Ammiccare a Veltroni.

Sono eventi che si susseguono ad una velocità stratosferica. Un multiball in piena regola su cui sbattere la testa. La minaccia arancione del tilt sullo schermo fluorescente. Presenti un lavoro, annusi la strada per la pubblicità. Essere conosciuti. Diventare visibili. Esitazioni risibili. Amici che ti accarezzano e sorridono. Quel sorriso… Ammiccare a Veltroni, braccare Carofiglio. “Che ne sai? È sempre un’opportunità.” Opportunamente, mi fa male lo stomaco. Sì, certo che non so vivere in questo mondo. Lo so, lo so. Risparmiatemi i vostri commenti. Almeno oggi, almeno ora. Nel non essere capace sta tutta la mia misera capacità di scribacchino. IO NON DEBBO SAPER STARE AL MONDO. Eppure, c’è qualcosa di incrinato in tutto questo. Senti che qualcosa è cambiato. Lo sai. Ma non c’è il tempo per capirlo [come direbbe C. Palahniuk]. Poi. Le uova sul Comune e la stanchezza. L’impegno sul prossimo progetto. La voglia di chiudere, andare avanti sempre più avanti e poi ancora e ancora avanti. La fame. Scrivere è un verme solitario. La congiunzione tra il cielo ed il mare. Obiettivi.

Schiantarsi la testa su poesie aquilane. Schiantarsi il cuore nell’immondizia di Terzigno. Schiantarsi le palle sul primo romanzo che non si ha tempo di scrivere. Ma la voglia? O sì, diamine. Diamine, sì! Agitazione e sospensione. Un bradipo iperattivo. Passi lenti intrisi di sudore e corsa. Sempre più Chiappanuvoli e lavoro remunerativo per psichiatri.

Lacrime di poveri Christi esiste e va.

PostSismSix sta diventando di carta.

Il romanzo mi vuole criminale.

Fortuitous.

Chiappanuvoli

Annunci