“Non succede mai nulla” – II Fiera dell’Editoria Volta la Carta

“Non succede mai nulla”

II Fiera dell’Editoria Volta la Carta

All’Aquila, dopo lo Ziré, lo sport cittadino per eccellenza è lamentarsi che non succeda mai nulla, che non ci sia uno straccio di vita culturale. Il che è assolutamente vero se il vostro standard di “cultura” è la Biennale di Venezia o il celeberrimo spettacolo televisivo Velone. In realtà, sia prima che dopo il terremoto, la nostra città è stato il teatro di eventi importanti e ben riusciti (grazie all’impegno di una manciata di persone), dove l’unica cosa che spesso mancava erano proprio gli Aquilani. Eventi non di “nicchia” ma di genere, eventi forse non “di grido” ma che tuttavia hanno detto la loro in ambito nazionale. Solo quest’anno, per citarne qualcuno, abbiamo avuto l’onore di ospitare La Giornata Mondiale della Poesia (Unesco), I Cantieri dell’Immaginario, la festa annuale di Emergency. Ed ecco che a completare il quadro, arriva, dal 3 al 7 ottobre, la II edizione della Fiera dell’editoria Volta la Carta, Libri e non solo a L’Aquila, che si terrà alla sala polivalente della sede M.I.B.A.C., in via F. Filomusi Guelfi.

L’elenco degli ospiti parla da sé (per il programma dettagliato http://www.laquilavoltalacarta.it): il Sostituto Procuratore della Repubblica Fabio Picuti, PM dell’inchiesta “Grandi Rischi”, Pino Scaccia, giornalista e inviato di RAI 1, l’attrice e conduttrice Veronica Pivetti, la caporedattrice di Donna Moderna Monica Triglia,la criminologa Roberta Bruzzone,il filosofo Marco Santarelli, il giornalista Francesco Erbani, l’attore Flavio Insinna e l’esperta diintelligence Antonella Colonna Vilasi e non da ultimi gli scrittori Mauro Covacich, Paola Soriga, Alberto Schiavone, Sandrone Dazieri, Enrico Macioci, Michele Dalai, Elena Valdini, Paolo Di Paolo e Mariapia Veladiano.

C’è davvero poco altro da aggiungere. Lungi da me l’idea di far polemica. Meglio star zitti, anzi, meglio ancora dar voce a qualcuno “che fa”. Facciamoci illustrare, “a noi che stiamo a guardare”, un quadro più completo della situazione.

A. C.: Anzitutto, Francesca (Luzi, scrittrice e organizzatrice) come stai? Immagino che mettere in piedi un evento così, e farlo all’Aquila, non debba essere proprio una passeggiata.
F.L.: Sto bene Ale, grazie. Stanca e stressata, anche se meno dello scorso anno: se non altro l’esperienza paga! Organizzare Vlc, più che una passeggiata, è come correre a piedi attraverso l’Alabama (cit. da Forrest Gump)…alla fine ci si sente “un po’ stanchini”. Poi, se lo organizzi all’Aquila, spesso devi combattere contro i classici  mulini a vento, contro una sorta di muraglia cinese invalicabile che ti chiede “chi sei?”, “sei mio cliente?”, “vieni a chiedere soldi per farne cosa?” e via discorrendo. Ma per fortuna non tutti sono così. Ho incontrato tante persone le quali appena spiegavo di cosa si trattasse strabuzzavano gli occhi per gli ospiti del 2011 e in programma quest’anno e esclamavano: “Finalmente: non se ne poteva più di mostre di ruspe e mattoni!”.

Che significato attribuite al Vlc? Perché una fiera dell’editoria? Quanto c’è entrato il terremoto con la prima edizione e, soprattutto, quanto ci entrerà con la seconda?
Vlc è nato dalla folle idea di un gruppo di amici accomunati dall’amore per i libri e la letteratura che, stufi di andar girando per fiere portando la realtà dell’Aquila fuori da essa, hanno pensato di far sì che potesse accadere il contrario: portare il mondo dei libri e della letteratura a L’Aquila. Il terremoto c’è entrato molto, almeno per quanto mi riguarda, dopo aver perso casa (in centro) e lavoro (alla Transcom) mi sono detta che bisognava fare qualcosa. Volevo, anzi volevamo, aiutare la nostra città a risalire la china, ma non essendo ingegneri o architetti abbiamo inventato questa cosa qua. Nella seconda edizione il terremoto ci entrerà ancora, anzitutto nel nome stesso della manifestazione… la speranza è sempre di riuscire definitivamente a voltare questa carta, almeno nella mia vita, ancora troppo pesante e presente.

