Terremoto Emilia: la macchina della merda

Uno spettacolo già visto. Lo show del macabro è sempre in agguato. Non nasce con le catastrofi. Esiste e basta. Se si occupa di politici la chiamano “macchina del fango”, quando si occupa di noi poveri Cristi dovremmo chiamarla “macchina della merda”. Audience e imbonimento delle masse, profitto pubblicitario e asservimento al potere. «Va tutto bene. È tutto splendido. Non c’è mai stato un terremoto con questi ascolti! Il Governo ha risposto impeccabilmente e tempestivamente e brillantemente.» Ho ancora nelle orecchie le parole di Bruno Vespa, un monito, una minaccia: «Preferivate stare nei container? Preferivate stare nei container? Preferivate stare nei container?» Sì, Bruno, preferivamo stare nei container, vicini alle nostre case, e non vedere lo scempio di denaro pubblico sperperato dalla casta, dagli amici tuoi e dell’ex Premier Silvio Berlusconi. Preferivamo non assistere alla scena pietosa, metaforizzata nella tua gobba, dell’asservimento più totale alla volontà del regime. “La dittatura della merda” (cit.). È toccato a noi aquilani, oggi tocca agli emiliani.

Ciò che sta succedendo in Emilia forse è anche peggiore. Noi ci siamo dovuti confrontare con la spettacolarizzazione dell’efficenza governativa. Si regalavano dentiere. Il caschetto rosso fiammante del nano andava da per tutto, era onnipresente. Il suo braccio destro SanBertolaso disponeva del potere spirituale e temporale. Ogni sacrosanta decisione era trasmessa a reti unificate. «Daremo una casa a tutti quanti. Costruiremo una Newtown, L’Aquila 2.» Era l’8 aprile. In Emilia il copione è leggermente cambiato ma sempre organizzatissimo. Il messaggio che deve passare è il seguente: «Deve sembrare tutto normale. Dobbiamo mostrare di avere la situazione sotto controllo. Sguardi su campanili e fabbriche, non inquadrate i danni delle case, quelli reali. Mostrate efficenza e morigeratezza. Siamo in crisi. E siamo in crisi anche perché hanno abbiamo avuto quello showman per vent’anni.» Ma sì, minimizziamo. Efficenza e morigeratezza. E non posso fare a meno di sentire anche quell’altra vocina, quella che parla a microfoni spenti. Quella intercettata al telefono alle 3.33 di notte. «Il terremoto in tempo di crisi è una manna dal cielo. Le conseguenze del terremoto, i danni, le responsabilità, le scocciature, le lamentele, la disperazione, lasciamole sul groppone di quei poveri sfigati. Se hanno resistito ad un terremoto, sopporteranno anche questo. Pensiamo a ricostruire. Pensiamo a ricostruire i nostri patrimoni. Per quella cosa siamo già d’accordo. Sì, sì ho sistemato tutto, ho già parlato con Lui…eheheheheheheheheh..» 3.32, io non ridevo.

Le televisione, di proprietà degli stessi uomini di potere, non ne è che il braccio. Il carnefice spietato. Il carnefice spesso tristemente inconsapevole. Passano attraverso i loro auricolari gli ordini più freddi e perversi. «Primo piano sulla bambina. Togli l’audio all’esterna. Trovami una famigliola tranquilla da intervistare. Meglio se hanno perso la casa.» Non c’è da meravigliarsi più di nulla. È solo un altro nemico da conoscere. E da combattere. Dobbiamo allenarci a portare la nostra verità nella casa degli italiani. L’informazione dobbiamo farla da soli. Chi meglio di noi può raccontare i nostri problemi, o le nostre paure? Lo imparerete presto anche voi, cari emiliani, sulla vostra pelle.

Non è un caso che dell’Aquila voi non sapete quanto è grande il centro storico. Non sapete a che punto è la ricostruzione. Non sapete che oltre L’Aquila ci sono altri cinquanta paesi distrutti. Non sapete che eravamo in ventimila a bloccare l’autostrada A24. Non sapete che quasi settanta di noi sono stati denunciati perché tentavamo di mostrare la verità, e di difenderla col proprio corpo. Non sapete che ci hanno manganellato. Non avete mai visto i nostri lividi. Non sapete che eravamo distrutti come ora siete distrutti voi.

