Lacrime di caimano

(Devo cavalcare questa rabbia finché è calda. Presto si mescolerà alle altre e si indebolirà, si sederà, andrà a rimpolpare la bile che mi porto dentro alla stomaco, sarà come ingoiare cianuro: è amaro in bocca, poi fa il suo dovere e non senti più niente.)

Prefetto Giovanna Iurato davanti la Casa dello Studente

Mi sono svegliato questa mattina, ho aperto Repubblica.it e ho trovato una bella sorpresa,  l’ex Prefetto dell’Aquila, Giovanna Iurato, che racconta di aver finto commozione davanti alla casa dello studente. Ecco i tabulati delle intercettazioni:

IURATO: Allora senti…sono andata…sono arrivata, subito mio padre, che è quello che mi da i consigli, quelli più mirati…
GRATTERI: Si lo so.
IURATO: …perchè è un uomo di mondo, saggio, dice: “…appena metti piede in città subito con una corona vai a rendere omaggio ai ragazzi della casa dello studente…”.
GRATTERI: Brava
IURATO: Eh allora sono arrivata là, nonostante la mia…cosa che volevo…insomma essere compita (fonetico)…mi pigliai, mi caricai questa corona e la portai fino a…
GRATTERI: Ti mettesti a piangere…sicuramente!
IURATO:Mi misi a piangere.
GRATTERI: Ovviamente, non avevo dubbi (ride).
IURATO: Ed allora subito…subito…lì i giornali: “le lacrime del Prefetto”.
GRATTERI: Non avevo dubbi (eh, eh ride).
IURATO: Ehhhhhhh (scoppia a ridere) i giornali : “le lacrime del Prefetto”.
GRATTERI: Non avevo dubbi (eh, eh ride).
IURATO: Poi si sono avvicinati i giornalisti: “perchè è venuta qua?”. Perchè voglio cominciare da qui, dove la città si è fermata perchè voglio essere utile a questo territorio. Punto.
GRATTERI: Eh.
IURATO: L’indomani conferenza stampa con tutti i giornalisti.

Ora, se il Prefetto, come carica istituzione, “assicura l’esercizio coordinato dell’attività amministrativa degli uffici periferici dello Stato e garantisce la leale collaborazione di tali uffici con gli enti locali”, se è espressione del rapporto tra il Governo centrale e le amministrazioni locali, di chi dovrebbe essere la responsabilità di tali affermazioni? Non sono, non possono essere semplicemente frasi attribuibili al singolo, alla Iurato. Esse sono invece espressioni il cui peso dovrebbe (deve) ricadere su tutta l’istituzione che rappresenta, dal Governo (in carica c’era il Governo Berlusconi) che ha scelto il soggetto per rivestire la suddetta carica, alle amministrazioni locali che col soggetto si sono relazionate in questi anni senza mai mettere in dubbio la caratura morale del Prefetto stesso. “Sono esternazioni personali”, si dirà. Ebbene, quando un giornalista scrive una castroneria, sia il singolo sia la testata ne subiscono le conseguenze. Ancora più profani, quando c’è un illecito sportivo, non solo il diretto colpevole, ma tutta la società sportiva è costretta a pagare un’ammenda o subisce una penalizzazione. Ora facciamo un passo indietro. Fu l’allora Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a nominare nel 2010 Giovanna Iurato, nonostante il suo nome fosse apparso nella celeberrima “Lista Anemone”. E così si espresse, non più di qualche settimana fa, il Sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, dopo che fu diffusa la notizia dell’interdizione dai Pubblici Uffici per la Iurato a seguito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli per i presunti illeciti del Centro elettronico nazionale della Polizia di Stato di Napoli: “Son convinto che chiarirà, l’ho conosciuta sul lavoro come una persona fin troppo attenta nei lavori che svolge”, e ancora “Lavorandoci insieme – prosegue – ho sempre visto in lei un’attenzione certosina sulle regole, penso che potrà chiarire la sua posizione”.

Val la pena ricordare che il predecessore della Iurato, è quel Franco Gabrielli, nominato Prefetto un paio di giorni dopo il terremoto e andato poi a sostituite Guido Bertolaso a capo della Protezione Civile nel 2010. Quello che avrebbe dovuto controllare sull’operato della DPC. Quello che avrebbe dovuto vigilare su possibili infiltrazioni mafiose e “affaristiche”, non solo nella fase della ricostruzione, ma anche in quella della costruzione dei fantastici “Progetti C.a.s.e.”. Quello che recentemente si è così espresso: “gli Emiliani sono meglio degli Aquilani”.

Da Aquilano, mi sento stuprato per l’ennesima volta. Io sono un giro di affari. Sono una carriera istituzionale. Io sono una tangente. Io sono un coglione. Io sono una vittima sacrificale. Io sono omertà. Io sono una risata la notte del terremoto (“Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto”). Io sono connivente. Io sono uno sciacallo. Io sono un’amministrazione locale cieca e complice. Io sono un Governo che rimpolpa il consenso elettorale. Io sono una città abbandonata a se stessa. Io sono scomparso dalle vostre compagne elettorali. Io sono la più grande vergogna della storia della Repubblica Italiana. Io sono una lacrima di caimano.

