4 foto in croce – golgota

4 foto in croce di Lorenzo Nardis dalla prima presentazione di golgota.
Desidero ringraziare Enrico Macioci, che ha moderato l’incontro, per la disponibilità, per l’attenzione  e  le parole di stima rivolte al mio lavoro. Ringrazio la libreria Polarville, nelle persone di Giuliano e Luna. Gianna e Passeri per il catering. E ancora tutti voi per essere intervenuti. Non potevo aspettarmi di meglio.

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Chi se ne frega di Renzo Piano!

Chi se ne frega di Renzo Piano!

Auditorium di Renzo Piano – foto L. Nardis

Ho messo a decantare il giudizio per mese, proprio come se fosse un vino pregiatissimo a riposo in un decanter di cristallo. In realtà la mia opinione non è pregiata come un vino, di architettura non ne capisco un bel niente. Ritengo però sia importante maturare un’opinione personale sull’Auditorium di Renzo Piano. Ecco, è passato un mese, questo è quanto ho da dire.

Non sono assolutamente in grado di dire se sia stato uno spreco di denari (stanziati per altro dalla Provincia Autonoma di Trento) o se sia invece un’opportunità per L’Aquila. Non sono in grado di dire se la sua collocazione ostruisce o meno la visuale del Castello Cinquecentesco, deturpando così uno degli scorci tipici di quel che resta della nostra città. Non ho la benché minima capacità di giudicare se la sua acustica sia così perfetta come dicono, pur avendo partecipato alle prove del suono la sera precedente all’inaugurazione. Non posso dire se sia una grande opera, un fiore all’occhiello insomma, o se si tratta solo di una scatola di legno piantata nel terreno. Non mi piace il colore, questo è quanto posso dire sull’opera in sé, mi sembra una caramella, ma è fin troppo chiaro che si tratta di un giudizio più che superficiale, del tutto sterile.

Un mese di riflessioni e di passeggiate taciturne nel buio della notte tra gli alberi secolari del Castello mi hanno portato a un altro tipo di presa di coscienza. Non sta a noi, a nessuno di noi, dire se l’Auditorium di Renzo Piano sia adatto o meno, per i motivi che tutti noi conosciamo, alla città dell’Aquila, quanto se la città dell’Aquila sia adatta o meno a un’opera di tale livello architettonico e tecnologico.

Che cos’è L’Aquila? A voi pare una città? Vi sembra un “insediamento stabile ed esteso”? Potreste dire che è una “concentrazione di popolazione e funzioni, dotata di strutture stabili e di un territorio” (definizione da Wikipedia)? La parola “città” deriva dal latino civis, cittadino, e vi pare questo un posto a misura di cittadino?

Con un Piano Regolatore Generale fermo al 1975, nonostante il nostro territorio sia stato radicalmente sconvolto dal terremoto, e quello nuovo, sventolato come cavallo di battaglia dal sindaco Cialente alle scorse elezioni comunali, messo in cantiere ma la cui approvazione è prevista non prima del 2014, di fatto, al giorno d’oggi, L’Aquila è una città senza identità. E mi domando, con piglio chiaramente retorico, può una città dirsi tale senza avere la benché minima idea di se stessa? Con buona pace dell’assessore alle Politiche Culturali, Stefania Pezzopane, che si sta dannando l’anima, questo bisogna pur riconoscerlo, per far candidare la nostra città Capitale Europea della Cultura nel 2019, ho la vaga impressione che tale nomina sia assegnata nel rispetto di canoni razionali ben definiti e non sulla base di astratti vaneggiamenti “artistici” manco se L’Aquila fosse un’opera del pittore Jackson Pollock.

Ecco quindi, in tutta la sua virulenza, la mia opinione definitiva sull’Auditorium di Renzo Piano: «Ma chi se ne frega dell’Auditorium di Renzo Piano, se poi appare agli occhi miei e di quanti lo visitano come una colossale ma tecnologicissima cattedrale nel deserto?!»

Serve un’idea per far rinascere L’Aquila. Serve un’idea per amministrarla. Serve un’idea anche per dirsi cittadini fino in fondo. Serve un’idea da offrire ai turisti e soprattutto a possibili investitori. Serve un’idea per ricostruire questa città e, ancora una volta, siamo in ritardo.

