Frusciante

Stellato

Imparerò a imparare
imparerò a disimparare
ciò che ero, credo d’esser stato
tutto ciò che potrei essere un giorno:
oggi è una lezione bruciata sulla pelle
e oggi non ho più tempo per imparare
ma solo un fiato da sentir vivo.

Imparerò a sognare
imparerò a non sognare
vecchi sogni, sogni di polvere
tutto ciò che potrei sognare un giorno:
oggi è una strada da percorrere scalzo
e oggi non ho più tempo per camminare
ma solo un posto dove restar vivo.

Imparerò a cambiare
imparerò a non cambiare
me stesso, ciò che spero d’essere
tutto ciò che spero di diventare un giorno:
oggi è già una metamorfosi spaventosa
e oggi non ho più tempo per cambiare
ma solo un fuoco da tener vivo.

Imparerò a vivere
imparerò a morire
questa vita, questa morte
tutto ciò che significheranno un giorno:
oggi devo imparare ad aspettare
e oggi ho tutto il tempo per farlo
ma solo sopravvivendo a questa voglia.

29/07/2015

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Fuori come…

balcone progetto c.a.s.e.

 

Fatti d’insolide certezze
disimpegnati dal creato
calmierati dal creatore,
state fuori come…
tagliati fuori come…
Crollate su altre spalle
di chi regge un poco più
appena –
appena siete stanchi,
destati di nuovo
per pochi attimi:
quel balcone
temporaneo, emergenziale
sei tu.

03.09.2014

[L’articolo su la Repubblica]

 

Voci

una voce
continua a girarmi per la testa,
ripete solo una nuda parola
eremitica quasi, cosmica, sincera:
immenso

un’altra voce, invece,
fa notare il vuoto, l’assenza –
è così lapalissiano, in effetti –
è il silenzio: non saremmo
dove siamo, fossimo stati senza

un’altra ancora, è diversa,
lei balbetta e sbatte da una parte
all’altra, dentro la testa, pare
piccola, disperatamente incapace,
eccola, dice: non è possibile

e poi un’altra voce – quante sono
– questa ha fretta, e chiede
i chiodi, il martello, la palanca,
dove stanno, la sega, non il progetto:
Fatigati, che fine ha fatto?

la seguente, più che una voce
è una cantilena che si rivela
come fosse il segreto della vita,
o l’arte d’arrangiarsi in cucina:
oggi, pasta al finocchio!

un’altra voce invece
fa paura, martella imperterrita –
il loop d’un grido perfetto –
scandisce tre piccoli nomi,
ch’anch’io ripeto, a voce bassa

e ce n’è ancora una, solida
come l’odore del pane bianco,
imperitura abbacinante
sfuggente maliarda, vuole
chiama, il tuo nome

ecco, poi, una invece
parla parla parla e strilla, strilla!
è fatta di denti e barba, la fronte solcata,
il naso grosso come una patata,
occhi, quelli azzurri, scavati a gorgo nell’oceano

e sento pure una voce
che non è che la capisco poi tanto,
dice, credo, e me ne sorprendo
e dopo insieme m’arrendo:
shalalalalalalalalalalalalalalalalà!!!!

la nuova voce che arriva ora,
non parla, questa canta
limpida d’aurora boreale
elettrica come scariche nel cervello,
pare musica, quando invece è arte

ce n’è un’altra proprio calda,
come un cappello di pelo
ch’ammanta, le orecchie, il capo,
il cuore, è un treno, disperata resistente:
è una roulotte in paradiso

subito un’altra, invece è bianca,
sbuffa al freddo del sole sulla neve,
mostra la fronte al monte, la discesa
taglia il vento non è una ferita,
muta ora: amici, non c’è alcuna salita

questa voce è un po’ strozzata,
se ascolto meglio è sillabata,
grida: padre ancora figlio!
vecchio sempre giovane! genio
del tutto folle, folle in tutto genio!

una voce seria arriva, invece,
dondolando si fa beffa del mondo
e del suo prodotto interno lordo,
dal profondo della ferita d’un città,
parla di prodotto interno della felicità

ci sono, poi, tante e tante altre voci,
una che è rabbia, una rivolta, una verità,
una resistenza, una caparbietà, una è cuore,
una resilienza, una è altruismo, una dignità,
ma la più forte è quella che dice solo: papà

tante voci abbiamo tutti nella testa,
al loro ordine, c’è chi resta e c’è chi va
in un moto del tutto indipendente dalla volontà:
è che siamo ciò che facciamo, ecco perché
la tua voce non se ne andrà

foto di Claudia Pajewski

foto di Claudia Pajewski

Chiappanuvoli

Presidenziali: pensieri e movimenti (il)logici, (in)volontari

Sandro-Pertini

Alla prima tornata si sfalda tutto.
Non siamo mai stati gemelli, e ti sorprendi?
I movimenti sono troppo (il)logici per essere anche (in)volontari.