Sai, io ho questa impressione, forse non condivisa dal resto degli Aquilani, ma credo che la nostra città si sia rianimata culturalmente dalla notte del 6 aprile, il Vlc ne è una prova. Tu che ne pensi?
Ho anch’io la stessa impressione, forse il terremoto ci ha dato uno stimolo che prima era sopito. Io ho sicuramente finito di piangermi addosso e oggi non credo più al “non succede mai niente di importante”. Mi sono rimboccata le maniche insieme a uno splendido gruppo di “svalvolati”, cerchiamo di fare la nostra parte, mettendoci la faccia. Credo che eventi importanti ce ne siano stati, l’unica cosa è che si tende a farli rimanere “cosa nostra”. Chi si occupa dell’organizzazione dovrebbe far uscire la notizia dalla conca aquilana. Il 24 agosto scorso Donna Moderna ha dedicato il suo editoriale al Vlc dal titolo “Il silenzio dell’Aquila” e, dopo questa sortita, molte case editrici ci hanno contattati per partecipare. La settimana scorsa anche il Corriere della Sera (edizione romana) ci ha dedicato un articolo e anche da Roma abbiamo iniziato a ricevere tante adesioni. E non dimentichiamo che Vlc, anche per il secondo anno, avrà il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Basta non porsi limiti.

L’ultima non è una domanda. Invita la gente al Vlc, sei libera di dire ciò che vuoi.
Non sono brava in queste cose: se verrete a Volta la carta trascorrete cinque giornate tra gli stand di case editrici di tutta Italia, presentazioni di libri di autori importanti, conferenze, dibattiti, mostre di pittura, arte orafa, straordinari dolci tipici, manufatti di sartoria; potrete trascorrere delle ore in compagnia, in un posto nuovo e molto accogliente. L’immagine che ho sempre in mente è il grande negozio di libri del film C’è posta per te… È la seconda volta che cito Tom Hanks, e non è neanche il mio attore preferito!

A voi la scelta, quindi? Parteciperete a questo grande evento culturale nella città dove non succede mai nulla o preferirete trascorrere quei giorni ad allenarvi a Zirè?

L’Aquila: ricostruzione, partecipazione, trasparenza…bleack!

L’Aquila: ricostruzione, partecipazione, trasparenza…bleack!

[articolo apparso su N°4 di Facenews Magazine]

 

Comincio ad avere la nausea anche solo a sentir parlare dell’Aquila. Vomito appena seguono le parole ricostruzione, soldi, case E, macerie e così via. Da qui alle elezioni amministrative, giocate appunto su queste parole chiave, prevedo anche l’esplosione di pustole su tutto il mio corpo. Va bene, torno serio. Perché mi capita tutto ciò? E perché questo sentimento di repulsione è sempre più diffuso tra i non addetti ai lavori?

La strategia, messa in campo sin dai primi giorni dopo il sisma, appare oggi chiara e tristemente efficace. In ogni circostanza legata alla gestione dell’emergenza o della ricostruzione, si sono sempre scontrati, sull’arena mediatica, due giudizi opposti ed equivalenti. I soldi ci sono/I soldi non ci sono. Ha ragione Chiodi/Ha ragione Cialente. Amministrazione centralizzata e verticista/Modello esteso di partecipazione. Si ricostruisce/Non si ricostruisce. Gli eventi invece hanno sempre seguito il loro corso e quasi mai gli aquilani sono riusciti a imporre la loro volontà.

Perché esista, il gioco della doppia opinione ha bisogno di un’unica condizione: un deficit d’informazione. Gioco dal quale pare non esserci via d’uscita nella società contemporanea. Chi di voi, anche foste tecnici, può dire di avere un chiaro quadro della situazione? Se conoscete ogni aspetto legato all’architettura, ad esempio, non potete di certo conoscere tutto ciò che riguarda il lato politico/amministrativo. Allora vi incaponite, vi mettete alla ricerca e trovate sempre due norme discordanti, due versioni diverse dei fatti e nessuno che si assume la responsabilità di quello che dice.

Si resta così sospesi in un limbo. Non si ha mai piena convinzione di quel che si pensa. Si campa di espedienti e di opinioni. Anzi, quel che è peggio, è che si campa delle opinioni di qualcun altro. E chi ha tempo per pensare alle cose che gli capitano intorno? Il nostro metro di giudizio sugli eventi in questo modo viene fortemente depotenziato e, credendo solo parzialmente in ciò che pensiamo, anche i sacrifici che saremmo disposti a fare ne escono più che limitati.

Non a caso il solo “vero” risultato che noi Aquilani siamo riusciti ad ottenere è stata la proroga alla restituzione delle tasse. Lì eravamo tutti d’accordo. Nessun contraddittorio.

