La Stella che brucia l’Italia

[Precedentemente pubblicato su Word Social Forum http://wordsocialforum.wordpress.com/2012/07/10/la-stella-che-brucia-litalia/]

Sento ancora i loro passi fuori le mura della città, diventati grida di gioia e applausi e musica. Sono andati via ma io li sento ancora. Sento le loro voci che mi rimbombano nella testa, vedo i loro muscoli affaticati e la loro pelle bruciata dal sole, ascolto le loro parole, i loro racconti, le esperienze, scaldo il mio cuore intorno al fuoco in mezzo a loro, mi commuovo ancora scostando appena il capo perché non mi vedano, e mi sento meno solo, meno solo davanti alla sfida che da aquilano e italiano so di dover affrontare.

Non un esercito, non una moltitudine ma uomini e donne, tante persone con lo zaino in spalla e un sogno nel petto. Rimettere insieme i pezzi del passato, dimenticare le divisioni e i conflitti, salvare il buono che c’è stato, immaginare il nostro futuro, abbracciarlo insieme.

Sono arrivati nella mia Città e oggi la Città mi sembra meno vuota. Resta la macchia del fuoco acceso nella grande piazza. Il vociare di persone nei bar che già ricordano quei pazzi spuntati dal nulla. La vita che ha riempito di vita questo posto dove vita non c’è. La stella tricolore appesa sulla transenna davanti alla Casa dello Studente, come a dire “l’Italia è qui e con gli Aquilani aspetta la verità”. I fili di lana colorati tesi nella Zona Rossa, fili che ora legano un’esperienza ad un’altra, una lotta ad un’altra, un’emozione ad un’altra, una valle ad un altro Valle. I germogli dei tanti saperi, delle tante idee e testimonianze condivise già si stanno facendo strada spaccando le piastrelle della pavimentazione cittadina. Quei germogli oggi sono tutte le nostre speranze di Aquilani, di Italiani, di sognatori. Quegli abbracci fraterni già mancano al petto ma hanno scaldato e sempre scalderanno i nostri cuori. Oggi, siamo tutti meno soli.

Ricucire l’Italia, questa la missione delle centinaia di persone che hanno camminato per sessanta giorni dai cinque estremi del Paese verso L’Aquila. Rimettere insieme i pezzi della nostra identità. Ritrovarci Italiani, amici, vicini, simili, se volete disperati, ma disperati della stessa disperazione. Rimettere in moto l’Italia e credere così in un futuro migliore.

Questa missione però non ha nulla di rivoluzionario. Il cammino, o meglio, il ritorno al cammino è una reazione prettamente naturale, istintiva, genetica. Ogni essere vivente si mette in moto quando le condizioni che permettevano la sua esistenza in un determinato luogo sono giunte ad esaurimento, che siano nomadi, che siano bisonti, che siano funghi. E l’Italia, non devo certo dirlo io, si trova sull’orlo del precipizio, un baratro, più che economico, culturale. Il nostro è un Paese che si sta spegnendo rapidamente perché non sa più essere terreno fertile per le idee, non offre più le condizioni necessarie per la sopravvivenza dei sogni.

I camminatori di Stella d’Italia questo lo hanno capito, e l’hanno capito prima degli altri. Hanno così deciso di dirigersi verso L’Aquila, una città di confine, una città già sprofondata nel baratro, dove la catastrofe naturale non ha fatto altro che anticipare ai suoi abitanti la catastrofe culturale. Hanno deciso di venire a vedere il fondo, il limite ultimo del degrado. I camminatori di Stella d’Italia hanno viaggiato, e continueranno a farlo, perché non hanno alcuna intenzione di arrendersi.

Viaggiare non è altro che andare alla ricerca delle condizioni che permettano la vita, una vita migliore. Si intraprende un viaggio perché si immagina, perché si sente, che queste condizioni esitano. Viaggiare, in fondo, è il primo atto creativo.

I camminatori di Stella d’Italia lo hanno capito, hanno sentito la catastrofe, si sono messi in viaggio. Oggi, che la città è vuota, sta a noi Aquilani avere il coraggio di prenderne coscienza. Oggi, che la Nazione è un’entità vuota, sta a voi Italiani mettere da parte le paure e armarvi di speranza. Oggi, che i camminatori ci hanno mostrato la strada, sta a tutti noi, Aquilani e Italiani, imbracciare lo zaino e partire uniti per il nuovo cammino.

Sento i loro passi che si allontanano dalle mura della mia città, eppure, oggi mi sento meno solo. Domani, sono certo, arriveranno già alle porte delle vostre città. Uscite di casa. Spalancate le vostre braccia. Seguiteli. Tornate a camminare. Vi sentirete meno soli.

[Video di Valeria Tomasulo]

09/07/2012

Chiappanuvoli

Ricordi – scritti da more

Ho deciso di pubblicare delle poesie d’amore. Gli ultimi 10 anni. Per osservare come sono cambiato. Per scoprire se le mie emozioni mi emozionano ancora dopo tutto questo tempo. Per vedere se vi emozionano. La musica proposta sarà strettamente collegata al testo o alla situazione d’allora – Nuvoli.

 

Ricordi
a passeggio tra le piante ancora verdi
del giardino.
A parlare con le civette
specchio le lacrime in un stagno
                                              incantato.
Sciolgo albero un cuore io
tra foglie-rami e
mi fermo alto mirare
il fumo di un comignolo
che scalda l’inverno – ancora
di un cielo estivo/estinto – ora-mai.

Ricordi radici
amori perenni.

 

01/01/2001

Chiappanuvoli

28 settembre 2011

Frammento più esteso. Oggi è così. Nessuna, nessuna. Le spiegazioni sfamano i cani. Ho fame. Tu, no.

