Più facile perdersi, che followarsi

Ecco, oggi è un po’ così, si torna dalle vacanze, ricomincia la scuola, arriva il freddo, credo, dunque, sia il momento giusto per tornare un pochino anche ad esistere, a scrivere qualcosa su questo blog semi abbandonato. Ebbene sì, lo confesso, sono scomparso e l’ho fatto volontariamente, nel pieno delle mie poche capacità mentali. Volevo, da una parte, concentrarmi a scrivere la racconta di racconti che ormai mi porto dietro da oltre un anno, dall’altra, lo ammetto, volevo vedere cosa sarebbe successo se avessi diminuito drasticamente la mia presenza sulla rete . È successo quello che pensavo sarebbe successo, sono scomparso, pian piano, diluito, digerito, defecato, decartato morbidamente e de-scaricato tirando lo sciacquone. Non credo dimenticato ma messo da parte, beh, questo sì. Ben inteso, non trovo nulla di male in tutto questo, non lo dico con rammarico, giuro, in fondo l’ho voluto da me, mi serviva per schiarirmi le idee, per tirare un po’ le somme e le somme tirare sono queste. Non ho raggiunto ancora nessuno traguardo. Devo lavorare ancora molto e meglio. Devo/voglio scrivere ancora e tanto. Insomma non mi-vi leverete dalle palle così facilmente.

Ho capito, infine, che per scrittori rampanti ed in erba come me è più facile perdersi che continuare ad essere followati.

A presto, di strada ce n’è ancora tanta.

Valle dell'Orfento, Majella

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The house where I grew up – Hammock – 50.000

Celebrerei così. Sono giorni strani. Tutto gira a velocità supersonica i direzioni che sento giuste. Tutte quante. Il filo comune che sottende queste evoluzioni è proprio “la casa dove sono cresciuto”. Questo blog, dove posso dire di essere in gran parte cresciuto “professionalmente”. L’appartamento al piano di sopra, che poi è posto dove ho scritto per la prima volta. Un posto dove tornerò a “vivere” e dove inizierò, lo so, a scrivere le mie pagine più belle. 50.000 visualizzazioni. È un buon punto di partenza. E tra qualche mese il nuovo libro. golgota. E oggi è una di quelle poche occasioni in cui mi mancano le parole.

Buon ascolto e grazie.

The house where I grew up – Hammock

Chiappanuvoli

Come ti ammazzo (il coinquilino) – il bestseller

Il sangue è sparso un po’ dappertutto. Strano, la stanza puzza di macelleria. Non l’avrei mai pensato. Ho appena finito di lavare il coltello, le scarpe e l’oggetto (che non posso dire qual è) con cui gli ho spaccato la testa. Ho visto nelle puntate di C.S.I. che senza queste prove è impossibile incastrare l’assassino. Ho messo tutto dentro una busta di plastica, assieme ai guanti di lattice. Lascio aperta la porta sul retro. Lo spiraglio di un conoscente entrato senza problemi sulla scena del delitto. Stamattina mi sono anche rasato completamente barba e capelli. Alla faccia del DNA. AH AH. Farò sparire tutto. Andrò in campagna (non posso dire dove) e brucerò il tutto. Poi i resti li getterò dentro ad un pozzo. Se ne trovano tanti in giro. Poi tornerò a casa e chiamerò la polizia. Piangerò per telefono. Darò di matto se sarà necessario. Sarà tutto perfetto. Le indagini dovranno ricadere prima di tutto su di me ma non ci sarà movente, ne prove.Mi porteranno anche dentro con la speranza di farmi crollare durante l’interrogatorio di 10 ore. Berrò caffè di distributore a gratis. Gli avvocati, il sostegno della mia famiglia. Le interviste a parenti e amici. Non è possibile che sia stato lui, è un po’ pazzo sì ma non tanto da commettere un gesto così orribile! L’importante è che si parli di me. Poi un po’ di televisione. Qualche ospitata qua e là. Mi difenderò in mondovisione. Ci metterò la faccia. Andrò a processo senza paura, purché ci siano le telecamere.