Alessandro Chiappanuvoli

Fiori di Rima-vera – il giardino letterario

Preambolo. Il 21 marzo si è svolto all’Aquila il principale evento italiano per la Giornata Mondiale della Poesia patrocinato dall’Unesco. L’evento in questione si chiama Lapoesiamanifesta ed è stato ideato e realizzato da Anna Maria Giancarli, Alessandra Di Vincenzo e Isabella Tomassi, con la collaborazione di Michele Fianco. Invadere L’Aquila con la poesia era il concetto, che dapprima ha convinto l’Unesco poi numerosi poeti e associazioni a partecipare. Sempre sul loro blog è possibile trova informazioni su tutti gli eventi realizzatisi, mentre questa è la lista dei poeti che hanno messo a disposizione i loro componimenti: Nanni Balestrini, Franca Battista, Dario Bellezza, Tomaso Binga, Donatella Bisutti, Maria Grazia Calandrone, Ugo Capezzali, Alessandra Carnaroli, Alessandra Cava, Franco Cavallo, Alessandro Chiappanuvoli, Tiziana Colusso, Bruno Conte, Ignazio Delogu, Lorenzo Di Marcantonio, Antonella Doria, Michele Fianco, Giovanni Fontana, Biancamaria Frabotta, Anna Maria Giancarli, Marco Giovenale, Alfredo Giuliani, Mariangela Guatteri, Rosaria Lo Russo, Mario Lunetta, Valerio Magrelli, Alda Merini, Giuliano Mesa, Francesco Muzzioli, Elio Pagliarani, Marco Palladini, Paolo Paoletti, Elio Pecora, Lamberto Pignotti, Elena Ribet, Amelia Rosselli, Paolo Ruffilli, Edoardo Sanguineti, Maria Luisa Spaziani, Fausta Squatriti, Isabella Tomassi, Gianni Toti, Valentino Zeichen. Le poesie sono raccolte qui. Un evento di risonanza nazionale dunque, tanto che già si prospetta, da parte dell’Unesco e della Giancarli, una nuova edizione per il prossimo anno.

Foto Lorenzo Nardis

Fiori di Rima-vera. Con un gruppo di amici, denominato “La banda”, abbiamo deciso di realizzare per l’occasione un’installazione che richiamasse sia la poesia che l’arrivo della primavera. È nata così l’idea di un giardino letterario, dove ogni pianta rappresentava un poeta e i fiori le loro poesie. Abbiamo poi invitato il pubblico accorso a raccogliere questi fiori e a seminarne di propri. Il tutto nello scenario suggestivo (e triste) del centro storico dell’Aquila, con l’aiuto del Bar del Corso di Luca Ciuffetelli, arricchito da letture, musica, proiezioni di foto (Lorenzo Nardis e Federica Tomassoni) e, non da ultimo, dai magnifici (quanto complessi da realizzare) origami contenenti poesie.

foto Lorenzo Nardis

Per la selezione dei poeti da proporre (dei quali bisogna sottolineare la gentilissima disponibilità), abbiamo propeso per dividere in tre gruppi. 1) Nuovi fiori: Antonella Taravella, Assurdo alias Paolo Paoletti, Isabella Tomassi e Valentina Inserra. 2) Fiori estinti: Alda Merini, Andrea Zanzotto, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti e Elio Pagliarani. 3) Poeti degli Anni Zero (def. da Poeti degli Anni Zero di Vincenzo Ostuni, Ponte Sisto, 2011): [  ] fu M.S., Andrea Inglese, Elisa Biagini, Gian Maria Annovi, Gilda Policastro, Giovanna Frene, Lidia Riviello, Marco Rovelli, Maria Grazia Calandrone, Michele Fianco, Natàlia Castaldi, Rossano Astremo, Vincenzo Ostuni. [In un altro post, saranno elencati i testi sia degli autori proposti che quelli “seminati” dal pubblico]

Tra le persone che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare elenchiamo: Giuliana Cicchetti Navarra, Filippo Crudele, Michele Fianco, Assurdo alias Paolo Paoloetti, Marilisa Rocchi, Roberto Bonura, Matteo Di Genova e le magnifiche Donne di Carta. Chiediamo venia agli altri che sono intervenuti e di cui non ricordiamo o non sappiamo il nome (ma fatecelo sapere!).

Tra i momenti che riteniamo indimenticabili, senza nulla togliere agli altri.

