo scarso livello dell’informazione. Per il resto è colpa/mancanza soggettiva.

    Grazie per lo sfogo.

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