L’Aquila, figlia d’Italia. L’Aquila, figlia della Mafia

Aquila

E passano quasi cinque anni e ogni giorno ne senti una nuova, ogni volta che leggi il giornale, ogni volta che parli con qualche amico ne spunta un’altra. C’è stato il periodo di Berlusconi, quello di Bertolaso, che conosciamo bene, l’emergenza gestita “in emergenza”, con valanghe di soldi che scorrevano da per tutto, tutto affidato senza gara d’appalto. C’è stato il momento della costruzione del Progetto C.a.s.e., ditte accorse da tutta Italia, altri milioni che arrivavano e venivano spartiti, appalti e sub-appalti, imprese mafiose che ci hanno sguazzato, alcune grazie al supporto “logistico” di aziende aquilane. Poi c’è stato il momento della ricostruzione, il meccanismo farraginoso, l’ingorgo burocratico, le scappatoie per i furbetti. È mancato il controllo, quello vero, e così si è andati avanti a coscienza, qui ha voluto fregare lo ha fatto, chi ha deciso di non infrangere le regole, spesso è rimasto impantanato. Ma la ricostruzione è partita, molti di noi sono tornati a casa. La casa. Infissi nuovi, pavimenti nuovi, bagni con l’idromassaggio, volumetrie aumentate, catapecchie diventate case, cantine improvvisamente abitabili. Potrei citare almeno dieci casi di persone che ci hanno marciato, conosco una famiglia che non aveva danni e che ha ricevuto un contributo di 250.000 euro. Ho persino chiamato la Guardia di Finanza, mi è stato detto che dovevo fare una denuncia nominale, ma che poi sarebbe stata la mia parola contro la firma di un tecnico, e non sarebbe andata a finire bene in tribunale. Ho pensato persino di mettere fuoco a quella casa, avevo studiato tutto nei dettagli, poi non l’ho fatto. Se io ne conosco dieci, voi aquilani quanti altri ne conoscete? Poi c’è stato il momento degli scandali, la Maddalena, quelli che ridevano e che ci hanno indignato, e i primi fuochi di paglia in città, quello che ha fatto costruire abusivamente la casa alla mamma, i capannoni industriali spuntati come funghi, la gestione opaca dei puntellamenti, i M.a.p. e le C.a.s.e. costruite non male, ma da schifo. Insomma non rose e fiore, ma poi, col mare di merda, impari a vivere, ti senti un po’ sporco anche tu, anche se non hai fatto nulla di male, e tiri avanti. E poi è arrivato il periodo dei processi, quelli contro i manifestanti, contro di noi, finiti in un nulla di fatto, quello decisivo contro la commissione grandi rischi che ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale. Una piccola soddisfazione. Arriviamo dunque, alla giornata di ieri, arresti, denunce, è stato colpito il cuore del cuore artificiale che ci doveva tenere in vita, assessori, vice sindaco e tutti che parlano che dicono e che si sentono, giustamente, indignati. Le prime pagine dei giornali, una figura di merda colossale. Ora, facciamola breve, che voglio dire, senza usare giri di parole?

L’Aquila è, in questo momento e da cinque anni, la figlia prediletta dell’Italia. Potranno anche dire, dal Governo, che non ci meritiamo i finanziamenti che ci hanno dato finora e che non vorranno darcene altri, ma se non fossimo stati corrotti anche noi, se non fossimo stati corrotti come loro, quei finanziamenti non sarebbero mai arrivati. C’è un sistema mafioso perché la cultura nel nostro Paese è mafiosa, non mi stancherò mai di ripeterlo. Questo dovrebbe giustificare il comportamento dei bastardi corrotti? No, certamente, la mia è solo una considerazione. E la considerazione che faccio dopo è che il loro tempo è passato, ora tocca agli onesti, è il tempo degli onesti. Il resto della nostra città va ricostruito senza ombre, nella giustizia. Almeno per salvare l’onore, la faccia. C’è bisogno di un cambio di vertice, che non è un mero cambio di orizzonte politico, toccherebbe alla destra e la destra non è meglio della sinistra, è tutta la stessa fogna. Credo, invece, che ora la cosa pubblica andrebbe gestita dalle persone oneste che amano la politica e che con la Politica ci entrano ben poco. Non i Grillini e compagnia bella, ma la gente per bene, che abbiamo imparato a conoscere in questi cinque anni, guardiamoci attorno, per fortuna, ci sono anche loro all’Aquila. Il problema che sorgerebbe però non sarebbe di poco conto, come potrebbero loro relazionarsi al sistema Italia mafioso? Non potrebbero, credo. Ma vale la pena rischiare. Forse un po’ di ipocrisia da parte di Roma, un po’ della loro solita omertà potrebbe alleggerire lo scarto.

Per quel che mi riguarda, non parteciperò ad alcuna protesta. Non voglio, io non so più protestare, non lo so più fare nei limiti della legalità, non ci riesco più ed è meglio che me ne sto a casa. Sto scrivendo, sto scrivendo per L’Aquila e questo mi basta. Io, per conto mio, ho già fallito, ho già fallito quando non ho messo fuoco a quella casa maledetta da 250.000 euro.

Chiappanuvoli

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3 risposte a “L’Aquila, figlia d’Italia. L’Aquila, figlia della Mafia

  1. ” ma se non fossimo stati corrotti anche noi, se non fossimo stati corrotti come loro, quei finanziamenti non sarebbero mai arrivati” allora se il potere lo avessero gli onesti, non arriverebbero i finanziamenti necessari!
    “C’è un sistema mafioso perché la cultura nel nostro Paese è mafiosa”, non solo, manca totalmente una qualunque forma di nazionalismo, di coesione sociale; ci dividiamo su tutto, anzi ci facciamo dividere su tutto!
    Per quanto ammiri il tuo essere ottimista, lo sperare che ci siano degli “onesti” pronti a governare, e che gli stessi non si lascino corrompere dal potere una volta ottenuto, non credo esistano soluzioni cosi semplici!
    comunque complimenti per il post!coinvolgente come al solito!

  2. “L’Aquila è, in questo momento e da cinque anni, la figlia prediletta dell’Italia. Potranno anche dire, dal Governo, che non ci meritiamo i finanziamenti che ci hanno dato finora e che non vorranno darcene altri, ma se non fossimo stati corrotti anche noi, se non fossimo stati corrotti come loro, quei finanziamenti non sarebbero mai arrivati. C’è un sistema mafioso perché la cultura nel nostro Paese è mafiosa, non mi stancherò mai di ripeterlo. Questo dovrebbe giustificare il comportamento dei bastardi corrotti? No, certamente, la mia è solo una considerazione. E la considerazione che faccio dopo è che il loro tempo è passato, ora tocca agli onesti, è il tempo degli onesti. Il resto della nostra città va ricostruito senza ombre, nella giustizia.”

    hai ragione.

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