La prima anziana signora venuta a trovarci. Senza occhiali, ha detto, di non riuscire a leggere. Ha seminato però la prima poesia, forse di Carducci, recitandola a memoria, dopo averla imparata a scuola almeno sessant’anni fa.

Le poesie “aquilane” e “montanare del Gran Sasso”, dei poeti Giuliana Navarra Cicchetti e Filippo Crudele, anch’esse recitate a memoria. Come si faceva una volta, con la sapiente arte oratoria di una volta.

foto L. Nardis

Il militare, unico tra la dozzina che si è alternata durante il pomeriggio, che si è avvicinato al giardino. Ha dato uno sguardo qua e là. Ci ha detto di conoscere diversi dei poeti proposti. Ha dichiarato di leggere molto. Ha preso una poesia (non sappiamo quale) e ha ringraziato cordialmente. Quel militare ha piantato un prezioso seme di speranza, dato il non roseo rapporto che intercorre tra molti aquilani e le Forze Militari chiamate a sorvegliare il centro storico a tre anni dal sisma.

L’arrivo di vere balle di fieno a dare quel tocco in più all’installazione. Grazie a Fabrizio Spennati e a Daniele del ristorante Park Keller.

L’intervento inaspettato delle Donne di Carta, persone che dedicano la loro vita alla memorizzazione e alla narrazione orale di interi volumi sia di narrativa che di poesia. Il livello dell’evento ha subìto un’impennata pazzesca. Con la loro bravura hanno smosso il pubblico, lo hanno saputo commuovere. Da lì è partita la lettura a rotazione di più persone, per quello che è stato in assoluto il momento più bello della giornata. La piena realizzazione dello spirito dell’iniziativa Lapoesiamanifesta!.

L’abbraccio intenso con Roberto Bonura, un amico che da poco tempo ha iniziato a dedicarsi alla stesura di versi, dopo essersi lanciato nell’orazione dei primi due componimenti scritti in vita sua. Una commozione che da lui si profusa tra la gente e che, ricambiata in pieno, ha creato una sintonia magica. Sintonia che speriamo alimenti la vena poetica di Roberto.

La scoperta, a fine serata, delle tantissime poesie seminate dal pubblico. Poesie spesso seminate e raccolte nuovamente dalle altre persone che ci hanno fatto visita. E in effetti non conosciamo il loro numero esatto, ma ve ne forniremo presto tutti i particolari a nostra disposizione.

foto L. Nardis

Bene, l’ultima parte è dedicata ai ringraziamenti ovviamente. Ci ringraziamo anzitutto. Grazie a: Valentina e Francesca Nanni, Federica Tomassoni, Stefania Losch, Antonio De Paolis, Fabrizio Spennati, Alessandro Chiappanuvoli, Lorenzo Nardis, Stefano Di Brisco, Stefano Divizia, Federico Bologna e Pierluigi Frezza. Vogliamo ringraziare l’associazione Itinerari Armonici, nelle persone di Anna Maria Giancarli, Alessandra Di Vincenzo e Isabella Tomassi, per averci dato la disponibilità ed il sostegno necessario. Luca Ciuffetelli per aver offerto lo spazio antistante il suo bar, la corrente elettrica e la sua simpatica, il tutto allietandoci con aperitivi di gran classe e abbondanza. I poeti tutti che hanno messo a disposizione le loro opere, con particolare riferimento a Michele Fianco, che ha contribuito anche con consigli tecnici e buona dose di pazienza. Tutte le persone che hanno partecipato, che hanno reso la giornata fantastica e ci hanno ripagato dalle nostre fatiche. Infine, grazie alla nostra città, L’Aquila, che ci ha donato uno scenario magico, nonostante le vistose ferite che ancora porta addosso a tre anni dal sisma.

Dai Fiori di Rima-vera e La Banda, a presto.

