Tirare le somme – senseofnon-sense

Tirare le somme. A me non pare il caso. Guarda caso oggi mi sento proprio tellurico. Anzi sub-tellurico. Sprofondato va, che è l’effetto che volevo dare. È sì perché. Beh adesso mi dovrei mettere ad elencare tutti i pro e i contro di quest’anno. E non c’ho proprio voglia. Tanto per buona parte li sapete. Cazzo, dico cazzo, sono uno scrittore. Wow! Basta. Sono stanco in realtà. E quel “wow” è del tutto finto. Quel “wow” è un wow italiano. Leggiamolo come tale. Farebbe più o meno così vuouvvvv. Ecco che ci siamo. Così mi si sento. Con tutto che sono scrittore-wow. Vuouvvvv. Proprio così. Adesso, se avete perso il filo del discorso è normale. Io non l’ho fatto. Il filo è teso va diretto sottoterra immergendosi piano e teso che se lo tiri si scrolla la terra dal filo. Tirare le somme. Stiamo tirando un filo. Sai che mi fa male il collo. Gli occhi mi si rigirano all’indietro. Come nei migliori romanzi dei miglio scrittori, quelli sì scrittori-wow. Quel filo, ovvio che sia il filo del 2011 e non solo, il filo dei miei pensieri, sta attaccato stretto, ma stretto stretto al mio…al mio collo. Non mi va di alimentare troppo la suspense, non ho tempo io, figuriamoci poi il 31 di dicembre. Oggi nessuno ha tempo. [Oggi nessuno ha il tempo – questa cosa ricordatevela, potrebbe tornarvi utile un giorno] E tira, stringe, strozza, sfiata. Ecco che il melodramma prende inizio, penserà qualcuno di voi. Ma no, ma no. Nessun melodramma, metafora. Siamo nella metafora, tranquilli tutti, soprattutto quelli che non leggeranno queste parole, quelli che non leggono più le mie parole. È ironicissima questa cosa, almeno, mi fa ridere a me, loro mi hanno lasciato proprio per la mia melodrammaticità. Parte di quella maglia che stringe il mio collo è la loro, sono solo. Poi ci sono i cordoni ombelicali. Mamma mia! Ahahah. Quanto sono belle le parole. Io mi ci diverto un sacco. È una sensazione di libertà. Mia di dire, vostra di capire. Vostra di carpire quel che volete. Poi ci sono i fili conduttori, i contatti, quelli che mi perdo per strada. Amici miei non sarò mai un buon amico. Voglio essere onesto come una lavatrice che cade dal quinto piano. Parte di quei fili conduttori sono i contatti accumulati quest’anno. Contatti da scrittore con scrittori–wow e critici–wow. Ci hanno già ammazzato come cani. Cani vs cani. Io ci provo a capire ma non ci riesco poi tanto. No, non è vero. Io capisco che siamo cani vs cani. Siamo già capitale. Siamo già in competizione. Concorrenza. Concorrenza e deferenza, ecco cosa ci ho capito io. Poi c’è l’ultimo pezzetto di magli di filo. Io. La mia scrittura. Le mie idee. Quelle strozzano più di tutto il resto. Perché alla fine. E sì oggi lo voglio proprio dire. Io scrivo per me. Scrivo solo per me. Nel gioco dell’impiccato sotterrato io sono quello che fa il nodo a farfalla alla mia stessa gola. Non c’è nessun’altra forza, motivazione, legge, chiamatela come vi pare. Sono io. E non starò mai qui ad aspettarvi. Mai. Mai aspetterò che qualcuno si accorga di me. Voi non servite proprio a niente. Esagero forse, ma il collo è il mio. L’unica vita in ballo è la mia. Tirare le somme. Adesso ci state capendo qualcosa? A me non pare comunque il caso. Guarda caso oggi ve lo dico, lo rivelo, sono tellurico. Sub-tellurico. Un terremoto. Lo aspettavo. L’ho avuto. L’ho amato. Ora mi manca. Come fosse tutto ciò di più caro avuto nella vita. Metaforicamente. Ahah. Forse. Tiriamo le somme. Tagliamoci le mani. Respiriamo forte. La terra che riempie i polmoni. Tiriamo le somme. Io ho fame. La terra è l’unica casa.

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Chiappanuvoli

Vagli a spiegare del 6 Aprile

Vaglielo a spiegare che non siamo più gli stessi di prima! Per quanto ci si sforzi di ignorare, per quanto ci si sforzi di tornare a vivere, a scherzare, a bersi una birretta a Viale della Croce Rossa, non siamo più gli stessi di prima. Vaglielo a spiegare che la tua visione della vita non è più come la loro visione della vita. Vagli a spiegare che la nostra scala dei valori si è rivoluzionata! Vaglielo a spiegare che tu hai tremato con la terra e con essa ha tremato tutta la tua esistenza e con essa tutto ciò che credevi reale! Vaglielo a spiegare che non ci sono state tappe intermedie, che non hai avuto tempo di capire, di metabolizzare, come può un medico o un becchino. Tu la morte te la sei ritrovata dentro casa, l’hai respirata con la polvere e col sangue nel tuo letto. Vaglielo a spiegare che le cazzate che ti dicono già non hanno più effetto su di te, che ti scivolano addosso, come il tuo dolore scivola addosso ai politici! Vaglielo a spiegare cosa significa ritrovarsi con 309 fratelli in meno. Vagli a spiegare che significa averne 69691 in più! Vagli a spiegare che significa ritrovarsi senza una casa, un tetto, senza una città, una storia ed un futuro! Vaglielo a spiegare che significa essere Aquilano oggi, spiegagli che significa essere Aquilano il 6 Aprile!

Le persone restano mute, è un silenzio terribile, insopportabile per loro, ma necessario per noi. Agli altri possiamo raccontare, ma non riusciremo mai fargli capire cosa è stato il 6 aprile. Il silenzio è tutto ciò che realmente possiamo dargli, tutto ciò che resta di quella notte, di quel boato. Il silenzio, ancora, è quello che ci ha rivelato chi siamo.

L’ultimo pensiero è per chi non c’è più, un pensiero per coloro che ci hanno lasciato quella notte e nel corso di questo anno.

Auguri, fratelli.

6 Aprile 2010

Chiappanuvoli

PS

Inserite tra i commenti altre cose che non si possono spiegare. Grazie.