4 foto in croce – golgota

4 foto in croce di Lorenzo Nardis dalla prima presentazione di golgota.
Desidero ringraziare Enrico Macioci, che ha moderato l’incontro, per la disponibilità, per l’attenzione  e  le parole di stima rivolte al mio lavoro. Ringrazio la libreria Polarville, nelle persone di Giuliano e Luna. Gianna e Passeri per il catering. E ancora tutti voi per essere intervenuti. Non potevo aspettarmi di meglio.

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golgota – 3 poesie

illustrazione di Antonio de Paolis

illustrazione di Antonio de Paolis

dal primo paragrafo padre

il chiodo è tratto

 

il chiodo è tratto

aspetta il legno
lo scalpello e la sgorbia
la falsa squadra
senza misure

padre
l’abbiamo creduto

schegge le mani
tra i denti

il pane s’allaga
di papaveri nel grano

«tutto ciò non è che l’inizio
delle sofferenze» (1)

popolo contro popolo
regno contro regno

ovunque carestie
pestilenze e terremoti

sorgeranno falsi messia
e falsi profeti
faranno grandi miracoli
e prodigi

da indurre in errore
anche gli eletti (2)

«non ci credete» –

non è mai stato un conto alla rovescia e mai lo sarà sempre sarà la rovescia del conto che è sempre stato –

«non passerà
questa generazione» (3)

schegge spezzettate
da ricongiungere a terra

«vigilate»

il chiodo è tratto

non resta che un mare di spine
da infilare nel cranio

«vigilate, dunque,
poiché non sapete
né il giorno né l’ora» (4)

il cielo e le falsità passeranno,
ma le mie parole non passeranno (5)

(1) La Bibbia, nuovissima versione dai testi originali, Ed. Paoline, Milano, 1991. Cit. Vangelo secondo Matteo 24, 8.
(2) Rif. libero, Mt 24, 24
(3) Cit. Mt 24, 34.
(4) Cit. Mt 25, 13.
(5) Cit. Mt 24, 35.

sinedrio

la luce
filtra dalle finestre
illumina

lo spazio vuoto
del sinedrio

il potere

non politica
ma paura

il trono è vuoto

le chiavi
incrociate a sigillo

chi vede
non vede

chi ricorda
non ricorda

chi crede
non crede

«il figlio dell’uomo
seduto alla destra della potenza
sparire sotto le nubi della terra» (1)

uno sputo sulla faccia
la bestemmia

io sono dio –

la vita eterna non è nel potere di dio il potere mio è nella vita terrena –

distruggerò
questo tempio non fatto
da mani d’uomo

in tre giorni

ne ricostruirò
un altro fatto
da mani d’uomo (2)

filtra la luce
su tutte le cose

l’abito bianco del caifa
non è mai è stato candido

«conviene che muoia il popolo per un solo uomo» (3)

(1) Rif. libero, Mc 14, 62.
(2) Rif. libero, Mc 14, 58.
(3) Rif. libero, Gv 18, 14.

la corona di spine

cola i tuoi morti
sudali ora

anche se il sangue
le dita scivola appena

colali ancora
con tutte le spine

cacciali a forza
dentro la carne

dentro nel petto
nel mezzo
tormento
picchia la testa

la folla si appende
tutta s’accalca
per piantare le spine (1)

sputami ancora

fa presto a vestire
il manto scarlatto

la festa regale
non dura una vita

bevi il tuo sangue
attendi rugiada

saluta anche tu
«il re dei plebei» –

recintati tutti attorno alle teste da corone di spine le spine delle corone recintano tutti dentro le teste –

cola il tuo sangue
e bevilo ora

dio è un assassino
tu figlio sei suo padre

nessuna corona
ti renderà
il tuo impero

già brucia

la corona del re
non ha più le spine.

(1) Incoronazione di spine, Tiziano (1542-1543), Musée du Louvre, Parigi.

http://www.zonacontemporanea.it/golgota.htm

Chiappanuvoli

golgota: la copertina

Sono orgoglioso di presentarvi in anteprima la copertina del mio primo libro di poesie golgota, edito dalla casa editrice Zona, di prossima uscita. L’illustrazione è di Antonio de Paolis, progetto grafico di Moira Del Vecchio.

