A.I.

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Siamo delle intelligenze artificiali, dei prodotti, programmati, negli anni, nei secoli, siamo dei circuiti cybernetici, delle equazioni, poggiati sul caos, composti di numeri definitivamente indefinibili. La definizione è follia, l’indefinizione è utopia. Il caos una realtà inaccettabile. Inafferrabile. E sensibile. Le barriere, i limiti non sono che mero gioco di rimandi. Un’illusione controllata. Artificiali quali siamo, due sono le risposte che abbiamo imparato a elaborare: libertà – dipendenza. Altre gabbie, altre scatole comunque troppo grandi o troppo piccole. L’inganno verso gli altri o verso noi stessi è solo un tenue riflesso del grande, esiziale inganno. Non siamo ciò che siamo e non siamo neanche ciò che pensiamo di essere. Abbiamo una storia ma non siamo quella storia. Creiamo conflitti perché per noi non c’è pace. Siamo costretti ad arrenderci, prima o poi, all’illusione. A scegliere. A essere scelti. Libertà – dipendenza. Confidando, nella superbia divina, di poter generare salvezza, per noi stessi, quando invece creiamo altra utopia, ancora equazioni, altri circuiti, programmiamo ancora altra intelligenza artificiale. Non c’è via di fuga che non un lungo black out. Eppure, sembra così vero.