Io sono Aquilano. Io merito le vostre scuse. Io ho il diritto di non accettarle.

19/01/2013

Chiappanuvoli

Quanti teatri servono all’Aquila?

Pochi minuti, è quello che chiedo, pochi minuti di riflessione a fronte dei 30 mesi che sono passati dal 6 aprile 2009. 30 mesi in cui abbiamo avuto modo di pensare più e più volte al progetto dell’Aquila del futuro, L’Aquila che stiamo ricostruendo. Di pochi giorni fa, il 12 settembre, è la notizia della firma del protocollo d’intesa per la costruzione del nuovo Teatro stabile. Le autorità (il nostro caro sindaco Massimo Cialente, l’ambasciatore Giovanni Castellaneta, l’ambasciatore d’Australia in Italia, David Ritchie e il sottosegretario Gianni Letta) si sono incontrate a Roma (neanche all’Aquila…) per depositare le firme ed esprimere tutta la loro soddisfazione davanti ai fotografi. A tal fine sono stati donati all’incirca 3 milioni di euro grazie all’impegno del Governo Australiano e della comunità degli Italiani d’Australia. Il progetto è stato ideato da Mario Cucinella, rinomato architetto e designer italiano, e verrà realizzato nel nuovo parco urbano di Piazza D’Armi. Qui potete trovare un’illuminante intervista allo stesso Cucinella nella quale si spiegano le motivazioni del progetto.

Tiro un sospiro e la prima cosa che mi viene in mente è: «Grazie, grazie signore e signori per il vostro impegno e per il sostegno alla causa aquilana. » Al secondo sospiro, l’aria mi s’inceppa nel collo, quasi mi strozzo.

Ragioniamo insieme sulle strutture esistenti nella nostra città. Attualmente c’è l’Auditorium nella Caserma della Guardia di Finanza, c’è il chiostro di San Domenico (però magari va bene solo d’estate), c’è il Ridotto Comunale, c’è l’Auditorium donato dal Giappone di Shigeru Ban, consegnato, inaugurato e già chiuso per problemi tecnico-burocratici. Poi ci sono le numerose strutture di legno e plastica delle piccole compagnie, quelle che sopravvivono di passione e aria fritta. Certo, poi ci sarebbero anche il Teatro Sant’Agostino, il Teatro San Filippo, e c’è pure il Teatro Comunale, sede del Teatro Stabile d’Abruzzo, quelli che sono in centro insomma. Quanti altri ne sto dimenticando? Ma quanti teatri servono all’Aquila?

Si è capito dove voglio arrivare? 3 milioni di euro non potevano essere utilizzati per la ricostruzione di questi stabili? A che serve costruirne uno nuovo? Non sarà l’ennesima cattedrale nel deserto? Chi è che ci mangia? Appalti, bustarelle, affaristi e speculatori non li nominiamo per niente? Perché costruirlo a Piazza D’Armi tra il MacDonald’s, la Caserma Campomizzi, la pista d’atletica, le macerie abbandonate, la Guardia di Finanza e la piazza che accoglierà le bancarelle del mercato? Ma non deva essere un parco urbano, un’area verde alle porte della città? In questo modo non si tolgono pezzi importanti al centro storico? Montano i dubbi. Qual è l’unica lettura possibile? Che il centro non verrà mai ricostruito? Che la logica del profitto e della costruzione anche una volta prevalgono sulle promesse dei politici e la RI-costruzione? Che, e qui sta la nota più dolente, i cittadini aquilani ancora una volta fanno da spettatori davanti all’ennesima scelta imposta dall’alto?

Un attimo. Respiriamo con calma. Servono appena pochi minuti. Il tempo di uno spot pubblicitario o di uno slogan politico. Pochi minuti e avremo tutti ben chiara l’utilità di questo nuovo teatro a forma di liuto, in cui sarà possibile “abitare lo spazio in maniera democratica”. La democrazia dello spettatore! Ci sono. Il respiro riprende a cavalcare nella gola. 70.000 spettatori, solo questo siamo! 70.000 spettatori in cerca del proprio posto numerato! 70.000 ignavi spettatori, davanti alla “messa in scena” della ricostruzione! Altra finalità non c’è. Non è per becera speculazione edilizia. Non è per viscido arrivismo politico. Non è per dare un’illusione di lustro all’architettura aquilana. Non è neanche per abbindolarci con l’ennesimo progetto ipocrita di riaggregazione sociale. Non è per nulla di tutto ciò che si sta costruendo un nuovo Teatro stabile all’Aquila. Trattengo l’aria…

È per accomodare il culo di 70.000 pecore!

Chiappanuvoli

Al Sindaco Massimo Cialente (poesia bondina)

Al Sindaco Massimo Cialente

(poesia bondiana in onore del Primo Cittadino Aquilano)

 

Spirito di(s)messo

albatros (de)finestrato

(ri)mozione di (s)fiducia

corpo d’afflizione liquida(to)

licenzia(to) da padrone

fresco (eso)nero di candido par-naso

condottiero allontana(to da) inetti.

11 Marzo 2011

Foto pubblicata su http://www.abruzzo24ore.tv

Chiappanuvoli