Una donna incazzata nera in un deserto di neri incazzati

Una donna incazzata nera in un deserto di neri incazzati – Cesenatico 19 agosto 2012

La spiaggia di Cesenatico è un deserto di gente incredibilmente abbronzata e terribilmente incazzata. La musica dello stabilimento copre ogni rumore, anche quello delle onde del mare. Nessuno parla con nessun altro. Il massimo è una breve battuta con compagno di “arrostata”. Questa gente sta 10 ore al giorno sotto al sole non riesco a quantificare da quanto tempo! Mesi, anni. Che stiano qui anche d’inverno? Sono neri e sembrano incazzati. Forse sono l’ansia e la stanchezza accumulate sul lavoro che ora si sciolgono al sole, sulla loro pelle. Forse sono incazzati perché vorrebbero essere più abbronzati. «Almeno, almeno più del mio vicino!» Forse avvertono dentro di loro che stanno sprecando il tempo migliore della loro vita ma non se ne capacitano razionalmente tanto che questa impressione quasi emozione scema all’improvviso scompare si scioglie assieme al sudore nella sabbia bollente.

Io sono qui, in mezzo a loro, tra le diverse tonalità, tutte di marrone. Le noto con stupore. Osservo come questo marrone della pelle prenda a risaltare maggiormente scorrendo lo sguardo dal bagnasciuga alla fine della spiaggia, man mano cioè che lo sfondo, la sabbia, prende, per contrasto, un colore più chiaro. Sono qui. E sono bianco. Io sono bianco. Devo mettere la cremina. Ora che ci rifletto, io ho anche i peli! Cristo, io ho i peli e loro no! Bianco e peloso.
Sono qui con Chiara e per Chiara. C’è anche la sua mamma e tra poco dovrebbe arrivare il suo ragazzo. Sono qui perché Chiara mi è mancata. Sono qui solo per starle un poco vicino. La sua vicinanza da una forza incredibile. Non so come ci riesca. È alta un metro e un pacchetto di Vigorsol®, ha la faccia buffa con la bocca un po’ all’infuori, sembra una paperella, (si incazzerà quando leggerà questa roba…), eppure, Chiara è una dura. Chiara è una incazzata nera. Lei dice, lei fa. Lei regge. Lei sostiene. Lei è una colonna portante. Di cosa? Di tutto. Di tutto ciò che le orbita attorno. E tutto quello che per puro caso entra nella sua traiettoria galattica resta imprigionato, attratto, ammaliato. Come una grossa deresponsabilizzazione interplanetaria. Se c’è Chiara nella tua vita tutto è più facile. Ti sembra che la sua energia possa sostenere anche te. Alla fine, prendi ad affidarti a lei, è inevitabile, è conveniente. «Cazzo, è meglio, no?»

Mi sposto come l’ombra dell’ombrellone. Parlo con Chiara e sua madre. È una signora molto sveglia. È intelligente, si vede. Chiara invece mi pare un po’ stanca. Come se non volesse sentire niente e nessuno. Sembra una della tante porchette che abbiamo intorno, ma io so che Chiara non è una di loro. Se loro possono permettersi di starsene qui belli rilassati è solo perché Chiara in questo momento si sta occupando di loro. Li sta reggendo tutti e loro non lo sanno neanche. Anche io ho “usato” Chiara. Diciamo meglio, Chiara ha sorretto anche me quando fu, quando ne ebbi bisogno, quando meno me l’aspettavo. Non voglio scendere nei particolari, sono cose nostre, cose di affetto, roba profonda e “ininchiostrabile”. Chiara è stata una spalla, una guida, un’amica, una mamma. Non so se con questa frase le arrecherò dolore, ma sento proprio di doverlo dire: Chiara è una mamma, una grande, grandissima mamma. Noi, orbitanti spaesati, siamo un po’ tutti sui satelliti, siamo tutti un poco figli suoi.

Ebbene, mi rivolgo direttamente a te, brutta bestia stronza che non sei altro: «Grazie. Cazzo, grazie.»

E voglio aggiungere anche quest’altra cosa: «Per quanto grande possa essere l’universo e imprevedibili le nostre traiettorie, sento di doverti dire che io resterò sempre nei paraggi, nei paraggi metaforici ma paraggi. Tra di noi ci sarà sempre il fighissimo teletrasporto interstellare di Star Trek!»

14/09/2012

Chiappanuvoli

Patina + foto dell’Aquila – L.Nardis

Sta sorgendo il sole,

ma la patina

sui denti

non vuol venir via.

Chissà se li ho ancora tutti

i miei denti?

La lingua m’è rimasta

schiacciata, compressa,

sotto qualcosa,

un mobile, un mattone…

La polvere oramai

s’è fatta mia amica,

simbiotica

parte di me, e buio credo

ovunque nel mondo –

.

che sia a

.

.                          L’A

.          qui

.                                              la

o a

.               Port-

.                                                   au-

.                    Prince –

.

Ed ogni giorno

un raggio di sole.

.

Che sia passato

un giorno, un mese

dieci o cento,

certo non lo so più.

Che importa poi?

Il sole sorge, il mondo gira,

la vita continua, come seguono

a circolare denari di mano in mano.

.

Che io sia vivo

non conta più,

che importanza ha? E

certo, non c’è dato saperlo.

Il sole, il mondo, la vita, i denari

non mi renderanno comunque

quella parte di me che

non c’è più.

 

Quella profonda, la parte nascosta,

quella che la stessa madre non poteva,

.                                                 non doveva conoscere,

quella mai condivisa,

quella che forse neanch’io

sarei riuscito a comprendere,

quella parte di me

.                       che mai avrei voluto

.                                                  incontrare.

.

Sorge il sole,

ed io mi sento

comunque vuoto.

Privato di qualcosa

che non saprò mai se

sia esistito fino in fondo,

ma che già mi manca, come

se fosse tutto ciò che abbia mai contato

realmente

per me, più del mondo, più dei denari,

più della stessa vita e più di questa maledetta

.                                                                            patina

che dai miei denti non va più via.

.

.

16/02/’10

***Le foto sono di Lorenzo Nardis: grazie tante, confido in altre collaborazioni/commistioni.