E’ L’Aquila il mio poema

Non si sente più

quell’impellente bisogno

di vomitare su carta

le indigestioni

della mia esistenza.

Parvenza di anomalie

o litanie d’inconsistenza?

Invece

i manganelli sulle teste,

sul muso i loro scudi,

tutta la violenza che sudi,

più vita di quanta pensereste…

E’ L’Aquila il mio poema:

le sue ferite le mie parole,

il suo futuro il mio futuro.

E’ L’Aquila il mio poema

il resto, banale letteratura.

13/07/2010

Chiappanuvoli

300 – Epica e Moralia (photos & video)

300 – Epica e Moralia

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

Erano 300

e non ridevano affatto.

Si raccolsero all’alba

nel campo della piazza,

sui loro volti scavati

ancor permanevano le crepe

dell’ultima aspra battaglia,

terriccio misto sangue fraterno,

lacrime e pioggia in un unico rivolo.

Erano 300

di tenacia armati e

del degno dolor che solo essi

conoscono e sanno serbare.

Bandiere ed insegne

risplendevano sotto i raggi

che le nuvole concedevano in dono.

Erano 300

in vestiti spartani,

contro un nemico potente

e corrotto, ed eccola davanti agli occhi

la manichea visione. (1)

Straripa un grido dalla gola:

«Aquilani, questo giorno

è vostro per sempre!». (2)

Erano 300

intrisi d’Epica (3)

più di quanto potessero immaginare.

Perché l’Epica nasce

dove l’appartenenza è più salda,

più palpabile è la minaccia esterna,

dove bisogna difendere fino allo strenuo

le mura della propria città

ed i pilastri della civiltà stessa.

Erano 300

pronti a lottare

in fronte alle schiere rivali.

«Questa è blasfemia»

pensarono i mandati Immortali (4)

del corrotto figlio del Re Denaro,

«questa è pazzia!».

E d’un sol grido la folla:

«Pazzia? Questa è L’Aquila».

Così nasce e monta

il rifiuto alla sottomissione,

la ripudia per il compromesso,

così infiamma la rabbia

per l’eco delle risa infami

e divampa ancor più impetuoso

lo spirito della giusta rivalsa

per l’amaro e abbietto del torto subito.

Presero a muoversi, dunque,

verso le barricate nemiche.

Erano 300

com’un sol passo imponente

che il selciato, le mura e

le colonne tutte parean tremare;

il peso della disperazione

scuoteva le radici della città stessa.

Seppur simili ad unico membro

ogni cuore, testa e pezzo di carne

resta solo dinanzi la morte,

ma non questi guerrieri,

donne, uomini e bambini,

che, nel fondo dell’animo loro,

dal ricordo della tragedia neroverde (5)

per sempre marchiati saranno.

Erano 300

petto a petto con le schiere avverse,

erano 300

e non un passo fu mosso indietro.

L’attimo fu infinito,

lo scontro dirompente,

ma, all’incontenibile grido

“L’Aquila è nostra!”,

le barriere furono scardinate,

la difesa dell’invasore penetrata

e la resistenza, alla fine, fu vinta.

Erano 300,

basta chiuder gli occhi

per vederli braccia levate

marciare orgogliosi e sempre degni

verso il cuore storico del loro capoluogo,

divenuto ormai roccaforte decadente

sotto  l’egemonia nefasta

del corrotto governo degli Immortali.

Li vedo i miei fratelli,

petto sporgente e sguardo fiero,

riprendere tra le mani

quel che un tempo era nostro,

stringere a sé ogni detrito

come fosse un figlio perso in battaglia.

Erano 300

in estremo sacrificio,

quel giorno in cui la Storia

iniziava ad essere raccontata:

300 aquilani,

300 spartani,

300 uomini liberi,

riconquistarono la loro città

liberandola dalle sudicie mani

dell’immensa armata dei soldati-schiavi.

«Il mondo saprà che

degli uomini liberi

si sono opposti ad un tiranno,

che pochi si sono opposti a molti

e che persino un dio-re può sanguinare».

Erano 300,

ed io,

cieco narrante,

io morirei per ognuno di loro.

.

02/03/’10

Foto gentilmente concesse da Claudia Pajewski e Marco D’Antonio: Flickr account.

Video di Francesco Paolucci: website.

– – –

Note

(1) Manicheo: Riferito a ideologia, teoria, dottrina che ponga in netto contrasto il bene e il male.

(2) Parafrasi delle parole di Leonida I, Re di Sparta, rivolte ai suoi opliti nella famosa battaglia delle Termopili, 480 a.C.

(3) “Un poema epico è un componimento letterario che narra le gesta, storiche o leggendarie, di un eroe o di un popolo, mediante le quali si conservava e tramandava la memoria e l’identità di una civiltà o di una classe politica”; fonte wikipedia.

(4) “Gli Immortali erano il reggimento d’élite della guardia imperiale del Grande Re persiano”; fonte wikipedia.

(5) Dopo il terremoto che distrusse L’Aquila nel 1703, fu deciso di cambiare i colori della città e della bandiera, che in precedenza erano bianco e rosso. La scelta fu nero e verde, ad indicare nero per il lutto e verde per la speranza.

– – –

Un estremo ringraziamento va a Roberto Saviano che con il capitolo “Questo giorno sarà vostro per sempre”, del libro “La Bellezza e l’Inferno, ha ispirato il mio scritto.

La Parete più ad ovest + video L’Aquila agli aquilani

Agli aquilani

.

.

Il Corso resta celato

disotto una coltre buia,

pregna di questa incessante

pioggerella, che da secoli

pare non dimenticarci mai.

.