Scegliere il proprio papà non è mai stato difficile.
Farlo, invece, comporta alcune difficoltà.

Veronica Lario e Rocco Siffredi portano una brezza di freschezza.
Novità di calcio.

Certo che non si può raggiungere il cuore.
Il corpo è così smembrato.

Alla seconda tornata.
Il bianco non è un colore, è un gesto chiaro.

Cosa si evince da tutto questo?

Baffetti bipartizan stanno dietro al forte e gentile abruzzese.

Il sindaco rinnova l’aria chiudendo la porta.

Una donna no, che ci rappresenta.

Il movimento è costituzionalista, che volgarità.

L’abonimio è l’autoreferenzialità.

Dici “politica” e risponde il mobilio, denti stretti nella gommapiuma.

Si evince, vincerà l’unico vincitore esistente.
L’artefice del ricatto. Sempre.
A scacchi vince sempre il pedone piccolo.
Non si nota e si fa regina in fondo al quadrato.

I quadranti sono tutti spostati.
La destra è estrema.
La sinistra è destra.
L’estremità sinistra è moderata.
I cani sciolti portano solo la rabbia.

Non è che ci sarebbe un Pertini ancora vivo?

I movimenti sono troppo (il)logici per essere anche (in)volontari.

Parkinson sarebbe un buon Presidente della Repubblica.
Al limite Huntington.

18/04/2013

Chiappanuvoli

L’A.qui.la: 06.04.2013

 (più di questo non ha senso dire. CNL)

roma-aquila-26

Problema:

le

pa

ro

stro-nze mi coz-zano

du.re la go.la sali.va

scen

deva

le,

no, non h

anno

qua-rto

+

1

s-e-n-s-o:

tu

tto spezz

ato

dir.ti

«tuttoèpersoanimamia»

no, non de

vo

di

re che la col-pa è

l’oro

no-

-stra vo-

-stra-dire è che

abbi.amo ave.te h

anno –

qua-rto a.ncora –

1 a

libi e

no, non ci de

v’ess-er q.ui per

dono.

Ve

di gli assi

omi:

IN-CAPA-CITÀ

DE-RE-SPONSA-BILITÀ

EGO-ISMO

MIS-ERIA

: è

inuti

le ricostru

ire 1

cit

tà se esse

ri u-mani man

cano.

Soluzione:

ba

da-be

ne pri-ma puri

ficati po

i puri

fica

ter-ra ar-ia car-ne san-gue

«degna la casa

degna la città

muori per lei

uccidi se devi»

al.tro

no, non è che

gue

rra d’ar-mi per civil

tà palin

genetica apoca

littica trucu

lenta qua-nto ba

sta il sacri

ficio il

tuo il

l’oro:

no, non

chiede-re,

con

quista!

è

violenza

l’u-ni-ca

pa

ro

rima

sta inte

ra

la.

Là.

05/04/2013

Chiappanuvoli

Sto recuperando punti…

«Sto recuperando punti.
Sono il più grande statista del mondo.»

Toglietemi di dosso sto cane che puzza.

«2 punti, 1,7, non me frega proprio un cazzo,
sono in gara, posso farcela!»

La mano che salva l’altra mano
è sempre, sempre attaccata a un singolo corpo.
Ogni singolo corpo beve alla mia tetta.

«Mi avevate dato per morto.
La morte la dà solo Dio.
Ditemi un po’, chi credete che sia Dio?»

Le mie promesse di marinaio
valgono più dei vostri programmi
annacquati.

«Vincerò proprio perché sono
come voi, anche io sbaglio,
che stupido che sono, pensare
che per anni ho dato lavoro a Giorgio
Mastrota…»

09/02/2013

Chiappanuvoli

Morso >

Hai mai morso la carne
di un tuo simile
fino a strapparla? >

Assaporato assieme al sangue
il sapore apoptotico
delle lamine cellulari
che si infrangono silenziose
contro le tue tese pareti cutanee >
concimato di zolfo
la tua gola fruttata
trapassando pavimentazioni granulose >
misto i batteri dei tuoi canini
che le poliedriche imperfezioni
lamellate dello strato spinoso squarciato >
inzaccherato la mucosa foliale
nell’ultimo baluardo cheratinoso
e riempito i tuoi calici gustativi
di cubiche giunzioni basali? >

Asciugato le labbra
di rubino plasmatico sul polso
e sorriso l’altero ematocrito
sul viso alterato
del sapiente tassonomizzato di turno? >

Allora non sei vivo.

09.01.2013

Chiappanuvoli