28 settembre 2011:

«Veloci sembrano le parole

incolonnate. Vicini gli allori.

I poeti mangiano i sassi.

°

Moderatamente rapide, quelle raccolte

in un pugno di pagine. L’obiettivo luccica, pare a portata.

Il rischio di ubriacarsi di nulla, Carver lo conosceva.

°

Più lenta è quella distesa infinita di battute.

Meno i sorrisi. L’arte non si inventa (qualcosa la sto imparando).

Sarebbe comunque un boom – d’artificio / al suolo.

°

Tre strade davanti, non troppo devianti.

Fuorvianti. Avanti ai denti colpi prepotenti.

Potevo essere un ingegnere, un banchiere, uno strozzino.»

Musica di Eluvium. Oggi è stato il suo giorno. Genius and the thieves.

Chiappanuvoli

27 settembre 2011

Oggi. Proprio tanta fatica. Ho creduto di non farcela. Ho proprio pensato che non sarei riuscito a scrivere nulla. Al secondo giorno sarebbe stato mortale. Invece l’esercizio, l’a-e-sperimento va avanti. Oggi più introspettivo. Più autoreferenziale. Benefici d’una &@!%£%logia imprevista.

27 settembre 2011, frammento:

«La co-strizione, il senso di co-lpa.

Grandi amici del Super Io.

Non ho nulla di super. Io. Oltre che piombo, senza benzina.»

Ad accompagnare. Ancora un po’ di musica. Casuale, anch’essa.

The Samuel Jackson Five – “Michael Collins Autograph”

Chiappanuvoli

Serata del reading sul Sommo Poeta Sandro Bondi

Si è svolto regolarmente il primo reading Sommo Poeta Sandro Bondi. Gli intoppi in agguato sono stati molteplici: leggere una poesia così alta dentro un misero Asilo Occupato da comunisti terremotati; la giunta comunale di sinistra che fino alla fine ha tentato di mettere i bastoni tra le ruote agli organizzatori; De Magistris, addirittura, che è piovuto all’improvviso in città rischiando di portarci via il tecnico e Maestro, Francesco Paolucci, che nel tempo libero fa anche il giornalista; il proiettore comunista che faceva le bizze; volavano stranamente anche delle lattine di birra, per fortuna vuote.

La poetica del Sommo Poeta Sandro Bondi e la sua vita intrepida ha scosso nel profondo le anime di quei poveri comunisti senza speranza. La lezione del Maestro è servita ed è stata efficace, adesso nel mondo ci sono una settantina di persone inculturate in più.

Questi i video della serata:

Stralcio della biografia (non autorizzata) del Sommo Poeta

Le preziose liriche di Sandro Bondi

Il memorabile inno “Menomale che Silvio c’è”

Ringrazio il Maestro Luca Serani per essersi prestato alla serata, è inoltre coautore dei testi letti. Il Maestro Francesco Paolucci per il prezioso contributo multimediale. Il Maestro Don Tiboni per le musiche e gli accompagnamenti. Aligi D’Alessio per il suo apporto di editing. Sara Bulma Occhiuzzi per le splendide riprese e per il montaggio delle stesse. Ringrazio, infine, tutti i partecipanti, i presenti nel corso della serata e quelli, più temerari, che si sono cimentati nei due concorsi a premi, il “Trivial Bondi” e il “1° Concorso Poetico Internazionale Sommo Poeta Sandro Bondi”.

Chiappanuvoli

Not For Want of Trying

Not For Want of Trying

Il Quinto Potere dei Maybeshewill

Di seguito il testo, un campionamento del monologo del film Il Quinto Potere (Network) di Sidney Lumet del 1976:

«Everybody knows things are bad. Everybody’s out of work or scared of losing their job. The dollar buys a nickel’s worth… banks are going bust… shop-keepers keep a gun under the counter… punks are running wild on the street and there’s nobody anywhere that seems to know what to do. And there’s no end to it. We know the air is unfit to breathe, our food is unfit to eat… we sit watching our T.V.s while some local newscaster tells us that today we had fifteen homicides and sixty-three violent crimes — as if that’s the way it’s supposed to be!

We know things are bad; worse than bad. They’re crazy! It’s like everything, everywhere is going crazy. So, we don’t go out anymore; we sit in the house and slowly the world we’re living in is getting smaller and we say: Please, at least leave us alone in our living rooms… let me have my toaster and my T.V. and my steel-belted radials and I won’t say anything — just leave us alone.

But I’m not gonna leave you alone… I want you to get mad!

I don’t want you to protest and I don’t want you to riot or write your Congressman, because I wouldn’t know what to tell you to write. I don’t know what to do about the depression and the inflation and the Russians or the crime in the street. All I know is that first you’ve got to get mad… you’ve got to say: I’m a human being — Goddamn it — my life has value!

I want you to get up now, I want all of you to get up out of your chairs. I want you to get up, right now, and go to the window — open it and stick your head out and yell: I’M AS MAD AS HELL AND I’M NOT GOING TO TAKE THIS ANYMORE!»

Ecco il monologo nella pellicola in Italiano:

Chiappanuvoli

Video di quel 22 Ottobre alla rotonda Panoramica

Mentre scrivo la seconda parte di Lacrime di poveri Christi, mi tornano in mente quelle voci, quei colori, il calore del sole, la puzza e la rabbia che si masticava.

Questo è il video di Francesco Paolucci, giornalista e videomaker e amico dell’Aquila. Nel suo piccolo, una grande testimonianza della realtà.

Avrei dovuto pubblicarlo molto tempo fa.

Dice che Speciale Terzigno