Chi se ne frega di Renzo Piano!

Chi se ne frega di Renzo Piano!

Auditorium di Renzo Piano – foto L. Nardis

Ho messo a decantare il giudizio per mese, proprio come se fosse un vino pregiatissimo a riposo in un decanter di cristallo. In realtà la mia opinione non è pregiata come un vino, di architettura non ne capisco un bel niente. Ritengo però sia importante maturare un’opinione personale sull’Auditorium di Renzo Piano. Ecco, è passato un mese, questo è quanto ho da dire.

Non sono assolutamente in grado di dire se sia stato uno spreco di denari (stanziati per altro dalla Provincia Autonoma di Trento) o se sia invece un’opportunità per L’Aquila. Non sono in grado di dire se la sua collocazione ostruisce o meno la visuale del Castello Cinquecentesco, deturpando così uno degli scorci tipici di quel che resta della nostra città. Non ho la benché minima capacità di giudicare se la sua acustica sia così perfetta come dicono, pur avendo partecipato alle prove del suono la sera precedente all’inaugurazione. Non posso dire se sia una grande opera, un fiore all’occhiello insomma, o se si tratta solo di una scatola di legno piantata nel terreno. Non mi piace il colore, questo è quanto posso dire sull’opera in sé, mi sembra una caramella, ma è fin troppo chiaro che si tratta di un giudizio più che superficiale, del tutto sterile.

Un mese di riflessioni e di passeggiate taciturne nel buio della notte tra gli alberi secolari del Castello mi hanno portato a un altro tipo di presa di coscienza. Non sta a noi, a nessuno di noi, dire se l’Auditorium di Renzo Piano sia adatto o meno, per i motivi che tutti noi conosciamo, alla città dell’Aquila, quanto se la città dell’Aquila sia adatta o meno a un’opera di tale livello architettonico e tecnologico.

Che cos’è L’Aquila? A voi pare una città? Vi sembra un “insediamento stabile ed esteso”? Potreste dire che è una “concentrazione di popolazione e funzioni, dotata di strutture stabili e di un territorio” (definizione da Wikipedia)? La parola “città” deriva dal latino civis, cittadino, e vi pare questo un posto a misura di cittadino?

Con un Piano Regolatore Generale fermo al 1975, nonostante il nostro territorio sia stato radicalmente sconvolto dal terremoto, e quello nuovo, sventolato come cavallo di battaglia dal sindaco Cialente alle scorse elezioni comunali, messo in cantiere ma la cui approvazione è prevista non prima del 2014, di fatto, al giorno d’oggi, L’Aquila è una città senza identità. E mi domando, con piglio chiaramente retorico, può una città dirsi tale senza avere la benché minima idea di se stessa? Con buona pace dell’assessore alle Politiche Culturali, Stefania Pezzopane, che si sta dannando l’anima, questo bisogna pur riconoscerlo, per far candidare la nostra città Capitale Europea della Cultura nel 2019, ho la vaga impressione che tale nomina sia assegnata nel rispetto di canoni razionali ben definiti e non sulla base di astratti vaneggiamenti “artistici” manco se L’Aquila fosse un’opera del pittore Jackson Pollock.

Ecco quindi, in tutta la sua virulenza, la mia opinione definitiva sull’Auditorium di Renzo Piano: «Ma chi se ne frega dell’Auditorium di Renzo Piano, se poi appare agli occhi miei e di quanti lo visitano come una colossale ma tecnologicissima cattedrale nel deserto?!»

Serve un’idea per far rinascere L’Aquila. Serve un’idea per amministrarla. Serve un’idea anche per dirsi cittadini fino in fondo. Serve un’idea da offrire ai turisti e soprattutto a possibili investitori. Serve un’idea per ricostruire questa città e, ancora una volta, siamo in ritardo.

Alessandro Chiappanuvoli

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