A breve, notizie sul suo imminente arrivo nelle librerie e su eventuali presentazioni.

golgota alessandro chiappanuvoli copertina

[…] la parola
non deve
essere più scritta

il verbo non è più
di carne

questa poesia
come la prossima
sacra scrittura
ucciderà ancora
anche noi […]

estratto da “non c’è più il corpo”

Chiappanuvoli

LACRYMA CHRISTI

Finalmente sulla mia tavola.

Amici condivisione sofferenze dimenticate.

Una lacrima di Cristo da una terra fantastica /

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

/ stuprata come la peggiore delle Maddalene.

 

Chiappanuvoli

Campania Felix – Prefazione di Gianni Biondillo

Campania Felix

Prefazione di Gianni Biondillo a Lacrime di Poveri Christi

Uno potrebbe pensare ad una moda. Gli scaffali delle nostre librerie da un lustro si sono riempite di libri denuncia, libri scandalo, reportage d’assalto, atti processuali. Come al solito le malelingue non mancano: lo fanno per i soldi, si arricchiscono sul dolore degli altri. E via con la vecchia, falsa, demagogica litania: i panni sporchi si lavano in casa; facile criticare, per il puro gusto dello scandalo.

Non credeteci.

Alla fine la verità è che risulta insopportabile l’idea che altri, non noi, altri, abbiano deciso di camminare nel fango di un paese corrotto e di raccontarlo. Si accusa chi lancia l’allarme, si dice che sia l’incendiario, così la coscienza è a posto, fingendo che l’ignavia, l’indifferenza, l’egoismo, siano in realtà prudenza e misura. Non lo sono. Sono corresponsabilità, vigliaccheria, vergogna.

Abbiamo bisogno, eccome, più dell’aria, di questi schiaffi. Abbiamo bisogno di una terapia shock, per rimettere in moto il cuore di un popolo che sembra abbia smesso di battere da troppo tempo, immobilizzato dal più squallido dei nostri difetti nazionali: il familismo amorale. Che si stia a destra o a sinistra cambia poco, purtroppo. Nessuno può assurgere a moralizzatore quando, lui per primo, in ogni sua scelta cerca un ritorno. Per sé, per i suoi.

O con me o contro di me. O Destra o Sinistra, o Nord o Sud, o Milano o Roma, o Milan o Inter. Occorre uscire da questa illogica dualità da bar sport. Quello che succede a chilometri di distanza dal mio orticello mi interessa, deve interessarmi. Il dolore è dolore e devo riuscire a farmene carico.

Alessandro Chiappanuvoli l’ha capito. Così come buona parte della sua generazione, esclusa in partenza dai giochi, piccoli o grandi, di questo paese. La mia generazione è stata la più illusa, quella tenuta eternamente giovane, in attesa di potersi esprimere, come in preda ad un allucinogeno potente. Quella di Alessandro non si illude più, neppure di fronte allo stonamento televisivo. Ha capito che tutto è stato sprecato, disperso, gettato alle ortiche. Non c’è più tempo per questi ragazzi, non c’è più spazio. Sono giovani in un paese di vecchi, abbarbicati al potere e alle poltrone. Immorali. La generazione di Alessandro non ha più speranze. E quindi non ha più nulla da perdere.

Come se non bastasse Alessandro Chiappanuvoli vive sul suo corpo la tragedia del terremoto d’Abruzzo. Ha visto l’incapacità di gestire la tragedia, le bugie quotidiane dei media che diventavano realtà (fittizia, falsa, bugiarda, ma comunque vera, in quanto calata dall’alto dal sistema della comunicazione di massa). Non ci crede più, non ci ha mai creduto a quelle bugie, non solo per professione – anche se i giornalisti embedded italiani, così proni alla Politica di palazzo, non sanno neppure più qual è il loro dovere professionale, troppo occupati a salvare le proprie prerogative di casta –, ma per esperienza diretta del dolore. Quello vero, non quello delle fiction, quello vissuto sulla carne e nell’animo. Ha visto crollare la sua terra e le sue aspettative. Ma, come dicevo, quando non hai più illusioni, forse, sei più adatto a combattere, a ciglio asciutto. Quando hai conosciuto le armi di distrazione di massa sbugiardare la tua realtà, smetti di crederci, vuoi andare a toccare con mano il dolore degli altri.

