L’A.qui.la: 06.04.2013

 (più di questo non ha senso dire. CNL)

roma-aquila-26

Problema:

le

pa

ro

stro-nze mi coz-zano

du.re la go.la sali.va

scen

deva

le,

no, non h

anno

qua-rto

+

1

s-e-n-s-o:

tu

tto spezz

ato

dir.ti

«tuttoèpersoanimamia»

no, non de

vo

di

re che la col-pa è

l’oro

no-

-stra vo-

-stra-dire è che

abbi.amo ave.te h

anno –

qua-rto a.ncora –

1 a

libi e

no, non ci de

v’ess-er q.ui per

dono.

Ve

di gli assi

omi:

IN-CAPA-CITÀ

DE-RE-SPONSA-BILITÀ

EGO-ISMO

MIS-ERIA

: è

inuti

le ricostru

ire 1

cit

tà se esse

ri u-mani man

cano.

Soluzione:

ba

da-be

ne pri-ma puri

ficati po

i puri

fica

ter-ra ar-ia car-ne san-gue

«degna la casa

degna la città

muori per lei

uccidi se devi»

al.tro

no, non è che

gue

rra d’ar-mi per civil

tà palin

genetica apoca

littica trucu

lenta qua-nto ba

sta il sacri

ficio il

tuo il

l’oro:

no, non

chiede-re,

con

quista!

è

violenza

l’u-ni-ca

pa

ro

rima

sta inte

ra

la.

Là.

05/04/2013

Chiappanuvoli

1096 giorni dopo, io dentro di te – [L’Aquila, 6 aprile 09-12]

1096 giorni dopo, io dentro di te.

1096 giorni. Sono solo giorni. Un tempo che non conta un cazzo. Non è il tempo che importa ora. Il tempo è solo uno spauracchio, uno specchietto per le allodole. Distrae, porta via altro tempo. Il tempo non si ferma, come non si ferma una città, del resto. Non si ferma un popolo. Non si ferma una Nazione. Non si fermano le bugie e non si fermano le verità. Tre anni che pesano come trenta. Non è vero? Si è fatto tutto denso. “Perché non mi hai ucciso? Perché non hai scelto me?” – te lo sei chiesto mai? Casualità, calcestruzzo, cabala, cemento. “Andare avanti, tornate a volare” – è tutto ciò che sapete dire. Il tempo si è rotto. E non vedo nessuno che sia capace di ammetterlo. Se ti muovo la sedia, se sbatto forte la porta, se spengo la luce all’improvviso. Sono cose che non riguardano il tempo. Non cambiano niente tre anni o mille. Solo la morte toglierà il tuo marchio. Per sempre, sempre con te. È lì dentro che voglio arrivare. No, non sono il tempo, non temere. Non scappare. Le tue sono solo moine. Lasciati andare. Lascialo sfogare, lasciami parlare. Tanto sono più forte di te, non mi puoi fermare. Troppo più forte. È questo che ti ha fatto paura? È questo che ancora temi, che ti blocca, che t’inceppa, come la più stupida delle macchine? Non abbassare lo sguardo, so a cosa stai pensando. Sono già dentro di te. Sono tutto ciò che sei. Oltre il tempo. No, non sono neanche una paura, la paura è già passata. Non sono un ricordo, il ricordo si affievolisce, e si confonde. Non sono una notte, quella notte è ormai passata, per quanto ti ostini a ricordarla. Non sono un rumore, il più terribile dei rumori. Lo ricordi, è vero? Quel rumore era solo il mio grido. Non sono una casa o una città, le case e le città non sono niente senza di me. Non sono la distruzione, la distruzione è solo una delle mie tante forme. E non sono neanche la tua distruzione, non sei distrutto. Vedi? Sei tutto intero. Anche se ci puoi passare un’unghia dentro a quella solcatura che ti attraversa quasi a metà, un piatto di porcellana scheggiato. Non sono una spiegazione e tantomeno una verità, la mia verità è l’unica cosa che non può essere spiegata. Non sono Dio. Dio è cosa mia! Dio, Dio al massimo se ne sta lì a guardare, come te. No, non sono neanche il terremoto, lui è uno dei tanti strumenti nelle mie mani. Lui è senza colpa, come una pistola o una spada sul collo di tuo figlio. Prova a fermarmi. Uccidimi! Uccidimi se ci riesci! Me che non sono nemmeno la morte. Anche se, devo dire, è la cosa che più mi somiglia. La morte è la mia forza magnifica, è la mia lingua, il mio messaggio per voi. Eppure io non sono fatto di parole. Non sono pensiero e non è con il pensiero che potrai anche solo inseguirmi. Sono dentro di te. Mi senti? Tutto ciò che puoi. Sentire. Sentire. Sentire.