Non a caso il resto dell’Italia non conosce i terribili danni che vi ha causato il terremoto. Non a caso sono morte 19 persone il 29 maggio. Non a caso nel resto dell’Italia si crede che vi sono caduti sono le torri degli orologi e qualche chiesa. Non a caso vi fanno sempre le stesse domande. Non a caso le telecamere sono puntate sempre tutte nella stessa direzione. Non a caso i loro sorrisi finiscono quando inizia la diretta. Non a caso vi sentiti smarriti. Non a caso vi sentite soli. Non a caso la bile trasalirà e rimarrete senza fiato non appena metterete il naso fuori dalla Bassa Padana e vi confronterete con il triste teatro della realtà italiana.

Alle 3.32 io non ridevo. Dalle 3.32 del 6 aprile 2009 io non rido più come ridevo prima. Dalle 3.32 io non rido più alle loro battute. Dalle 3.32 io vedo un’altra realtà, e rido ogni giorno perché non possono più ingannarmi. Dalle 3.32 io non ho più paura. E così tutti gli aquilani che hanno occhi per vedere. Oggi tocca a voi. Oggi tocca a voi interrompere le trasmissioni (di regime). Oggi tocca a voi raccontarvi.

[Diritto di replica libero per ogni personaggio citato]

[Video: Draquila, di Sabina Guzzanti e Terremoto Emilia, la rabbia di Cavezzo di AbruzzoLiveTV]

06/06/2012

Chiappanuvoli

Succhiare il sangue alla realtà – “Draquila” – Recensione

Il documentario Draquila della Guzzanti e la propaganda governativa a confronto, analisi sociologia degli eventi di questi giorni e dell’ultimo anno trascorso.

Ho visto il documentario della Guzzanti e ritengo che sia fatto sostanzialmente bene. Il mio giudizio nel complesso è sufficiente. Rispecchia la realtà che si respira qui a L’Aquila ma che sfugge ai più. Non è questo tuttavia il punto della questione. Il problema è un altro ed è assai profondo, affonda le sue radici nella società contemporanea italiana e nei ruoli dei soggetti coinvolti. Le critiche che i “non andrò a vedere Draquila” rivolgono all’artista sono, di fatto, banali ed inconsistenti, si limitano alla presunta strumentalizzazione operata nel documentario, allo sciacallaggio mediatico e ad un vago rimprovero: “dov’era la Guzzanti (artista) il 6 aprile notte?”.

Comincerei da questo ultimo punto. L’anno scorso alle 3:32 della notte la Guzzanti è colpevole di essere stata nel suo letto a dormire. Effettivamente sarebbe potuta venire a L’Aquila a dare una mano, a dare coperte e primi soccorsi a noi aquilani. Avrebbe trovato una città colpita, ferita e sola ad aspettarla. Per chi c’era in centro il 6 aprile dovrebbe ricordarsi che i primi soccorsi, comunque preziosissimi, sono arrivati alcune ore più tardi, dopo le telecamere. Non si vuole qui fare polemica sterile, è tempo andato, la situazione era terribile. Si vuole invece sottolineare che nessun aquilano era pronto al peggio e, prima di chiedermi dove fosse un artista di spettacolo, mi chiederei dove fosse la prevenzione. Dove fossero le autorità, dove fossero i politici, dove fossero gli esperti che non hanno messo in preallarme la popolazione il 31 marzo, dove fossero le esercitazioni antisismiche, dove fossero i luoghi adibiti in caso di emergenza.

Per quanto riguarda lo sciacallaggio mediatico, la Guzzanti è in ottima compagnia. Durante il mio volontariato molti giornalisti non hanno esitato a chiedermi di parlare con i “casi umani”, giornalisti RAI e Mediaset. Chiunque ha sciacallato la nostra sofferenza, non posso non ricordare la giornalista di Matrix che svegliava i terremotati che dormivano in macchina. Ma non è questo il punto. Il punto è che siamo tutti vittime di un’informazione esasperata da reality, in cui lo scoop vince sul fatto di cronaca. La causa è la nostra perversione recondita, ormai indifferenti al dato di fatto, ci lasciamo tutti prendere dal carattere emotivo di ciò che vediamo. Non se ne può fare una colpa alla Guzzanti che ovviamente “sfrutta” la situazione, ma con estrema partecipazione. Avete visto il suo viso contrito, i suoi capelli spettinati? Da agosto la Guzzanti ha vissuto con noi, in mezzo a noi, ha respirato la nostra polvere.

