Riempire gli spazi tra un brandello e l’altro.

Sto cercando di capirci qualcosa, ecco quindi che prendo brandelli di esistenza a destra e a manca. Un dente. Un’umiliazione. Un bicchiere di whisky frantumato che goccia dal bancone sulla mia scarpa. La mia idea di felicità, che in quanto idea dovrebbe essere distrutta e seppellita e falciata ogni volta che, in piccolissime foglie, ritorna fuori. Una colpa e pure un errore. I corpi vivi che mi sono attorno, qualcuno li chiama amici. La distruzione quotidiana che opero con le parole. L’opera difficilissima che sto scrivendo in questi giorni e che solo nel pieno della mia incoscienza riesco a scrivere. Un roba già scritta che a breve dovrò giustificare perché l’ho scritta. Cerco di rimettere in ordine, insomma, tutto il fardello accatastato di recente. Deve pur esserci un senso, che però sembra smarrito. Paradossi, mondi nascosti. Roba persa nei meandri della mente, mente che si difende e dimentica, perché per essere devi finire, e solo finendo i pensieri già pensati, nascondendo i ricordi, riesci ora a finire i momenti che credi di vivere. La vita. Ah! Questo tempo incalcolabile che spendiamo a fare cose, a caratterizzarci, a trovare un senso, appunto, o ad accettarne uno già dato. Nell’inconsistenza più totale. Eppure, progrediamo in complessità, artificialità e tecnologia (tékhne-loghìa: discorso sull’arte, saper fare, oggi, tecnica), ma rimaniamo attaccati a pensieri e credenze vecchie come il cucco. Un po’ quello che sto facendo ora: costruisco un senso, sulla base di altre certezze. Brandelli campati su altri brandelli. In fondo la nostra vita corrisponde a questo: dare un senso alle cose. Mettere insieme i brandelli per capirci qualcosa. E dove i brandelli sono troppo distanti o troppo sfaldati, compenso con la mia capacità intellettiva, intuitiva, culturale, sociale, blablabla. […]

Ecco è questo il problema. E lo realizzo ora come già lo avevo realizzato tante altre volte, e anche oggi, come in quelle altre volte, realizzo questo pensiero solo in un secondo momento. Tardivamente. È difficilissimo tenerlo stretto tra le meningi. Dunque. C’è troppo spazio vuoto tra cosa e cosa, tra pensiero e pensiero, tra persona e persona, tra arte e arte, tra cultura e cultura, e via dicendo. Racimolando i brandelli, questo spazio non si colma, non si colma mai del tutto. Nichilista! No, non direi. Lo chiamerei bisogno di consapevolezza. Non capirò mai tutto, perfettamente, fino in fondo. Mettendo insieme brandelli di cose che mi paiono reali, non costruirò mai una verità. Sono immerso in uno spazio atomico. Palline che ruotano di qua e di là alla velocità della luce. Non esistono nuclei stabili, fissi, certi. Fisica quantistica ancora più quantistica di quanto potrei mai immaginare. Devo comunque mettere insieme i pezzi. Lo devo fare. È un istinto. E ho degli strumenti per farlo. È tutto ciò che debbo fare in questo momento, in questo preciso istante per essere vivo. C’è da tenere a mente solo una cosa, che l’istante dopo, però, è un’esistenza nuova. Altri brandelli, con altri spazi da riempire. È così. L’universo e la materia sono spazi vuoti. Io sono uno spazio vuoto fatto di brandelli a infinita distanza l’uno dall’altro. Devo ricordarlo prima, la prossima volta. Ci vuole consapevolezza.

02/03/2013

Chiappanuvoli

Annunci

2 risposte a “Riempire gli spazi tra un brandello e l’altro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...