Reading “PostSeismSix” all’HulaHoop a Roma

Abbiamo esordito finalmente fuori dalle mura cittadine amiche e siamo sbarcati a Roma. Io ed i CSN, Centro Sociale Nardis, un gruppo costituitosi a posta per l’occasione. Correttamente si dovrebbe anche dire “featuring Patrizio Magliarini”. Ricapitoliamo: Chiappanuvoli ed i CSN featuring Patrizio Migliarini hanno esordito a Roma con la spettacolo “PostSismSix”. Ci ha ospitato l’HulaHoop Club, in zona Pigneto, durante una serata organizzata per L’Aquila. Ad arricchire l’evento, le mostre fotografiche di Claudio Cerasoli e di Lorenzo Nardis, le installazioni sempre di Migliarini e la possibilità di raccogliere altre firme a sostegno della legge di iniziativa popolare per la ricostruzione del capoluogo abruzzese. Si sono raccolti dei fondi per il Giappone. Il tutto si è svolto nell’ospitale e sereno spazio del club, tra qualche birra ed un eccellente aperitivo vegetariano.

“PostSismSix” è il nome della raccolta dei miei scritti sul post terremoto. Parliamo di una ventina di “cose”, qualche poesie e qualche pensiero, alcuni dei quali si possono trovare qui nel blog. Durante la serata, in particolare, ho letto 7 poesie sul periodo compreso tra il 6 aprile 2009 e febbraio 2011 e 2 pensieri liberi, uno sugli aquilani ed l’altro sulla notte post sisma appunto. I ragazzi del CSN, Pg Frezza, Lorenzo Nardis (ancora), hanno composto gli arrangiamenti appositamente per il reading, Patrizio ha dato molto più spessore alle musiche grazie al suo cajon. Le foto provengono dai database dei tre fotografi aquilani, riempiti negli ultimi due anni. Devo dire di essere onorato ci tutto ciò. Ma anche stupito da un lato: non è facile avere a che fare con me.

 

Locandina PostSismSix HulaHoop Club Roma 23 Marzo 2011

Questo il link per vedere le foto su Facebook sul profilo dell’HulaHoop.

Grazie a tutti coloro che sono intervenuti, è stato un successone. Grazie all’HulaHoop che ci ha dato la possibilità, grazie a Roma che ci ha accolto, grazie al promotore della serata, Davide D’Amico, grazie ai mitici Couchsurfer romani che sono intervenuti numerosi e hanno promosso l’evento. Grazie a chi ha firmato la legge per L’Aquila. Grazie a tutti coloro che ci hanno dato una mano. Tipo ai tecnici improvvisati che, però, si sono rivelati più che all’altezza della situazione: tecnico alle installazioni, tecnico suono, “tecnici appendisti” foto. Grazie al terremoto, infine, in una maniera tutta personale ed un po’ perversa. Non me ne voglia il lettore, ma senza di lui non sarebbe stato possibile nulla di tutto ciò. Senza la sveglia che mi e che ci ha dato.

Chiappanuvoli

 

Patina + foto dell’Aquila – L.Nardis

Sta sorgendo il sole,

ma la patina

sui denti

non vuol venir via.

Chissà se li ho ancora tutti

i miei denti?

La lingua m’è rimasta

schiacciata, compressa,

sotto qualcosa,

un mobile, un mattone…

La polvere oramai

s’è fatta mia amica,

simbiotica

parte di me, e buio credo

ovunque nel mondo –

.

che sia a

.

.                          L’A

.          qui

.                                              la

o a

.               Port-

.                                                   au-

.                    Prince –

.

Ed ogni giorno

un raggio di sole.

.

Che sia passato

un giorno, un mese

dieci o cento,

certo non lo so più.

Che importa poi?

Il sole sorge, il mondo gira,

la vita continua, come seguono

a circolare denari di mano in mano.

.

Che io sia vivo

non conta più,

che importanza ha? E

certo, non c’è dato saperlo.

Il sole, il mondo, la vita, i denari

non mi renderanno comunque

quella parte di me che

non c’è più.

 

Quella profonda, la parte nascosta,

quella che la stessa madre non poteva,

.                                                 non doveva conoscere,

quella mai condivisa,

quella che forse neanch’io

sarei riuscito a comprendere,

quella parte di me

.                       che mai avrei voluto

.                                                  incontrare.

.

Sorge il sole,

ed io mi sento

comunque vuoto.

Privato di qualcosa

che non saprò mai se

sia esistito fino in fondo,

ma che già mi manca, come

se fosse tutto ciò che abbia mai contato

realmente

per me, più del mondo, più dei denari,

più della stessa vita e più di questa maledetta

.                                                                            patina

che dai miei denti non va più via.

.

.

16/02/’10

***Le foto sono di Lorenzo Nardis: grazie tante, confido in altre collaborazioni/commistioni.