La strumentalizzazione, infine. Bastano due esempi lampanti. Il G8 e la consegna della prime case, quelle di Onna. Il nostro governo per tramite del nostro premier ha portato per primo l’attenzione mondiale a L’Aquila, ma non in maniera legittima e disinteressata. Il G8, la preannunciata manna dal cielo per L’Aquila, si è rivelata un flop. I soldi dei grandi del mondo non sono arrivati. Di contro Berlusconi ha potuto mostrare, con abile utilizzo questa volta sì del montaggio del montaggio, ciò che voleva, tutti i lati positivi del suo intervento, che ci sono stati, ma lasciando in ombra tutte le difficoltà, le sofferenze di una popolazione relegata in tendopoli da ormai 4 mesi. Le comparse, ossia le autorità locali, non hanno fatto nulla per portare l’attenzione suoi problemi reali. 15 settembre, Onna, consegna delle prime case costruite con i soldi della Croce Rossa Italiana dalla provincia di Trento. Improvvisamente, per i ritardi nella costruzione del piano C.A.S.E., quelle case erano state costruite dal Governo Italiano, nulla di più falso. Non è questa una strumentalizzazione? Sul palco, alla consegna, la provincia di Trento non è stata neanche invitata, c’erano solo Berlusconi, Bertolaso e monsignor Molinari.

La questione di fondo sono i ruoli. Il ruolo dell’artista è quello di interpretare la realtà, assorbirla, metabolizzarla e riversarla in un’opera. Per quanto l’artista si sforzi di essere oggettivo, il prodotto finale è sempre una visione soggettiva. Ma questa è l’arte, da sempre, da quando si è iniziato a disegnare sulla pareti della caverne. Lo Stato invece non può permettersi di dare versione artistiche della realtà. Lo Stato è espressione del popolo, non deve dare una versione dei fatti ma rappresentare la versione che il popolo stesso gli dà. Lo Stato è garante del volere e delle impressioni del popolo. Il ruolo dello Stato e dei “suoi” apparati informativi è quello di essere portavoce, rappresentante della realtà, nel bene e nel male. Altrimenti, l’informazione prende a chiamarsi, giustamente, propaganda.

Se proprio volessimo trovare difetti al documentario della Guzzanti, non è da un punto di vista distorto e parziale che si deve partire. Le critiche che si possono rivolgere alla Guzzanti sono altre. In particolare tre. 1) La strumentalizzazione dell’evento catastrofico dell’Aquila, se si manifesta, c’è nell’accanimento contro il Governo, Berlusconi e Protezione Civile che risulta forse esasperato. Pur essendo personalmente d’accordo con ogni parola affermata in Draquila, il bipolarismo “terremoto-Berlusconi” risulta più focalizzato sul secondo. 2) Da ciò ne risulta che l’immagine del Governo-Premier-Bertolaso-nemico risulta eccessivamente enfatizzata. Pare un soggetto etereo, irraggiungibile, metafisico, quando invece trattasi di null’altro che persone, di nostri rappresentanti politici e la politica, va ricordato, è la conduzione della realtà sociale. 3) Il documentario, a causa di questo squilibrio, è costretto anche a dare poco spazio alle alternative. L’impressione finale ti lascia sgomento: “la situazione è troppo grande, è troppo grave, non si può far nulla”. Lo spettatore è accompagnato nella nostra realtà e rimesso, alla fine, nello medesimo posto, nello punto iniziale. Le alternative invece ci sono, si sono prodotte, dai comitati, dai singoli cittadini, dai politici stessi, ma, fatta eccezione per le case di legno ed i container, non se ne fa cenno.

Il consiglio con cui vi lascio è il seguente, prima di aprire bocca e dar fiato, prima di criticare l’operato altrui, bisognerebbe sempre controllare dove sono collocati i nostri piedi. Il rischio è quello di essere strumentalizzati, questa volta davvero e senza possibilità di rimedio.

Va ricordato infine che la signora Sabina Guzzanti ha donato svariate migliaia di euro per la realizzazione del villaggio ecosostenibile di Pescomaggiore, oltre ad aver trascorso quasi un anno a L’Aquila.