Questo ha fatto. Come testimone solidale. Ha voluto capire, di persona, come decine, centinaia di migliaia di persone, stiano sotto scacco, in una terra che ha perso la speranza di una vita normale, qualunque cosa voglia dire. Là – in quella che gli antichi chiamavano Campania Felix, deposito di opere d’arte uniche al mondo, col terreno di coltura fra i più fertili – un misto di politica immorale e di metastasi camorristica sta contaminando, peggio di una centrale nucleare fuori controllo, le vite dei suoi abitanti. Le vite e i sogni.

Alessandro Chiappanuvoli ci racconta la sua testimonianza come atto di profonda moralità. Le discariche di Terzigno, le ecoballe del Casertano, il percolato a cielo aperto, l’agricoltura annichilita, il tanfo che penetra fin dentro le case di quella gente, lo riguardano. A lui, che il dolore l’ha conosciuto.

Questo il suo insegnamento. A me, che vivo a Milano, a te lettore, di ovunque tu sia, se davvero siamo fratelli e la solidarietà ha ancora un significato. Così come l’indignazione e la voglia di cambiare le cose. Per davvero.

Come è andata? Come va?

È da un po’ che avevo voglia di tirare le somme e oggi mi sembra giusto farlo. (Ho appena un quarto d’ora prima di andarmi a far bucare dal dentista.) Tirare le somme su Lacrime, intendo, questa prima esperienza editoriale. Beh il libro si è venduto e si continua a vendere. Il problema rimane sempre la distribuzione e la pubblicizzazione, ma del resto questo lo sapevo dall’inizio. Qualche tempo fa sono stato al Festival Alter Munsi di Spoleto, il 4 novembre a Piovono Libri ad Amatrice e ieri al Circolo del Pd dell’Esquilino a Roma. Anzitutto devo ringraziare tutte le organizzazioni e le varie persone che singolarmente hanno gestito gli incontri. Che altro dire, che sono stato soddisfatto. L’importante, mi pare, è che il dibattito continua ad essere animato e che vedo sempre nascere tra le persone uno spirito di solidarietà che va dalla questione campana alla situazione dell’Aquila al declino del Paese intero. La strada è quella giusta.

Presto metterò in campo una nuova strategia, sarà la 15°, credo. Rompere il muro, esistere, questo è l’imperativo. Non voglio svelare nulla al momento, dico solo che servirà molto energia, soprattutto di quella positiva che ti stampa un sorriso inamovibile, marmoreo, sul viso.

A presto.

Chiappanuvoli

Presentazione Lacrime alla Festa del PD Due Madonne di Savena

Wow. Macchina. Autista (che poi è mio padre) e chiacchiere a non finire. E strada, autostrada, pioggia incidenti Tir frenate e copertoni esplosi. Poi, una calma verde. Un parco cittadino. Tende e le bandiere del PD che sventolavano.

A Bologna martedì scorso per presentare “Lacrime” alla festa del PD del quartiere di Savena. Moderatore d’eccezione Maurizio Gaigher, un grande piccolo politico prestato per qualche ora alla letteratura. Mai ricevuto un “trattamento” migliore. Abbiamo dibattuto per un’ora del libro e, a tratti, pareva persino saperne più di me, tanto era preparato. Abbiamo ripercorso le tappe del libro, le due giornate, gli argomenti trattati, gli scontri e poi ci siamo lasciati andare a qualche breve commento sulla politica attuale nel nostro sgangherato Paese. Bologna-L’Aquila-Napoli a confronto.

Quando già mi ritenevo più che soddisfatto, è arrivato il momento della cena. Lasagne, rollè di carne con piselli e capperi, buon vino e la compagnia meravigliosa dei tanti volontari che, a fine serata, tiravano un po’ il fiato discutendo amabilmente a tavola. Un mondo da studiare, come sta facendo il mio amico Lorenzo Giannini. Dinamiche allucinanti se si pensa al menefreghismo in cui sopravviviamo tutti i giorni. Persone che dedicano anima e corpo alla realizzazione di una festa, di un momento di unione per il popolo del Partito Democratico e non solo.

Mi è dispiaciuto dover andar via a fine serata. Quel mondo che ho accarezzato per qualche attimo, credo possa definirsi quanto di buono ancora resta in Italia e lo dico da persona non politicamente schierata a Sinistra (e tantomeno a Destra…). Bene, se la scrittura è anche questo, allora, scrivere ancora di più è l’obiettivo.

Grazie. Grazie a tutti voi, bolognesi sognatori e realisti.

Chiappanuvoli