Agata – Cartoline dal 2012

Quest’anno viaggio amarcord, viaggio low cost (ma ormai è una consuetudine) e viaggio all’insegna della natura e dell’avventura (altra consuetudine). Ecco qualche breve cartolina.

Agata – Urbino 17-18/08/2012

Sms: “Agata è dio. Diventare come lei. Preservarla, lasciarla così com’è. Grazie” (inviato a Lorenzo il 18/08/2012).
Sono sul treno regionale Ancona-Bologna, partenza da Pesaro destinazione Cesenatico, l’equivalente mobile di un forno crematorio. Dal monitor di servizio: Temp. esterna 31°, Temp. interna 32°, Velocità: 25 Km/h. Quando il treno è in movimento l’aria che filtra attraverso i due soli finestrini funzionanti è pari al ricordo del soffio fresco di una cannuccia puntata sulla mia faccia da una distanza di venti metri. Sudo.

Non riesco a pensare ad altri che ad Agata. Al suo sorriso. Allo sguardo attento e magnetico. Al modo di catturare costantemente e delicatamente l’attenzione degli altri. Agata non è una persona. È ancora essenza, è ancora essere umano. Lei è ancora come è.
Agata è la bambina di Lorenzo e Verena, due ex colleghi universitari di Sociologia. Loro sono rimasti a Urbino, o nei pressi. Fui proprio io a farli conoscere al primo anno. Si innamorarono. Hanno lottato per stare insieme, anche contro di me. L’anno scorso si sono sposati. Cinque mesi fa è nata Agata.
Agata non sa far altro che ridere. Lei accetta con gioia ogni nuova scoperta che le offre la vita. Lei ride. Lei esplode ogni volta.
Agata è in possesso di una qualche verità, ne sono certo. È come se lei sapesse qualcosa che a noi sfugge. Lei sa qualcosa che noi abbiamo dimenticato. «Preservarla» penso. «Imparare da lei, possiamo imparare da lei, forse anche solo a ricordare.»

Il sudore mi gocciola lungo il collo, sulle palpebre, dalla fronte. Vorrei mettere la testa fuori dal finestrino ma, nei treni regionali a due piani, i finestrini sono alti non più di 15 centimetri e per la maggior parte sono bloccati al fine di permettere un corretto uso dell’aria condizionata che però puntualmente non funziona.
Il bagnetto nella vaschetta di plastica verde per bambini. La pelle tenera e immacolata. La smodata quantità di saliva prodotta, pari a quella di un esemplare adulto di San Bernardo. I suoi occhi. I suoi occhi.

«Nasciamo belli. Nasciamo sani. Comunque sani. Comunque felici. Siamo noi che guastiamo noi stessi.»

Quegli occhi, un rasserenamento con il proprio animo. Verità a portata di mano.

12/09/2012

Chiappanuvoli

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