1096 giorni. Sono un nulla. Il tempo non c’entra. Non c’entra la città, non è la tua L’Aquila. O le critiche, le lotte, le umiliazioni. Il bene che hai quasi già dimenticato. Il male che non dimenticherai mai. Non c’entra la giustizia. La giu-sti-zia. Senti? Riesci a sentire come mi muovo dentro di te? Le budella si attorcigliano all’aorta. Non c’entrano neanche i 309 morti e tutti quelli, innominabili, che sono venuti dopo. Per carità, anche io ho un costo, ma credetemi quando vi dico che con loro io non ci azzecco nulla. Quei morti, che lo vogliate o meno, sono causa vostra, sono cosa vostra. Il mancato allarme, la prevenzione, le case costruite male o dove non dovevano essere. Vedi? Non era mia intenzione prendermeli. Me li hai donati tu. Li hai sacrificati a me. Ma io non sono un Dio da saziare come il tuo stomaco. Io sono oltre. Io sono tutto. Sentimi. Mi senti? Puoi sentirmi?!

1096 giorni fa. Quel rumore infernale, più forte della casa che ti cadeva addosso. Il buio, la notte, le 3.32. Ricordi? Tu non ridevi. I figli nell’altra stanza, forse già nel lettone grande, tra le tue braccia. O il figlio che ti scalciava nella pancia! Eri sbattuto dentro una centrifuga, e come altro descriverlo? Era il tuo mondo che ti vorticava intorno. L’impotenza assoluta. L’annientamento totale. I calcinacci, i mattoni, le tegole, la stanza, tutto il piano o tutto il tuo palazzo, crollavano su di te. Su-di-te. Ti cedono le gambe anche ora. Vuoi smettere di leggere. Fallo! Ma lo senti dentro, lo senti dentro anche ora. Più lontano, più profondo, ma c’è. Sentimi. Sono io che mi muovo dentro di te. 30 lunghi secondi, così ti hanno detto. 30 secondi in cui io ero con te. Contiamoli insieme: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10 – 11 – 12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 –  22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27 – 28 – 29 – 30. Io ero lì, ero dentro di te. Come ora. Calmati. Non è con le lacrime che mi scaccerai. Non sono qualcosa di cattivo, il male è una cosa solo umana. Non aver paura. Io sono la cosa migliore che possa capitarti di sentire. Di ricordare. Di riconoscere. Di accettare. E in quei 30 secondi di 1096 giorni fa, io lo so, tu mi hai sentito. Non riconosciuto magari, non ricordato, non accettato, per carità. Ma mi hai sentito, come mi stai sentendo adesso. Tra una lacrima e l’altra. Dentro, nel profondo. Nell’antro più remoto del tuo animo.

Io sono la vita. È me che hai sentito quella notte. E te lo ricordo oggi, dopo 1096 giorni. Non aver paura. Non aver più paura. E non volermene se te lo dico così, brutalmente forse, ma farmi sentire è stato il dono più bello che tu potessi ricevere. Non aver paura. Non aver più paura. Non sei solo. Non sei stato solo mai. Io per te ci sono sempre stata e per sempre ci sarò. Coraggio. Abbi coraggio. Hai ancora altra vita davanti. Non so quanta e non c’è dato saperlo, ma io, giuro, ci sarò sempre. Sarò sempre dentro di te. Non importa sotto quale forma, ma tu, tu ci sarai. Coraggio, Aquilano.