Eppure l’ho fatto. Perché l’ho fatto? Perché?!? Per pubblicità, ovvio. Perché altrimenti? Che volete che me ne freghi di tutto il resto? L’importante è diventare scrittore. E per diventare scrittore, si sa, bisogna essere qualcuno o non diventerai mai nessuno. Scusate il gioco di parole. È stato facile, se proprio volete saperlo. Ehi, Luca, guarda lì. Bang! Poi mi sono dovuto fare un po’ di coraggio, quello sì. Beh, ciò che ho fatto dopo non è stata proprio una passeggiata. Non avevo mai infilato un coltello dentro la carne di qualcuno. Sembrava burro. Credevo che fossimo più resistenti. Invece, la lama affondava che era una bellezza. Mi veniva da vomitare. Però pensavo al successo. Pensavo a tutti coloro che si sono fatti strada prima di me. Quanti personaggi ci successo! Allo stesso modo mi facevo strada tra le carni di quel poveraccio. Ogni squarcio 100 copie in più vendute, pensavo. Il più efferato degli scrittori! Tutto questo solo per scrivere.

Tra qualche mese sarò pulito. Non si parlerà più di me. Verrete a cercarmi. Tutti! Dolci saranno le vostre pacche sulle spalle. Avvelenate (ma questo non lo saprete) le mie dediche sulle vostre copie del mio  primo bestseller: “Come ti ammazzo (il coinquilino)”.

4/10/2011

Chiappanuvoli

Mio poeta

Mio poeta

Foto di Lorenzo Nardis

Foto di Lorenzo Nardis

Prosciugarmi avrebbe
un deodore più sensato e vivo
tra le lacustre aride del mio
essere…

Che il mondo si ubriachi
al rintocco di campane spaccate,
più che all’echeggiar d’un gospel
tra le marmoree pareti della chiesa!

Eccelsi spasmi che, dalla gola
alle giunture ricurve delle mani,
or rievocano in vomiti fluorescenti
le urla degli umori dai torbidi colori
di questi falsi giorni sempre irridenti!

Che sia questo l’inizio buono
d’un unico giorno che possa esser
del cielo pavimento e della terra tappeto,
alle parole gli schizzi di mobilia!

Sia casa agli uomini
questo succo prezioso e
profondo che di veleno ha
oramai la viscosità.

Che sia ancora vita
scrivere, mio poeta!

23/01/’08

Chiappanuvoli

Ammiccare a Veltroni.

Sono eventi che si susseguono ad una velocità stratosferica. Un multiball in piena regola su cui sbattere la testa. La minaccia arancione del tilt sullo schermo fluorescente. Presenti un lavoro, annusi la strada per la pubblicità. Essere conosciuti. Diventare visibili. Esitazioni risibili. Amici che ti accarezzano e sorridono. Quel sorriso… Ammiccare a Veltroni, braccare Carofiglio. “Che ne sai? È sempre un’opportunità.” Opportunamente, mi fa male lo stomaco. Sì, certo che non so vivere in questo mondo. Lo so, lo so. Risparmiatemi i vostri commenti. Almeno oggi, almeno ora. Nel non essere capace sta tutta la mia misera capacità di scribacchino. IO NON DEBBO SAPER STARE AL MONDO. Eppure, c’è qualcosa di incrinato in tutto questo. Senti che qualcosa è cambiato. Lo sai. Ma non c’è il tempo per capirlo [come direbbe C. Palahniuk]. Poi. Le uova sul Comune e la stanchezza. L’impegno sul prossimo progetto. La voglia di chiudere, andare avanti sempre più avanti e poi ancora e ancora avanti. La fame. Scrivere è un verme solitario. La congiunzione tra il cielo ed il mare. Obiettivi.

Schiantarsi la testa su poesie aquilane. Schiantarsi il cuore nell’immondizia di Terzigno. Schiantarsi le palle sul primo romanzo che non si ha tempo di scrivere. Ma la voglia? O sì, diamine. Diamine, sì! Agitazione e sospensione. Un bradipo iperattivo. Passi lenti intrisi di sudore e corsa. Sempre più Chiappanuvoli e lavoro remunerativo per psichiatri.

Lacrime di poveri Christi esiste e va.

PostSismSix sta diventando di carta.

Il romanzo mi vuole criminale.

Fortuitous.

Chiappanuvoli