L’unica soluzione per venirne fuori è la conoscenza. Dobbiamo pretendere di sapere. E per sapere dobbiamo pretendere processi sia amministrativi che tecnici siano trasparenti. Non parlo della Trasparenza di cui si riempiono le bocche i politici in Tv. La trasparenza vera è rendere i fenomeni semplici e comprensibili.

Oggi siamo in piena campagna elettorale. Si sta decidendo del futuro nostro e della città. E si sta decidendo a colpi di spot e programmi elettorali, con le guerre intestine dentro le sedi dei partiti e le primarie. Si sta decidendo a colpi di opinione.

Pretendiamo la possibilità di costruirci un nostro giudizio, di farci la nostra idea. Pretendiamo tempo per ragionare sulle cose. Pretendiamo trasparenza.

Io ho bisogno di capire, e mi fiderò soltanto di colui che inizierà le proprie frasi dicendo «La mia opinione è…», o che, dati alla mano, mi saprà spiegare semplicemente e comprensibilmente quello che succede.

Alessandro Chiappanuvoli

San BoardNardino: AQ 2056

San BoardNardino: AQ 2056

(Articolo apparso su N°3 di FaceNews)

Foto di Aristeidis Apostolopoulos 2012

2056, le foto saranno 3D, a grandezza naturale, tramite qualche marchingegno potremmo entrarci dentro. Riprodurranno rumori, prospettive, profumi. Tutti avranno la possibilità (o la presunzione) di vivere direttamente ciò che è stato immortalato. Come ai giorni nostri le vecchie foto sono digitalizzate, anche le foto scattate oggi saranno “3Dizzate” nel futuro. Tuttavia non basterà a capire fino in fondo cosa è successo all’Aquila, sulla scalinata di San Bernardino, durante la nevicata del ‘12.

Faranno facce sbigottite nel futuro, come le nostre fino a pochi giorni fa quando guardavamo le foto del 1956. Sapranno del terremoto, la città e i paesi del comprensorio ne porteranno ancora i segni. Siamo realisti. Impariamo dalla neve. La neve è sincera. La sincerità fa male. Non tutto sarà ricostruito. Ma non è tutto perduto. Possiamo ancora incidere sulle scelte. Incidere, come un’orma nella neve.

Non so a chi sia venuta l’idea. Un’idea non originale (la scalinata è sempre stata la pista da sci della città) ma certamente cool. Il 4 febbraio non era che un pugno di snowboarder, seguito poi da altri ragazzi armati di sci, bob, buste, cartelli d’impresa. Diventati centinaia, quando su Facebook si è materializzato un gruppo San BoardNardino (blog: http://sanboardnardino.wordpress.com). E ancora di più, tanti di più, il sabato successivo identificatisi nello Snowboard Contest organizzato da Disciples of San Boardnardino, Free-ride, Rad Moves, Zero Gravity ed altri seguaci del “Santo”.

Un miracolo. Con un’impressionante naturalezza, risate, grida, musica sono tornate a invadere la piccola porzione di centro. Come non ci fosse mai stata interruzione dalla nevicata del ’56. Come non ce ne fossimo mai andati il 6 aprile. Non è storia che si ripete, è vita che continua. Violenta, inarrestabile, la vita fagocita il silenzio, il dolore, le macerie. San BoardNardino è insieme cool e commovente.

– È il tuo turno. La neve battuta. Jump! I flash sulla faccia mentre voli a due metri da terra. Le pale per sistemare i trampolini sempre più alti. Una panca diventa un rail. Una transenna si fa struttura per la spina. L’ultima evoluzione nel quarter-pipe ricavato nella nicchietta e ti sganci dagli attacchi. Estasi totale.

Risali. La facciata di San Bernardino non ha più nulla di sacro, è familiare, sembra la porta di casa. Ogni passo si integra di più in te. Due parole con i fotografi per riprender fiato. Cacci un grido per un melon grab perfetto. Su, ti aspettano pacche sulle spalle, le battute, le cazzate, un vin brulé per scaldarti. Ma non c’è tempo, vuoi ancora girare. –

San BoardNardino è stato questo e tanto altro ancora. SanBo è lo spirito di comunità che noi stessi credevamo fosse restato schiacciato sotto le macerie. SanBo è la città, la nostra città viva. E, se in quei giorni ci sei stato o ti sei emozionato vedendo le foto, anche tu ne fai parte. Viscere dello stesso corpo. Dove tutto è possibile. Dove non si torna a volare, qui si vola già.

Quelli del 2056 vedranno nelle foto quanto è successo, ma per capirlo dovranno chiedere ai loro nonni.

Alessandro Chiappanuvoli