Ogni cosa è ferma, mite.

La vitalità – ben sappiamo

– non frequenta più questi

luoghi,   desolanti   oramai

malgrado nei nostri cuori

persistano ameni bagliori.

.

Ciuffi d’erba crescono

tra i solchi e le giunture

dei vicoli, come vita che

torna alla terra e terra che

torna alla vita: prodromi e

.                                        memoria.

.

Benedetta pace o morte silente

parrebbe, se non fosse per quel

tin-tin-nio sulla parete più ad ovest

che alla luna scintilla le gocce

versate, e ricorda allo straniero

ch’ivi risiede un popolo guerriero.

.

Torna, aquilano,

della tua altezza

ad esser fiero!

.

23/02/2010

Video di Francesco Paolucci

Patina + foto dell’Aquila – L.Nardis

Sta sorgendo il sole,

ma la patina

sui denti

non vuol venir via.

Chissà se li ho ancora tutti

i miei denti?

La lingua m’è rimasta

schiacciata, compressa,

sotto qualcosa,

un mobile, un mattone…

La polvere oramai

s’è fatta mia amica,

simbiotica

parte di me, e buio credo

ovunque nel mondo –

.

che sia a

.

.                          L’A

.          qui

.                                              la

o a

.               Port-

.                                                   au-

.                    Prince –

.

Ed ogni giorno

un raggio di sole.

.

Che sia passato

un giorno, un mese

dieci o cento,

certo non lo so più.

Che importa poi?

Il sole sorge, il mondo gira,

la vita continua, come seguono

a circolare denari di mano in mano.

.

Che io sia vivo

non conta più,

che importanza ha? E

certo, non c’è dato saperlo.

Il sole, il mondo, la vita, i denari

non mi renderanno comunque

quella parte di me che

non c’è più.

 

Quella profonda, la parte nascosta,

quella che la stessa madre non poteva,

.                                                 non doveva conoscere,

quella mai condivisa,

quella che forse neanch’io

sarei riuscito a comprendere,

quella parte di me

.                       che mai avrei voluto

.                                                  incontrare.

.

Sorge il sole,

ed io mi sento

comunque vuoto.

Privato di qualcosa

che non saprò mai se

sia esistito fino in fondo,

ma che già mi manca, come

se fosse tutto ciò che abbia mai contato

realmente

per me, più del mondo, più dei denari,

più della stessa vita e più di questa maledetta

.                                                                            patina

che dai miei denti non va più via.

.

.

16/02/’10

***Le foto sono di Lorenzo Nardis: grazie tante, confido in altre collaborazioni/commistioni.

L’effigie del mai presagito + Explosions in the sky

L’effigie del mai presagito

.

.

Quel che stridette di certo

furono i denti nel fragore

improvviso del nostro tetto.

.

Nelle calme notturne ore

vano fu stringersi nel letto

braccati dall’atroce rumore.

.

Protratti sogni all’infinito

s’incastrarono nel sordo crollo

delle mura dal colore sbiadito.

.

L’impotenza scuote al midollo

coll’effigie del mai presagito

tranciandoti la vita nel collo.

.

Oh, dispersi negli affari di Dio,

sia la vostra memoria immanente

ogni giorno un sacro dovere mio.

.

Oh, figliol caduti delle Patrie,

possa la nuova pietra fondante

‘ser degna dell’anguste nicchie.

.

Oh, raminghi spiriti e tormentati,

abbia il cor vostro forza bastante

per conceder grazia a uomini incauti.

.

10/06/’09

L’aquilano che io conosco…

L’Aquilano che io conosco

 

L’aquilano che io conosco, non è nu frollò.

L’aquilano che io conosco, se sa fa’ rispetta.

L’aquilano che io conosco, non è secondo a gnisciunu.

L’aquilano che io conosco, s’è fattu pe’ secoli la transumanza co ji stivali! (per chi vuol intendere…)

L’aquilano che io conosco, è nu pezzu de pa’, basta che no’ ju fa ‘ncazza.

L’aquilano che io conosco, ama e critica profondamente la sua città.

L’aquilano che io conosco…te roppe ju culu!

L’aquilano che io conosco, t’è certi punti firmi e nun ci ji tà toccà!

L’aquilano che io conosco, t’è ju core troppi ròssu…ju ta lassà perde, que te pozza pijà ‘n corbo!

L’aquilano che io conosco, è rappresentatu de merda in Italia, in Abruzzo, e pure all’Aquila, da ssi quattru zuzzi che sse rubbano ju stipendiu e no’ fa’ nu cazzu!

L’aquilano che io conosco, spero sta là là pe’ repijasse quelo che è llo sé… apò so cazzi pe’ ddaero!!

L’aquilano che io conosco, non tè bisogno de gniusciuno che ju commanna, lo sa da solu quanno ta reaotecà ju munnu! Sa solo che strai ta pijà! Lo sa dda solo come se recostruisce sta cazzu de città!!!

Jamo quatrà!

O forse, si tratta dell’aquilano che vorrei conoscere…

Chiappanuvoli

2/02/’01

Blu silenzio + why she swallows bullets and stones

Blu silenzio

Al blu silenzio abbiamo lasciato
la memoria dell’evento passato,
sepolti assieme ai corpi restano
gl’imprechi rivolti al sovrano.

Sotto un grave strato di macerie
teniamo il tepore delle storie,
vite interrotte a forza s’ergono
su un domani che non afferrano.

Giovane è il tempo della rinascita,
riportare si deve i cari alla vita
senza paura alcuna dell’ardua salita,
ricostruiremo la Nostra Città ferita.

.

4/7/’09

Consiglio d’ascolto dopo la lettura: