‘Na cosa

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Tini presende quanno che po’ te sinti entro ‘na cosa
come dde…come che te tira tuttu da ‘nu latu
e te schiaccia ju core che te pare quasci de murì,
però non mori mica, te manca lo fiato, quesso scì,
ma non mori, te ne risti ‘mpalatu come ‘nu fessa,
proi a guardà, a ‘ntende que te sta a succede
ma non ci capisci gnienti, è ‘na cosa che non se spiega,
e allora te lassi ji, que tantu, lo sà, la vita è fatta llucì,
non tutto è fattu pe’ esse capitu e noi, noiatri
non semo de quigli capisciuni che capisceno tuttu,
noiatri semo gente semblice, noiatri
tenemo la coccia tutto sendimendo, ste cose, noiatri,
le tenemo seguì, ci jamo arrete senza penzà,
costi quel che costi, ché ce lo semo ‘mbaratu che
“non se fa la pelle deju lupe senza quela deju ca’”.
E ji, ‘nzomma, la so seguita, mi ci so’ missu appressu
come ‘na creatura appesa a ‘nu sisu, e
‘na ote que la so’ pijata, que la teneo stretta,
come acqua entr’alle mano, la so vista, la so vista bona e –
oh, quebbisc’imbisu! – quela cosa era ‘nu visu.
Era propri ‘nu visu, era,
era solo ju visu mé que,
jornu dopu jornu,
me parea diventà
sembre chiù come ju te.

22/09/2014

Chiappanuvoli

Fuori come…

balcone progetto c.a.s.e.

 

Fatti d’insolide certezze
disimpegnati dal creato
calmierati dal creatore,
state fuori come…
tagliati fuori come…
Crollate su altre spalle
di chi regge un poco più
appena –
appena siete stanchi,
destati di nuovo
per pochi attimi:
quel balcone
temporaneo, emergenziale
sei tu.

03.09.2014

[L’articolo su la Repubblica]

 

L’A.qui.la: 06.04.2013

 (più di questo non ha senso dire. CNL)

roma-aquila-26

Problema:

le

pa

ro

stro-nze mi coz-zano

du.re la go.la sali.va

scen

deva

le,

no, non h

anno

qua-rto

+

1

s-e-n-s-o:

tu

tto spezz

ato

dir.ti

«tuttoèpersoanimamia»

no, non de

vo

di

re che la col-pa è

l’oro

no-

-stra vo-

-stra-dire è che

abbi.amo ave.te h

anno –

qua-rto a.ncora –

1 a

libi e

no, non ci de

v’ess-er q.ui per

dono.

Ve

di gli assi

omi:

IN-CAPA-CITÀ

DE-RE-SPONSA-BILITÀ

EGO-ISMO

MIS-ERIA

: è

inuti

le ricostru

ire 1

cit

tà se esse

ri u-mani man

cano.

Soluzione:

ba

da-be

ne pri-ma puri

ficati po

i puri

fica

ter-ra ar-ia car-ne san-gue

«degna la casa

degna la città

muori per lei

uccidi se devi»

al.tro

no, non è che

gue

rra d’ar-mi per civil

tà palin

genetica apoca

littica trucu

lenta qua-nto ba

sta il sacri

ficio il

tuo il

l’oro:

no, non

chiede-re,

con

quista!

è

violenza

l’u-ni-ca

pa

ro

rima

sta inte

ra

la.

Là.

05/04/2013

Chiappanuvoli

Sto recuperando punti…

«Sto recuperando punti.
Sono il più grande statista del mondo.»

Toglietemi di dosso sto cane che puzza.

«2 punti, 1,7, non me frega proprio un cazzo,
sono in gara, posso farcela!»

La mano che salva l’altra mano
è sempre, sempre attaccata a un singolo corpo.
Ogni singolo corpo beve alla mia tetta.

«Mi avevate dato per morto.
La morte la dà solo Dio.
Ditemi un po’, chi credete che sia Dio?»

Le mie promesse di marinaio
valgono più dei vostri programmi
annacquati.

«Vincerò proprio perché sono
come voi, anche io sbaglio,
che stupido che sono, pensare
che per anni ho dato lavoro a Giorgio
Mastrota…»

09/02/2013

Chiappanuvoli

Morso >

Hai mai morso la carne
di un tuo simile
fino a strapparla? >

Assaporato assieme al sangue
il sapore apoptotico
delle lamine cellulari
che si infrangono silenziose
contro le tue tese pareti cutanee >
concimato di zolfo
la tua gola fruttata
trapassando pavimentazioni granulose >
misto i batteri dei tuoi canini
che le poliedriche imperfezioni
lamellate dello strato spinoso squarciato >
inzaccherato la mucosa foliale
nell’ultimo baluardo cheratinoso
e riempito i tuoi calici gustativi
di cubiche giunzioni basali? >

Asciugato le labbra
di rubino plasmatico sul polso
e sorriso l’altero ematocrito
sul viso alterato
del sapiente tassonomizzato di turno? >

Allora non sei vivo.

09.01.2013

Chiappanuvoli

Silenziosità (Industries of the Blind – music)

 

 

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Silenziosità

Già
increspata
silenziosità metastatica
pare
un’inesistenza mai vissuta
e raggrinzisce
la pelle dentro al corpo
carta
bruciata un poco appena
il nero non esiste
permane
cenere dinamica.

28/12/2012

Chiappanuvoli

Industries of the Blind – The Lights Weren’t That Bright, But Our Eyes Were So Tired

Miliardi – Agli aghi di Roio

Miliardi

Agli aghi di Roio

foto di Giulia Pignataro

Miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di aghi
uno strato setoso, così denso, scrocchiante,
millenni di strati
sempre tutti uguali,
aghi ancora accoppiati
congiunti come la V che fa donna,
aghi tronchi solitari
come uomini alla ricerca;
miliardi di miliardi di miliardi di aghi stanno a bruciare.

Bruciano in un lampo
come figli di Hiroshima,
tanti occhi fini tutti in fila
che guardano e guardano e vi guardano
dalla testa ai piedi:
«non ridi, perché voi non ridete?»

«Vi piangono gli occhi
solo di fumo, non vedete?»

Respirando un sospiro tossico.

«Avesse ragione il piromane?
Ce l’avesse solo lui?»

«Quella sua solitudine tanto simile alla solitudine
di questa spinosa moltitudine».

Tossire. «Akhkga!! Aakhahg!!»

«Voi non vi curate più di noi»

«Voi dimenticate troppo facilmente
che non siete fatti per camminare sul marmo»

«Voi, infilati come siete per le teste,
non sentite più il nostro dolore nelle mani»

«Noi ardiamo
bruciamo di solitudine»

«Quella, non è cattiveria quella dell’uomo solo»

«Lui
ci ha accesso
per riaccendervi»

«Come Hiroshima»

«Ne resta traccia solo nel dolore dell’assenza»

«Cosa sono quegli occhi vostri ora?»

«Gocce di fumo»

«Torneremo a miliardi,
a miliardi di miliardi di miliardi,
e voi
ci avrete già dimenticato».

06/08/2012

Chiappanuvoli