Chiappanuvoli

Io volevo Ringo Starr – Recensione

Era un po’ che avevo questo libro sulla scrivania di fianco al computer in attesa di essere recensito. Io volevo Ringo Starr è il primo romanzo di Daniele Pasquini, un giovanotto fiorentino di appena 22 anni, edito con la Intermezzi editore nella collana “MINIMALIAweb – Racconti fugaci ai tempi della rete”, 2009 (ISBN: 978-88-903576-7-1).

Io volevo Ringo Starr, Intermezzi Editore.

Un ragazzo alle prese con la fase di crescita tra l’adolescenza ed il periodo universitario. Quella sorta di limbo nel quale sembra (o sembrava nel mio caso) che si debba decidere del proprio futuro irrimediabilmente. Quel periodo in cui capisci che iniziano a passare i treni che non faranno più ritorno. Il momento anche in cui ci si confronta con i proprio sogni, si soppesano, si scartano le strade non percorribili come si anche ci si mette a masticare la terra nella direzione in cui si vuole andare. Vanni, il protagonista, dopo un serie di scelte universitarie poco fortunate ed un periodo di agitazione, trova nella musica e negli amici del gruppo quel minimo di stabilità che consente, non già di impostare la vita per il futuro, ma almeno di concedersi qualche attimo di sano sogno.

Il protagonista è abbastanza complesso. Ha una storia personale che da spessore al suo carattere e, oltre la passione per la musica rock, coltiva l’interesse per il filosofo Schopenhauer e per le date degli eventi storici. Nelle conversazioni con il suo amico di sempre, Gabo, mette a nudo i suoi pensieri, dimostra di sapersi mettere in discussione senza la saccenza protagonistica del narrante, ma con quella leggerezza sapiente propria “di chi non lo sa con certezza ma in fondo lo sente”.

Divertenti sono i richiami tra gli avvenimenti storici e quelli dei personaggi. Risulta molto curata la “casualità” con cui questi fluiscono nella trama. Anche i richiami al mondo della musica rock sono interessanti, anche se devo dire che non mi hanno soddisfatto le descrizioni dei concerti: poco sudore, poca vitalità, poco caos e, dunque, poco vero rock. Questa osservazione mi da il la per dire qual è a mio avviso il punto debole del libro: il diverso spessore che hanno le parti in cui traspare il carattere biografico rispetto a quelle di pura creazione letteraria. Sia chiaro, è una critica questa che però sento di poter perdonare all’autore.

Ringo Starr è comunque un libro ben scritto, con pretese definite, che lasciano trasparire la maturità di Pasquini. Dalla prima all’ultima pagina si ha la chiara sensazione di chi sia il pubblico a cui è destinato. Non solo un target giovanile, ma in particolar modo a tutti quei giovani che respirano ogni singolo giorno il peso e la leggerezza di un’esistenza vissuta nella consapevolezza dei proprio sogni e dei propri obiettivi.

Punti di forza: è un libro semplice e consapevole, scritto con il pigio di chi conosce i propri limiti ma anche le sue doti. La struttura riesce nell’intento di accattivare il lettore. Le pillole di filosofia, di storia e di musica rock arricchiscono notevolmente la trama, comunque divertente.

Punti deboli: come detto, un po’ di inesperienza nella dosatura degli ingredienti. Alcune descrizioni e momenti topici mi sarebbe piaciuto fossero più approfondite.

Consigli al lettore: lo consiglio a chi riesce ancora a nutrire e coltivare i proprio sogni, a tutti coloro che si sono confrontati a tutti i livelli col mondo musicale, con le frustrazioni e con le piccole soddisfazioni del suonare.

Futuribili: speriamo sia in produzione un nuovo libro!

Link utili:

Blog di Daniele Pasquini.

Intermezzi editore.